Il Grande Teatro, la stagione di prosa organizzata dal Comune di Verona (Assessorato allo Spettacolo) in collaborazione con Arteven, ritorna puntuale nel rispetto di una tradizione che è ormai “storica” nel panorama teatrale cittadino. Con una novità evidente: lo spettacolo dei Momix in programma, in esclusiva per il nord Italia, al Teatro Filarmonico dal 3 all’8 maggio. Per la prima volta il balletto entra dunque nella programmazione del Grande Teatro imponendo anche un cambiamento di sede con lo spostamento del pubblico dal Teatro Nuovo, che continuerà ad ospitare tutti gli altri spettacoli, al settecentesco teatro della lirica.
Otto spettacoli con sei repliche ognuno (ad eccezione dei Momix che faranno una doppia rappresentazione la domenica) per un totale di quarantanove recite, dal 9 novembre all’8 maggio: una stagione, quest’anno, più lunga del consueto grazie alla particolarissima danza (che mescola teatro d’immagine e virtuosismi atletici) firmata dal genio coreografico di Moses Pendleton. Le serate di prosa si concluderanno invece al Teatro Nuovo domenica 17 aprile.
I primi due spettacoli portano la firma di due grandi nomi femminili della letteratura del Novecento: Natalia Ginzburg (autrice di Ti ho sposato per allegria) e Marguerite Yourcenar le cui Memorie di Adriano segnano il ritorno di Giorgio Albertazzi a Verona con un’interpretazione divenuta un “cult” del palcoscenico internazionale. Tra gli attori, tutti, come sempre, nomi eccellenti del teatro italiano, cinque interessanti “new entry” per il cartellone veronese: Sebastiano Lo Monaco, protagonista di Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller, opera in cui il pubblico del Grande Teatro ebbe modo di applaudire, nella stagione ’96-‘97, un magnifico Michele Placido. Toni Servillo (protagonista con Olivia Magnani delle Conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino, film che sta avendo molto successo nelle sale italiane dopo essere stato apprezzato a Cannes) e Anna Bonaiuto, due “grandi” della scena italiana, interpreti di Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo. Antonio Catania e Maria Amelia Monti, protagonisti di Ti ho sposato per allegria di Natalia Ginzburg. Tornano poi due fra i massimi solisti del palcoscenico nazionale, Lella Costa e Marco Paolini, entrambi con un nuovo allestimento. Dopo Otello e Traviata, applaudita al Teatro Nuovo la passata stagione, Lella Costa lascia per il momento da parte i personaggi della lirica e si cimenta, in Alice, una meraviglia di paese, con la razionale enfante terrible di Lewis Carrol rivisitandone le avventure con divertente e fragrante ironia. A fornire lo spunto al monologo di Paolini, Il sergente, sarà invece il celeberrimo Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern. Un altro graditissimo ritorno è quello di un attore fra i più amati e popolari della scena nazionale, Massimo Dapporto, impegnato questa volta in un ruolo “classico”, interpretato da sempre dai più celebri artisti: quello di Argante nel Malato immaginario di Molière, l’ultima opera del genio francese, interpretata mirabilmente, quattro anni fa nell’ambito del Grande Teatro, da Franco Branciaroli.
Dunque un cartellone vario che mette assieme classici assoluti, capolavori del Novecento e monologhi contemporanei con forti ascendenze letterarie.
Ad aprire la stagione, martedì 9 novembre alle ore 20.45 al Teatro Nuovo, sarà la commedia di Natalia Ginzburg Ti ho sposato per allegria con Maria Amelia Monti, Antonio Catania, Giulia Weber, Ariella Reggio ed Elena Dragonetti, regia di Valerio Binasco. Pubblicata nel 1965, Ti ho sposato per allegria è la prima opera teatrale della Ginzburg
che due anni prima, con il romanzo Lessico famigliare, aveva vinto il Premio Strega.
La prima messa in scena dell’opera, prodotta da Gianfranco de Bosio, allora direttore del Teatro Stabile di Torino, con la regia di Luciano Salce e con Adriana Asti, venne accolta con entusiasmo dal pubblico e con valutazioni diverse dalla critica. Ebbe comunque in seguito una notevole fortuna e la Rai ne fece una versione televisiva con Monica Vitti nei panni dell’ “allegra” Giuliana.
Al centro della vicenda un uomo, Pietro, circondato da un gruppo di donne completamente diverse tra loro: da un lato le ottimiste, addirittura caparbie nello sdrammatizzare tutto e capaci d’inventarsi la vita attimo dopo attimo; dall’altro le due madri, le consuocere insomma, ben decise a perseguire la strada dell’eterna scontentezza, del vittimismo, della continua lamentela, che considerano con disprezzo le rispettive figlie e nuore, delle “sciocche immature che si rifiutano di crescere”. Una visione attualissima (anzi, “postmoderna” secondo alcuni critici), del matrimonio e della vita di coppia, quasi una filosofia di vita che prescinde dalle frustranti esaltazioni del grande amore o dell’attrazione fatale per sostituirvi il ben più consolidato successo di una relazione basata sull’allegria. (Dal 9 al 14 novembre).
