Come ci si divertiva a Verona nel passato? Per esempio al tempo della Serenissima? Cinema e televisione ovviamente non esistevano ancora, ma i veronesi non si limitavano a passare le serate alzando il gomito, la voce, la posta in gioco, le mani, le statistiche demografiche, tutti fatti pur veri. Alzavano il sipario. O meglio, lo guardavano alzarsi. E in quanti e quali teatri? La vocazione della città in tal senso è stata già indagata da approfonditi studi, come quello ad opera di Mancini / Muraro / Povoledo sui teatri del Veneto e pubblicato dalla Regione nel 1985, in cui una nutrita sezione è dedicata ai teatri esistenti a Verona città e territorio lungo l’arco della sua storia. Questo vuol esserne solo un resoconto scorrevole.
Il primo teatro pubblico ad iniziativa di privati, finalizzato alla rappresentazione di recite canore e drammaturgiche, era stato il Teatro dell’Isolo, attivo a San Tomaso tra il 1651 e il 1652. Ebbe vita breve ed era nato dalla sociètà di quattro personaggi così assortiti: un balarino, un carpentiere, un autore romano e un religioso, cantor castrato presso l’Accademia Filarmonica, canonico dalla condotta a dir poco originale, dato che fuggì con gli incassi… Precedenti così illustri farebbero pensare ad una sorta di far west, e forse davvero uno spirito “da frontiera” animava la cospicua attività di impresari e compagnie, locali o forestiere che fossero…
In palazzo Banda a Sant’Eufemia era ospitato tra il 1655 e il 1687 il Teatro dei Temperati , che prendeva il nome dall’omonima Accademia. Nel 1688 si spostava in una sala del palazzo prefettizio, nel complesso degli edifici già scaligeri in piazza dei Signori. Qui svolse la sua attività fino al 1715, attività importante se veniva identificato come il teatro cittadino, ed assumeva nel tempo diverse denominazioni a sfondo tendenzialmente pubblico: Teatro di Palazzo la più importante, ma anche Teatro di Verona, Teatro in Corte del Capitanio, Teatro Prefettizio.
Di nascita e gestione squisitamente private era invece il Teatro dell’Accademia Vecchia, detto anche Teatrino di Via Nova benché tutt’altro che trascurabile per dimensioni ed importanza (780 posti e due ordini di palchi). Sorgeva sull’area dell’attuale Cinema Marconi in via Mazzini, via Nova appunto, come ancora la ricordano i più anziani, e rimase attivo per ben 150 anni dal 1723 al 1873. Dell’Accademia dei Filotimi, che aveva sede nello stesso gruppo di edifici, all’angolo con via Scala, resta solo il nome dell’Hotel. Più breve la durata del cosiddetto Nuovo Teatro dietro la Rena, situato pare in una sala del Palazzo della Cavallerizza in Bra, al principio di via Leoncino. Esso doveva sostituire provvisoriamente il Teatro Filarmonico, distrutto da un incendio nel gennaio del 1749, e infatti ospitò drammi in musica fino alla riapertura dello stesso, avvenuta dopo soli cinque anni nel 1754. Oggi, con tutte le tecnologie di cui disponiamo, siamo costretti ad assistere alle penose vicende di Fenice e Petruzzelli... Ma il Filarmonico, detto anche Teatro Grande data la sua nuova capienza di 1400 posti, meriterebbe un approfondimento a parte
Anche dentro all’Arena vi era un teatro: si trattava di una struttura leggera fatta di legni e teli, sicuramente removibile, allestita per la rappresentazione estiva della ormai sempre più popolare commedia dell’arte. Non è dato sapere con precisione da quale anno funzionasse, plausibilmente già dalla prima metà del Seicento, ma solo il Settecento decretava il definitivo successo di queste stagioni all’aperto. Grande era la tradizione teatrale nella Serenissima e la società veneta, di qualunque ceto e posizione, trovava proprio nel teatro un momento fondante, quasi un vero e proprio rituale della reciprocità, essendo della commedia al contempo spettatrice e soggetto. E Goldoni stesso, citando con ammirazione nelle sue memoires in vecchiaia a Parigi il teatrino dei comici nell’Arena, consacrava in fondo una formula semplice: trasferire nell’anfiteatro ciò che a Venezia si teneva in calli e campielli, dava in più la possibilità di sfruttare frontalmente una porzione di gradinata a mo’ di loggione, il che restava parimenti democratico ma più comodo. Curioso come il primo teatro non musicale a Verona fosse proprio l’Arena, no?
Alberto Lorini
continua…
Nei prossimi numeri proseguiremo il nostro viaggio alla scoperta dei teatri attivi e scomparsi nell’800.