Verona: Articoli: Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei tanto. . .
Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei tanto. . .
11/12/2003
Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei tanto ricevere in dono un libro. Mi hanno detto che è stata stampata una sola copia del libro: “Verona ed il Teatro”. Lo vorrei, lo vorrei! Mi hanno detto che c’è tutta la storia del Teatro di una Verona che avrebbe potuto aspirare a tanto ed invece si è ostinata a realizzare rassegne teatrali nei cortili estivi, dove recitavano tutti ma proprio tutti, anche il fornaio dell’angolo che, dopo una baruffa con la moglie, costituiva una compagnia teatrale per passare le serate e la moglie, per tutta risposta, ne costituiva un’altra, però di teatro di ricerca (che vorrà significare di ricerca?), e questo fece impazzire il giullare Puliero, il Dario veronese, che pianse e rise e poi ripianse vedendosi recitare accanto alla neonata compagnia teatrale “El Coton Fiocc”, della quale venne poi scritto sul quotidiano che erano stati bravi, che avevano avuto mille e mille ed ancora mille spettatori a sera. Anche il fornaio, leggendo la recensione andò a vederli e si pentì e tornò a fare il pane fresco che faceva tanto bene e riceveva veri applausi e non solo dai parenti.
Quell’anno la compagnia di quel siciliano pirandelliano che si era inventato di trasformare un cineforum di Piazza Cittadella in teatro e per sette anni lo aveva diretto con successo, prima che glielo togliessero gli amici degli amici, che si era inventato una corte per far spettacoli estivi per le famiglie e abbracciava migliaia di famiglie contente (di cui il quotidiano non aveva mai parlato) prima che gliela togliessero i nuovi amici degli amici, eccetera eccetera, quell’anno la compagnia di quel megalomane non partecipò al solito sfruttamento di massa, al solito mattatoio di anime, alla solita rassegna di pochi attori e di tanti lattai, avvocati, fornai e mogli di fornai e Puliero pianse e poi rise e poi ripianse perché adesso prima di lui al cortile Montanari c’era la compagnia “La cicala” che anche se altrove non aveva spettatori, se non parenti e amici, però partecipava e vinceva tutti i festival teatrali.
Caro Babbo Natale ti prego vorrei quel libro per leggerlo alle mie figlie sperando che capiscano che i politici puri sono pochi ed in via di estinzione, che in quella Verona diventa Assessore agli spettacoli chi non ha mai visto spettacoli e chi fa spettacoli non conosce né ha mai visto l’Assessore; che in quella Verona si diventa Assessori al Decentramento per non decentrare; che in quella Verona c’erano attori ma furono costretti a scappare e la gente, tanta gente, pianse e poi rise e poi ripianse perché al teatro avevano ormai preferito l’isola dei famosi dove di famoso non c’era nessuno ma di caduti in disgrazia tanti.
Vorrei quel libro perché mi hanno detto che non si parla di chi ha fatto la storia del teatro a Verona perché gli eredi hanno rovinato tutto ed anche perché c’è un capitolo intero che parla di speranza.
In quel capitolo si dice che un bel giorno un sindaco nominò un’attrice famosa direttrice artistica dedita alla realtà “amatoriale”; furono stanziati tanti soldi per creare scuole di teatro, contributi alle compagnie per le spese di allestimenti; il teatro Romano ritornò ad essere un teatro per i cittadini dove Puliero recitò riempiendo ogni ordine di posti e lasciando al proprio destino “El Coton Fiocc” e “La Cicala” che da allora abbandonarono l’arte teatrale per dedicarsi alla numismatica.
C’è scritto che una nuova voce chiamata veronAteatro nasce per non tacere e che resterà libera e non si piegherà al giuoco degli amici degli amici e parlerà ed urlerà e bisbiglierà di teatro perché il teatro è da salvare, perché i lobbisti non lo attanaglino oltre, perché ci si possa confrontare ma anche progredire in seno ad una società che protegga, nutra, stimoli. C’è chi scommette che questa voce si spegnerà lentamente, c’è chi invece scommette il contrario, ma nel marasma delle baruffe veronesi per il titolo di attori professionisti dell’amatorialità, all’improvviso tutto viene messo a tacere da un boato assordante che viene da lontano e che ci colpisce dentro. Una bomba, un altro attentato, un’altra notizia al telegiornale, un altro funerale ed allora sai che ti dico, caro Babbo Natale, ci tengo a quel libro ma, se puoi, regalami anche la forza di continuare a credere nel mio prossimo, perché lo merita, perché anche in questi giorni il mio prossimo muore per me.
Enzo Rapisarda
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