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Il Grande Teatro - L’amore delle tre melarance
10/11/2002
L’amore delle tre melarance e' la prima delle fiabe teatrali che Carlo Gozzi scrive per la compagnia di Antonio Sacchi ed e' liberamente tratta "da Lo cunto de li cunti" del Basile. Scritta in forma di canovaccio va in scena per la prima volta al Teatro San Samuele di Venezia nel gennaio 1761, ridando nuova vitalita' alla Commedia dell’Arte.
Tartaglia, figlio del Re di Coppe, è consumato dalla malinconia: inutilmente il padre e il ministro Pantalone si prodigano per salvarlo, consultando i migliori medici e organizzando feste di ogni genere. Contro la guarigione tramano Clarice, Leandro e Brighella, con il sostegno della Fata Morgana; costei si presenta a corte vestita da vecchia ridicola, mentre Truffaldino s'affanna a divertire il principe. Alla vista della megera con le gambe all'aria Tartaglia è colto da una risata incontrollabile: per ripicca la strega lo condanna ad infatuarsi delle tre melarance. Con l'aiuto del mago Celio il giovane riesce ad impadronirsi dei frutti, che schiudendosi rivelano tre belle fanciulle; sopravvive solo Ninetta che, con l'intervento di Smeraldina, Morgana trasforma in una colomba. Alla fine l'inganno è sciolto, gli empi sono puniti, la successione al trono è salva.
Benno Besson, regista di origine svizzera e vocazione europea, che e' stato stretto collaboratore di Brecht, si e' ripetutamente cimentato in allestimenti di opere di Carlo Gozzi, affrontando nel 1971 a Berlino per la Volksbühne Il re cervo e aggiudicandosi nel 1982 il Gran Premio della Critica Francese con la regia de L’augellin belverde per la Comédie de Genève.