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Com'era il Teatro nelle diverse epoche?

21/11/2003
 
A ben vedere, il teatro – nel senso di edificio teatrale – ha sempre rappresentato il rapporto tra Teatro – nel senso di forma espressiva – e Società: l’edificio teatrale si evolve seguendo e rispecchiando l’evoluzione sociale del tempo.
Nell’antica Grecia il teatro è un luogo aperto in cui il pubblico si accomoda in una grande gradinata semicircolare, che arriva ad ospitare fino a trenta/quarantamila spettattori, ossia la quasi totalità dei cittadini di una grande città. In Grecia infatti l’evento teatrale viene vissuto come un momento a valenza religiosa e civile. L’edificio teatrale greco è espressione di una società democratica. (ps.: era lo stato ad accollarsi il costo dell’ingresso dei ceti più poveri, tramite una speciale moneta chiamata obolo). La democraticità non sta solo nella capienza, ma anche nella forma dello spazio per il pubblico: l’inclinazione della gradinata è accuratamente studiata in modo tale che la visibilità risulta sostanzialmente inalterata in qualunque punto ci si collochi, inoltre l’altezza dei gradoni assicura che nessuna testa disturbi la visibilità dello spettatore seduto dietro; analogamente ciò giova anche all’audibilità per cui l’onda sonora che porta la voce dell’attore giunge all’ultimo spettatore senza incontrare ostacoli (tutto ciò è profondamente diverso da quanto offrono i teatri borghesi dal ‘700 in poi), per giunta i teatri venivano collocati in modo da sfruttare le naturali correnti d’aria che fluivano dalla scena alla gradinata, in modo da portare la voce dell’attore. Il primo teatro greco in muratura fu edificato in Siracusa nel V° sec.a.c. ed è tuttora utilizzato.
Nell’antica Roma il Teatro viene condannato dallo Stato tra gli infamia. Non si ha nessuna crescita teatrale: esso viene rappresentato in edifici analoghi a quelli greci ovvero non viene rappresentato affatto (è il caso ad esempio delle tragedie di Seneca) bensì semplicemente letto tra quattro mura fra ristrette ed elittarie accolite. Nei secoli a seguire la Chiesa eredita da Roma la condanna al teatro, per cui per un migliaio di anni non si assiste a nessun sviluppo.
Dal X al XV sec., dopo il millenario blackout teatrale, la rinascita del teatro avviene nell’ambito religioso della Messa, per rievocare, rappresentandole, le scene della Ressurrezione e Natalità. Per questo il luogo teatrale era in principio la chiesa stessa, poi al crescere delle rappresentazioni, il sagrato, quindi la piazza antistante e poi l’intera città stessa, dove il pubblico svolgeva attivamente il ruolo del popolo che assiste alla passione di Gesù. In queste circostanze il teatro è ancora un evento democratico, cui accedono tutti i ceti senza differenziazione e senza posti privilegiati (come nell’antica Grecia).
Nel Rinascimento, con la riscoperta dei classici del mondo greco-romano e l’Umanesimo che ne derivò, il teatro giunge – per la prima volta – ad un carattere elittario, ritirandosi tra le mura delle Corti e delle Accademie, a sancire il divario economico e culturale tra aristocrazia e popolo. In quello che era il dilettantismo delle rappresentazioni teatrali (nel senso di diletto), il luogo teatrale è un qualcosa di provvisorio. Esso viene ricavato all’interno di cortili o sale: per la prima volta quindi chiuso tra quattro mura. Nel lato più corto viene allestito il palcoscenico e nei rimanenti tre lati sono poste le gradinate; lo spazio centrale (in teoria la platea per intenderci), viene lasciato libero per l’intervento dei danzatori o altri elementi coreografici.
I primi tentativi di teatri stabili si hanno alla fine del ‘500 in varie città della Toscana e dell’Emilia, ma soprattutto in Venezia dove già nel 1581 sono già regolarmente attivi ben due teatri. Ma il primo teatro vero e proprio al chiuso si ha con il Palladio in Vicenza (1584), cui seguì quello dei Gonzaga in Sabbioneta (1590), entrambi di ispirazione classica, com’era la moda del tempo. Tuttavia, sebbene l’estetica sia quella greco-romana, la funzionalità non è certo quella prodigiosa degli antichi, né in termini di visibilità né di acustica, dal momento che la gradinata non è destinata ad ospitare ventimila persone, bensì le poche centinaia di membri dell’Accademia.
Nel frattempo il popolo (e la incipiente borghesia che in esso si confondeva) seguita ad assistere i comici nelle piazze e mercati. Soprattutto nei luoghi e/o nelle stagioni a clima freddo, le compagnie prendono ad esibirsi in luoghi chiusi, allestendo paloscenici in locande, magazzini, porticati. Poi, anche qui, piano piano, le situazioni provvisorie tendono a diventare stabili, fino a che si costruiscono dei teatri stabili, che nella forma riprendono la struttura delle locande: una configurazione caratteristica è quella del Globe Theatre in Londra (il famoso teatro di Shakespeare). In questi teatri, sviluppati a semicerchio, i loggiati sono riservati ai ceti più abbienti, il popolo si accalca in piedi nella parte centrale (la futura platea), mentre i ricchi signori siedono sul palcoscenico stesso. A differenza del teatro accademico, dove si accede sostanzialmente per diritto di censo, nel teatro pubblico si accede – per la prima volta – pagando un biglietto, dove il prezzo varia a seconda della “qualità” del posto.
Nel ‘700-‘800 con l’avvento e maturazione della classe borghese, si completa la classificazione dei posti in diversi “ordini di qualità” in termini di visibilità e audibilità, a rappresentare i diversi ordini della società. L’edificio teatrale si sviluppa secondo un ferro di cavallo a più piani, dove il punto privilegiato è il palco reale (poi palco d’onore nelle repubbliche), di fianco, sopra e sotto al quale si spiegano in ordine decrescente di importanza i palchi per i diversi ordini nobiliari; nella platea prendono posto i borghesi più abbienti, mentre il loggione in alto (altrimenti detto piccionaia) è riservato ai borghesi meno abbienti o ai rari popolani appassionati di teatro.
Nel novecento, con l’affermarsi delle moderne democrazie, il luogo teatrale diviene un qualcosa di adatto per la totalità dei cittadini. I tentativi architettonici sono tutti tesi a migliorare la visibilità e l’audibilità. Scompaiono ovunque i palchi e, ai fini di aumentare la capienza, al loro posto si crea la galleria (dove - se sapientemente inclinata - le condizioni di visibilità ed ascolto sono migliori della platea). La tendenza odierna comune è quella di portare verso il pubblico il proscenio e di sviluppare la platea a ventaglio opportunamente inclinata.