Figlio di un Zenone da Sommacampagna. Allievo di Domenico Morone, condiscepolo del Cavazzola e di Francesco Morone, col quale rimase legato da buon’amicizia. Non è ricordato dagli antichi scrittori; nei documenti d'archivio è indicato col nome Michele di Zeno.
È merito del Cignaroli aver identificato le sue opere e di aver richiamato su di esse l'attenzione dei concittadini. Si tratta di vari notevoli affreschi, in S. Anastasia (Cappella Pellegrini), in S. Bernardino, in S. Chiara a Verona, e in S. M. in Vanzo a Villa d'Este (Padova).
Una sua Crocifissione - già nel Monastero di S. Giorgio ed ora a Milano (Brera) - grandiosa composizione, è considerata un capolavoro del suo tempo (1501).
Di Michele da Verona il Museo di Castelvecchio possiede quattro saggi: Madonna e Santi; Maria su vestibolo del Tempio; La Sibilla predice a Cesare la venuta di Mario; S. Giuseppe con la Vergine e altri Santi, dà la mano a Davide.
BIBLIOGRAFIA: Cignaroli; Da Persico; Simeoni; Mazzi.