Con Ascoltando i pesci proposto dalla Compagnia Zappalà Danza, si conclude
al Teatro Camploy la rassegna di danza organizzata dal Comune di Verona e dall’Eti.
Uno spettacolo-indagine a firma di Roberto Zappalà, incentrato sul silenzio
e sull’“estrema incapacità di parlare”. Sette gli interpreti.
Si conclude al Teatro Camploy martedì 16 e mercoledì 17 alle ore 21 la rassegna di danza organizzata dal Comune di Verona - Assessorato allo Spettacolo e dall’ETI (En-te Teatrale Italiano). Dopo l’intenso “Alcesti” proposto dalla Compagnia Abbondanza-Bertoni e dopo il “Don Chisciotte” rivisto in chiave contemporanea dal Balletto di Roma, sarà di scena la Compagnia Zappalà Danza con “Ascoltando i pesci”, “indagine” multi-mediale sul silenzio nelle sue quotidiane valenze antropologico-sociali.
Sette gli interpreti di questo nuovo balletto di Roberto Zappalà – negli anni 80 danzato-re, sotto la direzione di Pippo Carbone, del Balletto dell’Arena – su musiche originali di Nello Toscano: Laura Anastasi, Liliana Barros, Daniela Bendini, Sonia Condorelli, Nun-zio Impellizzeri, Jordi Martin e Alberto Piuzzi.
«Nell'immaginario occidentale niente come i pesci ha rappresentato – spiega una nota allo spettacolo – il segno e il simbolo di qualcosa (d'altro): dal sacro al profano, da Cri-sto all'organo sessuale maschile. Ma per antonomasia, e più di tutto, i pesci sono muti, e si è muti come un pesce. Lo spettacolo parte dai pesci per indagare i vari tipi di silen-zio, cercando di scolpirne le forme, il brusio, le leggi. Non è un caso se “legge del silen-zio” è, in quasi tutte le lingue del mondo, la traduzione letterale di quella parola che esi-ste solo nella lingua (e nella società) italiana: omertà. I muri di gomma, metaforici e no, contro i quali, letteralmente, danzano i ballerini, un sub che in tempo reale compie un suo enigmatico percorso, i suoni del mare… sono alcuni degli “episodi” di un balletto “tutto i pesci” dentro a un acquario che sembra uno “schermo televisivo” e che può farci dubitare su chi è di qua e al di là del vetro».
Lo spettacolo, che giunge a Verona dopo la “prima” di Catania dove risiede la compa-gnia e dopo una tappa a Caserta, pone domande, più di dare risposte, e mostra quei momenti in cui – per dirla con Peter Handke – “l'estremo bisogno di comunicare, (...) coincide con l'estrema incapacità di parlare”.