Verona: Articoli: Arte a Verona


Arte a Verona

01/09/2004
 
“Arte a Verona”, in due volumi, in cui i fratelli Enzo e Raffaello Bassotto hanno celebrato i vent’anni della tipografia “Grafiche Aurora”, specializzata in monografie e cataloghi, una piccola editrice frequentata da quasi tutti gli artisti veronesi; un’opera con cui i fratelli Bassotto hanno celebrato anche se stessi, dedicando uno dei due volumi ai loro celebri ritratti fotografici. “Arte a Verona” è un’opera corposa, copiosa, quasi una mostra delle mostre che si sono susseguite a Verona nel secondo Novecento e con vari excursus anche nel primo Novecento. Non è un’opera critica, nel senso che non vi è all’origine alcun intento selezionatore. Non è neppure un’opera storica, poiché i fratelli Bassotto, nel concepirla, hanno privilegiato la casualità dell’apporto tipografico e loro stessi in quanto artisti dell’immagine. Avrebbe potuto correttamente essere titolata “Materiali per una storia dell’arte del Novecento a Verona”. Anche gli interventi di alcuni cultori d’arte come Cortenova, Verzellesi, Butturini, Trevisan, Bertoni, Rudi e Antolini vanno letti correttamente appunto come “materiali”, data la loro piena disorganicità, in alcuni casi capricciosamente autoreferenziale. Ho trovato molto interessante il saggio di Camilla Bertoni sulla Galleria Ferrari. Essendo giovane, Camilla tratta l’argomento senza passioni partigiane e con molto rispetto. Se ne ricava l’impressione di un mondo – il mondo dell’arte veronese – caotico, vitale, feroce, impotente. Il novecento veronese sembra privo di figure veramente geniali. Vi sono ottimi artigiani che sognano l’America e fanno fatica a varcare la soglia di casa… Perché…? Perché l’unico gallerista che all’inizio dà loro credito, Ferrari, in fondo non è un gallerista, non riesce a vendere un quadro a Milano, è un artista allucinato anche lui, un Ligabue… un visionario… un’opera d’arte vivente… perché il primo critico che dà loro credito, Mozzambani, non è un vero critico, è un poeta, un poeta visionario… strana congrega, quella veronese dell’arte. Dove un Chiecchi, ad esempio, tenta persino di brevettare un’idea (un’idea dell’arte, signori). Ecco, a partire dal mondo di Camilla, si potrebbe con freddezza e rigore incominciare una storia dell’arte veronese. Primo capitolo: il pittore che brevettava idee, il gallerista che era un’opera d’arte, il critico che faceva il poeta. Il resto consegue.