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Danza

12/03/2004
 
Difficile definizione. Un movimento, un sogno che non finisce mai, desideri e bisogni, una resistenza molto tenace, dei lamentatori finanziati da denaro pubblico, alcuni romantici, scaltri navigatori del sottobosco ministeriale, bluff, obsolete avanguardie artistiche… Certamente, una forte coscienza artistica che… con difficoltà, nonostante, contro, arduamente, incoscientemente, saldamente… di fronte a tentativi di demolizione istituzionale e totale assenza di referenti ha continuato ad esserci e c’è. C’è infatti, traccia una via originale alla nuova danza italiana, si afferma, valorizza personalità creative, forma danzatori e pubblico, intreccia con altre arti, smuove, sblocca, genera e attiva nuove energie. Processo lento ma inesorabile, capillare, un fiume in silenzioso movimento. Abbiamo attraversato governi, commissioni, circolari, Stati Generali, domande di sovvenzione a blocchi a quintali a camionate, cambiamenti di regole in corsa, regole bizzarre cancellate riproposte e di nuovo cancellate, corsi ricorsi e controricorsi, Tar di tutte le specie, aumenti e diminuzioni senza logica. Siamo stati giudicati e finanziati da commissioni critiche di critici, di rappresentanti le categorie… discriminati geograficamente, simpatizzati politicamente, decurtati maggiorati, da sud a nord con la stessa logica.
Qui da noi nel Veneto “che si sta da sempre come in trincea in avamposto...” siamo stati accusati di esserci chiusi nelle nebbie delle nostre valli, una commissione motivò una serie di riduzioni di finanziamento ad alcune compagnie “accusandoci” di non scendere mai oltre la linea del Po (queste definizioni mi ricordano la guerra)… mai a Roma città eternamente eterna anche nella danza, mai vicino a Roma che loro, i commissari, non li pagava nessuno per venire su al nord a vederci… che noi (dico io) pensiamo che non glielo aveva “mica” ordinato il medico di entrare in commissione, che se proprio proprio esistono anche i video e le recensioni serie (mah!)... strumenti che il progresso ci ha dato per superare le distanze e per essere almeno minimamente informati. In realtà quando ci chiamano in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna… si va orgogliosi di essere stati invitati e si va, per dirla al loro modo, ben sotto la linea molto immobile del Tevere... è il nostro lavoro questo.
Costruiamo ogni giorno con grande duttilità strutturale, ci inventiamo le risposte istituzionali ai grandi perché della nostra condizione: perché non ci circuitano, distribuiscono, sostengono maggiormente, perché non costruiscono assieme a noi il sistema danza, favoriscono l’intervento del privato,convenzionano strutture sul territorio… perché…
Perchè siamo noi oggi ad entrare furtivamente nelle istituzioni, nei Festivals che creiamo dal nulla e con poco se non le nostre disponibilità collegate, perché siamo sempre noi che ci associamo alle Regioni e ai loro finanziamenti, perchè ci siamo fatti colti su progetti europei, fondi per formazione professionale e perfezionamento e siamo ancora e sempre noi a chiamare a convegno, a incontri professionali, noi a costruire network di eventi e compagnie qualitativamente alti, noi infine a tenere rapporti con la comunicazione e con i media.
Partiamo con i nostri bauli di cartone verso l’Europa da est a ovest, attraversiamo i mari e non ci crederete ma persino ci apprezzano e ci chiedono di tornare o far tornare la danza italiana; abbiamo una cifra (alcuni di noi almeno) di valore internazionale, con orgoglio rappresentiamo all’estero rappresentandoci.
Ci siamo temporaneamente sostituiti alle istituzioni in attesa che le istituzioni si accorgano del nostro intervento sussidiario e magari lo riconoscano come un’ottima idea per definirci in futuro con più attenzione e dignità. Ci siamo “trasfigurati”(carina l’immagine mistica) danzatori, coreografi, tecnici, operatori del settore, altre figure professionali della danza sono diventate imprenditori-organizzatori managers della danza... ed ora viaggiano ,telefonano, chattano, tessono relazioni, organizzano, vendono, parlano a convegni, irrompono nelle porte di ministeri, uffici di gabinetto, enti amministrativi, banche, sponsors, teatri, fondazioni liriche: lavoriamo ampliando la presenza della danza.
E’ un processo estremamente interessante perché sempre più spesso l’auto selettività del movimento dal punto di vista della qualità dell’offerta si rivela vincente, la necessità di esserci e di mostrare il meglio comincia a creare nelle risposte del pubblico e delle istituzioni pari criteri di selezione.
Ci siamo creati da soli, piccoli mostri incontrollabili, e andiamo sempre più dritti al cuore dello stato… basterebbe un po’ di visione allargata da parte delle istituzioni per capire che questa è la strada, che questa realtà va sostenuta, basterebbe qualche mezzo in più per produrre e strutture dove circuitare. Sappiamo venderci, farci apprezzare, comunicarci, esportarci, chiamare gli altri a vederci, siamo diventati grandicelli e disincantati, il nostro ottimismo reale fa parte del motore che ci sta spingendo avanti,abbiamo risultati e numeri dalla nostra parte.
Tutto ciò è l’ardore che ancora sostiene alcuni, alcuni di noi che si cercano e ritrovano su obbiettivi e percorsi comuni, c’è una profonda e salda corrispondenza d’intenti che và portata allo scoperto.