“Volpone” è una terribile farsa in cui una risata feroce graffia il volto di una società nella quale – ieri come oggi! – tutto viene sepolto sotto il “Dio” denaro. Raramente il comico e il tragico si fondono in una così divertente armonia. Si ride, si gioca ad essere crudeli, si sghignazza, ci si traveste e ci si inganna per restare alla fine spauriti di fronte al baratro in cui può precipitare l’uomo quando si rende schiavo della sua avidità.
“Dire cose utili divertendo” sono le parole di Orazio che Ben Jonson ha posto sotto il titolo del suo “Volpone” volendo così esprimere le finalità del suo lavoro: “divertire” con il dramma o la commedia per rendere più ricchi gli uomini di umanità.
Ben Jonson, con Shakespeare e Marlowe, ha esaltato il periodo elisabettiano ed è considerato uno dei più grandi autori del Teatro di tutti i tempi e il “Volpone” come tutti i veri capolavori parla non solo degli uomini del suo tempo ma anche di noi.
Una poetica coerenza ha sempre legato tra loro i grandi personaggi classici che Glauco Mauri ha interpretato: l’uomo e la sua fatica di vivere. Questo impasto di luce e di fango verso il quale, nonostante tutto, non possiamo non provare un sentimento di commossa pietà. Edipo, Macbeth, Don Giovanni, Faust…e ora, dopo la tragica favola di “Re Lear”, ecco la ruvida comicità di “Volpone” dove una enorme, sgangherata risata soffoca i singhiozzi della disperata solitudine a cui può condurre la malvagità dell’uomo. E Roberto Sturno dopo aver interpretato i ruoli dei “servi” più famosi – Puk del “Sogno”, Sganarello del “Don Giovanni”, Feste della “Dodicesima notte”, Calibano della “Tempesta” e il Fool del “Re Lear” – sarà ora Mosca il servo parassita che con la sua crudele astuzia conduce, come un regista, la farsa alla sua drammatica conclusione.
La trama
Volpone, ricco veneziano senza figli, con l’aiuto del suo servo Mosca, finge di essere in punto di morte per indurre i suoi parenti – impegnati in una lotta per l’eredità che il furbo Mosca tiene viva convincendo ognuno d’essere il preferito – ad avvicendarsi al suo capezzale portandogli doni. In questo modo Volpone si fa mantenere dagli interessati parenti, sacrificando però la sua vigoria fisica e la sua libertà. Per uscire di casa è infatti costretto a ricorrere a ridicoli travestimenti. Divertito da questo folle gioco, Volpone spinge più in là la sua audacia simulando una finta morte dopo avere nominato erede il suo servo e complice Mosca. Ma qui commette un errore fatale e cade nella sua stessa rete: Mosca, infatti, non si lascia scappare l’occasione di ricattare il suo padrone. Inizia una lotta all’ultimo sangue tra i due truffatori, finché uno degli aspiranti delusi, l’avvocato Voltore, denuncia l’inganno al Senato imponendo ai due complici la fine che si meritano.
Ben Jonson (1572-1637) E' uno dei più significativi rappresentanti del teatro elisabettiano ed è considerato il precursore della grande stagione del realismo inglese. Attore ancor prima che drammaturgo, ottenne in vita riconoscimenti straordinari, come la laurea ad honorem di Cambridge e di Oxford. Benché amante dei classici latini, (fu il primo in Inghilterra a tradurre l’Ars poetica di Orazio), si rivelò anticlassico per eccellenza. Nonostante la satira di Jonson sia impregnata di pessimismo e di negatività, il protagonista di Volpone (1606), con la sua insolente follia, si anima di un sinistro splendore, assumendo toni quasi epici, per cui il dramma è pervaso da un torbido e inquieto lirismo.
"Volpone – sottolinea Glauco Mauri, protagonista e regista dello spettacolo – è una terribile farsa in cui una risata feroce graffia il volto di una società nella quale, ieri come oggi, tutto viene sepolto sotto il Dio denaro. Raramente il comico e il tragico si fondono in così divertente armonia. Si ride, si gioca ad essere crudeli, si sghignazza, ci si traveste e ci si inganna per restare alla fine spauriti di fronte al baratro in cui può precipitare l’uomo quando si rende schiavo della sua avidità. "Dire cose utili divertendo": sono le parole di Orazio che Ben Jonson ha voluto come sottotitolo al suo Volpone, volendo con ciò esprimere la finalità del suo lavoro, ovvero divertire con il dramma e la commedia per rendere gli uomini più ricchi di umanità".
Glauco Mauri
Nato a Pesaro, nel 1949 entra all'Accademia d'Arte Drammatica di Roma diretta da Silvio D'Amico.
Tra i suoi insegnanti ci sono O. Costa, W. Capodaglio, S. Tofano, M. Pelosini.
Debutta da professionista nel 1953 nel personaggio del portiere in "Macbeth" di Shakespeare per la regia di O. Costa.
Grande affermazione nel ruolo di Smerdjàkov ne "I fratelli Karamazov" di Dostoèvskij nel 1954, regia di A. Barsacq con Memo Benassi, L. Brignone, G. Santuccio, Enrico Maria Salerno.
Lavora con Renzo Ricci nella "Lunga giornata verso la notte" di O'Neil (1957).
Per alcuni anni recita con la Compagnia Proclemer - Albertazzi.
