Allievo di Sante Prunati. Si dedicò alla pittura dopo aver seguito i corsi di retorica presso i gesuiti. Fece rapidi progressi: a 19 anni dipinse un'ammirata tavola con la Natività. Spentosi il maestro, nel 1728, aperse studio in casa propria avendo a consiglieri due amici pittori: il Dorigny e il Balestra.
Allevò nell’arte i fratelli minori Giandomenico e Giuseppe (Fra’ Felice). Fu a Venezia, ove conobbe e studiò le opere di Tiziano, di Palma il Vecchio, d’altri insigni maestri, ma rimase sempre fedele allo stile di Paolo Veronese. Ritornato a Verona vi operò ed insegnò. Tenuto in sommo onore dei suoi concittadini, promosse l'istituzione dell'Accademia di pittura della quale fu primo direttore e che ora porta il suo nome.
Sono ben 190 le opere compiute da Giambettino Cignaroli delle quali 36 si trovano all'estero.
Il Museo di Castelvecchio possiede: Verona adora la Vergine; Il Risorto; Riposo in Egitto. In Duomo abbiamo La trasfigurazione (3° alt. a destra); in Sant'Eufemia: La Madonna e San Tomaso da Villanova (7° alt. a destra); ai SS. Apostoli: San Luigi (3° alt. a destra); in Santa Toscana: Madonna e San Giovanni Battista (1° alt. a destra); in Santa Libera: San Gaetano e Maria (1^ cappella a sinistra); nella chiesa di Cavalcaselle: La Presentazione al Tempio e Madonna e santi; nella sala del Consiglio: Trionfo di Pompeo, nella sala della Gran Guardia: Plinio e l'eruzione del Vesuvio.
Giambettino Cignaroli fu anche scrittore d'arte. A lui dobbiamo la “Serie dei Pittori” che dal Biancolini è stata inserita nella “Cronica di Verona” del Zagata.
Dettò inoltre le postille all'opera del Dal Pozzo pubblicate a cura del Biadego nell'opuscolo “Di G. B. Cignaroli”.