Giunta al suo quinto anno di programmazione, la rassegna "I Martedì del Festival" festeggia il suo primo lustro e insieme fa da apripista ad un anniversario ancora più importante: la decima edizione di "Schermi d’Amore", che si terrà come di consueto nella primavera dell’anno venturo.
Un vero e proprio passaggio del testimone in due fasi: la prima da ottobre a dicembre, la seconda dopo le festività natalizie da gennaio a marzo, per proseguire poi direttamente con il festival "Schermi d’Amore", dal 24 marzo fino al 2 aprile. Il legame tra le due iniziative, è pertanto quest’anno ancora più stretto che in passato: le consuete sezioni interne dei Martedì, gli svisti di stagione, i restauri e le monografie, non mancheranno certo, ma saranno iscritte in un unico percorso il cui elemento di continuità è uno solo: il mélo. Un genere, che è stato terreno di prova tanto per i maestri del cinema quanto per gli innovatori: si potrebbe dire che non c’è regista che non sia stato tentato almeno una volta nella sua carriera da questo genere (basterebbe citare l’acclamato Clint Eastwood de I ponti di Madison County).
Anzi, per il suo carattere unanime e canonico possiamo affermare che, tra tutti, il melò è il genere più incline a mettere in mostra le doti autoriali di un regista: proprio perché il tema in fondo è sempre lo stesso, qui ancora più che altrove sono le variazioni soggettive a fare la differenza e la combinazione delle innumerevoli varianti in gioco diventa da sola la cifra di uno stile.
Di qui una tavolozza di colori a disposizione talmente vasta da far pensare che il termine melò non indichi tanto un genere circoscritto, quanto una struttura malleabile al contatto con altri generi, quali il western, la commedia, il noir o persino il film bellico (pensiamo a Pearl Harbour, tra i più recenti).
Saranno i colori più accesi a dominare nella prima parte della rassegna: il rosso della passione con film come La donna di Gilles e La prima notte di quiete, ed il nero del delitto nei film di Truffaut, protagonista di un ciclo di sei film restaurati e massimo cantore di quell’ amour fou quasi sempre destinato a risolversi in tragedia, in film quali La mia droga si chiama Julie, La signora della porta accanto e La sposa in nero.
Più stemperati i toni della seconda parte, di cui sarà protagonista Ernst Lubitsch, con un ciclo di sei film a lui dedicato.
Più che di rosso e nero per Lubitsch si potrebbe parlare di rosa e grigio, per la sua naturale inclinazione alla leggerezza e al tempo stesso a un humor aspro e a tratti come attraversato da un’ombra. Lo vedremo in film come Mancia competente o Partita a quattro, tra i vertici del suo cinema. E non mancheranno, sotto questo segno, le proposte dei film più interessanti tra quelli poco visti al cinema la scorsa stagione, quali La mia vita a Garden State, Spanglish e Summer of Love. Questo e molto altro ancora nella seconda parte, fino alla kermesse della decima edizione di "Schermi d’Amore".
Buon compleanno Verona Film Festival, buona visione a tutti voi che lo avete seguito fin qui e con l’augurio di proseguire dieci anni ancora.
Maurizio Pedrazza Gorlero
Vice Sindaco Assessore alla Cultura del Comune di Verona