Nel 1961 forma con Valeria Moriconi, Franco Enriquez, Emanuele Luzzati (in seguito anche Mario Scaccia) la " Compagnia dei quattro" che rappresenterà una forza molto significativa per il teatro italiano. Con la "Compagnia dei quattro" interpreta il personaggio di Jean nella prima rappresentazione italiana de "Il Rinoceronte" di Eugène Ionesco e mette in scena testi inediti di Beckett, Pasolini e Max Frisch e poi Marlowe-Brecht, Lorca, Del Buono, Codignola ed una famosa edizione de la "Bisbetica domata" di Shakespeare portata poi in tournée in varie città europee.
Ha lavorato con i maggiori registi italiani ed è stato protagonista nei più grandi Teatri Stabili italiani: Stabile di Milano, Stabile di Torino, Stabile di Genova, Stabile del Friuli Venezia Giulia.
Diretto da Luca Ronconi, è stato protagonista nell'Oristea di Eschilo al Bitef di Belgrado, alla Sorbona di Parigi e alla Biennale di Venezia.
Ha interpretato 24 ruoli shakespiriani (Shylock, Prospero, Malvoglio, Macbeth, Re Lear, Riccardo II, Riccardo III, Tito Andronico, Bottom etc.).
Nel 1974 scrive, dirige ed interpreta "BEETHOVEN" da "I quaderni di conversazione" di Ludwig Van Beethoven.
Con Roberto Sturno nel 1981 fonda la Compagnia Glauco Mauri con la quale propone un repertorio di autori classici come Sofocle, Shakespeare, Moliere, Goethe, Cecov, Pirandello, Brecht ed autori contemporanei come Beckett, Muller, Mamet.
Sue le regie di: "EDIPO RE", "EDIPO A COLONO", "FILOTTETE" di Sofocle, "PHILOKTET" di Muller, "RE LEAR" e " SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE" di Shakespeare, "FAUST" (I e II parte) di Goethe, "DON GIOVANNI" di Moliere, "DAL SILENZIO AL SILENZIO" spettacolo di atti unici di Samuel Beckett, "IL CANTO DELL'USIGNOLO" collage shakespiriano.
Dal 1952 ha sempre partecipato a tutte le stagioni teatrali recitando più volte in spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa, al Teatro Romano di Siracusa, al Teatro Romano di Verona e poi ai Festival di Spoleto, Benevento e Asti.
In ambito cinematografico ha interpretato cinque films tra i quali "La Cina è vicina" di M.Bellocchio.
In televisione sono da ricordare "I Buddenbrook" di T.Mann e "I Demoni" di Dostoevskij.
Frequente la partecipazione a produzioni radiofoniche.
Nel 1983 è Ivan in "Ivan il terribile" di Prokof'ev diretto da Jurij Ahronovitch nella piazza del Campidoglio a Roma.
Nel 1991 firma la regia del "RICCARDO II" di Shakespeare e nel 1993 quella de "L'IDIOTA" di Dostoevskij entrambi con il Teatro Stabile del Friuli - Venezia Giulia e la sua Compagnia: il protagonista è Roberto Sturno.
Nel febbraio 1994 partecipa con Roberto Sturno e il pianista Michele Campanella ad una serata di melologhi al Teatro alla Scala di Milano.
Nel Maggio 1994 cura la regia dello spettacolo " EGMONT" di Goethe con musiche di Ludwig van Beethoven.
Nello stesso anno è Martino Lori in "TUTTO PER BENE" di Luigi Pirandello con la regia di Guido De Monticelli. Lo spettacolo raggiunge 314 repliche toccando 93 città italiane e, dopo la ripresa dello spettacolo "BEETHOVEN", è regista ed interprete di "EDIPO" (EDIPO RE - EDIPO A COLONO) di Sofocle. Lo spettacolo realizza 304 repliche.
Nel 1996 inaugura la stagione lirica del Teatro Comunale di Treviso come regista del "Macbeth" di Giuseppe Verdi con la direzione di Donato Renzetti.
Nel 1997 mette in scena "LA TEMPESTA" di W.Shakespeare che replica più di 200 spettacoli nei maggiori teatri italiani.
Nella stagione 1997/1998 interpreta "ENRICO IV" di Pirandello diretto da Maurizio Scaparro ed è ancora regista del "Macbeth" di Verdi con la direzione di Gustav Khunn al Teatro San Carlo di Napoli.
Tre spettacoli della Compagnia Glauco Mauri hanno avuto il riconoscimento del Biglietto d'Oro assegnato dall'Agis allo spettacolo di prosa più visto dell'anno.
Significativi i tre titoli: "Re Lear" di Shakespeare (1985) – "Faust" prima parte e seconda parte di Goethe (1987) – "Edipo Re" e "Edipo a Colono" di Sofocle (1996).
Nel 1997 è stato Direttore Artistico del Teatro Olimpico di Vicenza per la 51ª stagione di spettacoli classici del Festival d'Autunno.
Nella stagione 1998/1999 è regista dello spettacolo "IL RINOCERONTE" di Eugène Ionesco nel quale interpreta Il ruolo di Jean mentre il protagonista Bérenger è Roberto Sturno.
Nel 1999, dopo quindici anni, affronta per la seconda volta da regista e protagonista "RE LEAR" di W. Shakespeare.