Giorgio Totola è stato un grande uomo di teatro. Fu il primo in questo ambiente a parlare di dizione, della necessità di studiare ed affinare una tecnica, di porsi costantemente dei problemi; fu il primo a teorizzare con cognizione di causa sul teatro, nel momento stesso in cui lo metteva in pratica; fu il primo ad imporre l'idea concreta di dover dare al lavoro di attori la dignità di un'autentica professione.
Il primo grande successo di Giorgio Totola fu la sua interpretazione di Romeo nella messa in scena del poemetto di Berto Barbarani "Giulietta e Romeo", allestito nel Cortile di Palazzo Ducale a Venezia, quando il Comune di Verona scelse la Compagnia Spettacoli Città di Verona per rappresentare il teatro veronese alla manifestazione regionale della "Fiera della Sensa". Siamo nel 1961 e Totola aveva già lavorato con Giulio Brogi nel "Piccolo teatro Città di Verona". Ma la vera svolta arriva alla fine degli anni '60 quando crea "La Barcaccia" ed esordisce come regista. In questa avventura è accompagnato da nomi come Roberto Puliero, Luciana Ravazzin e Renato Veronese. La compagnia debutta nel marzo del 1969 con uno spettacolo di poesie di Berto Barbarani "Vorìa cantar Verona" e si dedica costantemente allo studio e alla valorizzazione di autori contemporanei come Carlo Terron, Aldo Nicolaj, Vladimiro Caioli, Gennaro Aceto, Franco Cuomo. "La Barcaccia" si apre al mondo teatrale amatoriale nazionale mancando a Verona spazi idonei e disponibili. I riconoscimenti non tardano ad arrivare (sei volte al primo posto al Festival Nazionale d'Arte Drammatica di Pesaro) e Giorgio Totola viene subito riconosciuto come "sensibile regista e ottimo interprete", "regista intelligente", "regista e attore abilissimo" dalla stampa nazionale.
Sono i primi anni '70 e la compagnia subisce una rivoluzione interna: non solo Luciana Ravazzin ed altri attori si ritirano per fondare il Gruppo "Renato Simoni" ma "La Barcaccia" inizia una nuova ricerca teatrale ridefinendo i propri spazi e i propri obiettivi nella vita sociale e cittadina. "Si progettò di superare l'immobilismo delle istituzioni e le difficoltà nel reperire gli spazi, andando a raggiungere il pubblico dei quartieri, dei paesi, delle frazioni: di giungere altresì all'elaborazione di proposte originali autonome, con contenuti strettamente legati alla storia e alla cultura dell'ambiente". Giorgio Totola è un uomo di grande fervore intellettuale e di profonda passione, e si cimenta anche come autore. Con la collaborazione di Dino Coltro nascono così progetti originali come "Verona 1901", "Con un bel fucil contro il nemico vil" e "Ecco qui il glorioso Paese". Molti a Verona ricordano con rinnovato entusiasmo una serata estiva del 1978 quando il Teatro Romano si riempì di veronesi "appollaiandosi dagli alberelli circostanti sin sul pavimento della platea" per la rappresentazione di "Patria nostra Tu". Nel frattempo in vicolo Satiro, quartiere Filippini, "La Barcaccia" crea un nuovo spazio teatrale in una ex stalla e istituisce il primo corso di Teatro, anzi per Giorgio Totola è molto di più, è la prima Scuola di Teatro.
Nel 1979 una diversa ideologia teatrale porta Totola a seguire altre strade e a fondare il gruppo "Teatro Perché" "con l'intenzione di agire anche fuori dagli spazi tradizionali in un incontro con larghi strati di pubblico per la maggior parte estraneo allo specifico teatrale. Questo modo di essere, creò l'urgenza di una chiara conoscenza dell'oggetto dentro il quale operare: un teatro come mezzo di formazione individuale e sociale". Totola continua la sua ricerca espressiva di nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuove espressioni. Studia il metodo Grotowski, lavora sul corpo, sui gesti e sugli attori. Considera il teatro un mezzo per crescere come individui nella propria interezza personale e sociale. "Fu un teatro, il suo, sempre legato alla realtà, tutto da costruire, come amava dire Giorgio, magari con un regista che abdicava al suo ruolo per divenire coordinatore di tutti. E fu una scuola, dove si insegnava all'attore pensando all'uomo. […] così com'era assillato dal bisogno di ricerca e dal desiderio d'un metodo di lavoro rigoroso da rintracciare ed insegnare, così era tormentato dal desiderio di tenere comunque legati a sé i tanti giovani che dal suo teatro e dal suo modo di intendere il teatro erano attratti." (Claudio Capitini).
Nel 1987 Verona perde un uomo di teatro generoso che ha portato il palcoscenico della città ad acquisire dignità e stima. Nasce l'anno successivo alla sua scomparsa la Compagnia Teatrale "Giorgio Totola" composta dai figli Massimo, Roberto, Carla e Stefano, dalla moglie Lina e da Renato Miglioranzi. Uniti tutti dalla grande eredità e dai grandi insegnamenti teatrali e umani. E anche oggi Lina Totola sottolinea come il loro obiettivo principale sia quello di una costante crescita professionale, artistica e umana perché prima dell'attore viene l'uomo che deve essere aperto e coinvolto nelle realtà e nelle problematiche sociali. Il teatro ha anche questa funzione: essere un potente strumento di partecipazione pubblica e di convivenza umana.