Il secondo spettacolo in cartellone riporta in scena uno dei più clamorosi e indiscussi successi di Giorgio Albertazzi, Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar per la regia di Maurizio Scaparro, a quindici anni dal suo indimenticabile debutto sul palcoscenico naturale di Villa Adriana di Tivoli. Commenta Scaparro, regista anche di questa edizione (con un ballerino, Fabio Correnti, nel ruolo di Antinoo, e otto attori per dar corpo ai personaggi evocati da Adriano): “In un mondo dove i fondamentalismi e l’ignoranza seminano morte e distruzione, le parole di Adriano assumono un significato nuovo che ci aiuta a riflettere sul nostro momento storico, regalandoci, forse, uno spiraglio di speranza”.
Le coreografie sono di Eric Vu An, la riduzione teatrale è di Jean Launy.
(Dal 23 al 28 novembre).
Dal 14 al 19 dicembre sarà di scena Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller per la regia di Giuseppe Patroni Griffi. Il protagonista, nei drammatici panni di Eddie Carbone, emigrato italiano nella New York degli anni Cinquanta, è Sebastiano Lo Monaco, per la prima volta al Grande Teatro. Il dramma è incentrato tutto sulla passione, inconfessata e inconfessabile che lega Eddie a Catherine, una sorta di figlia adottiva. Ed esplode, incontenibile come un uragano, quando la giovane s’innamora di un ragazzo, italiano anch’egli, giovane e sognatore, ospitato in casa di Eddie assieme al fratello. Sia lui che il fratello due poveri emigrati clandestini approdati in America in cerca di fortuna.
Dopo la pausa natalizia, il Grande Teatro riprenderà a febbraio con Lella Costa in un nuovo allestimento che porta la sua firma anche come autrice del testo, per la regia di Giorgio Gallione.
Il successo dello scorso anno, che ha fatto immediatamente scoccare la scintilla tra il pubblico veronese e l’attrice milanese, l’ha riportata sul palcoscenico del Teatro Nuovo con una nuova creazione, ispirata – dice – al “più visionario (e meno infantile) film di Walt Disney”. Il titolo è Alice, una meraviglia di paese. “Ma questa Alice – commenta Lella Costa – non viaggia soltanto nei paesi delle meraviglie e attraverso gli specchi della fantasia sfrenata e della totale libertà d’invenzione linguistica; questa Alice non è soltanto la bambina bionda e appena un filo saccente, croce e delizia di un signore geniale e visionario dalla reputazione, ahimé, fatalmente ambigua: è anche altro. È il salvacondotto per ogni possibile esplorazione delle parole, del linguaggio e del metalinguaggio, del gioco e del metagioco, della musica in ogni accezione. È il simbolo di qualcosa, di tante cose che hanno popolato i sogni e i viaggi di tanti esploratori contemporanei, e di tante avventure. Alice è tutte noi ragazze che a ogni età e in ogni situazione ci sentiamo vagamente a disagio, o fuori posto, troppo grandi o troppo piccole o magre o grasse, comunque inadeguate, comunque incapaci di scegliere la parte giusta del fungo, la cosa giusta da fare”. In scena dall’1 al 6 febbraio 2005.
Sarà Massimo Dapporto, un attore che da sempre gode di straordinaria popolarità tra il pubblico sia teatrale che televisivo e cinematografico, il protagonista di questa edizione del Malato immaginario di Molière, da sempre banco di prova di tutti i più grandi attori europei.
Il regista Guglielmo Ferro ha immaginato lo spettacolo “in uno spazio onirico, quasi un luogo della mente creato da Argante per rappresentare la sua finzione. Un luogo in cui il protagonista esiste e vive con i suoi incubi che si fanno personaggi”.
La tradizione, secondo il regista, ha commesso una forzatura accomunando la malattia di Argante con la vecchiaia. In realtà Argante, che fu interpretato dallo stesso Molière, allora cinquantenne e morente, può ritrovare in un grande attore, che ha più o meno la stessa età, dei significati e delle chiavi di lettura diverse e più autentiche: “Argante probabilmente ha più paura di vivere che di morire”. (Dal 16 al 20 febbraio).
E dopo Molière, Eduardo. Torna, ormai immancabile nel cartellone del Grande Teatro, la grande commedia umana di Eduardo De Filippo: si tratta, in questo caso, di Sabato, domenica e lunedì , per la regia di Toni Servillo, che ne è anche protagonista a fianco di Anna Bonaiuto (insieme lo furono anche nel film Morte di un matematico napoletano di Mario Martone).
Un passaggio, da Molière a Eduardo nell’edizione 2004-2005 del Grande Teatro, che segue una linea di continuità come annota lo stesso Servillo: “Dopo aver lavorato intensamente su Molière – spiega l’attore-regista napoletano – ora vedo naturale il passaggio a Eduardo: entrambi uniscono nei loro copioni parola e gesto, in un risultato complessivo che non esclude la regia, ma la comprende. Affrontare i testi di Eduardo significa inserirsi in quell’equilibrio instabile tra scrittura e oralità che rende ambiguo e sempre sorprendente il suo teatro”.
De Filippo scrive questa commedia, ambientandola all’interno di una grande famiglia napoletana in cui convivono tre generazioni, negli anni del boom economico del dopoguerra, quando comincia ad imporsi un nuovo modello di sviluppo, che trascina con sé nuovi desideri e nuove mode, creando nella gente uno stato di confusione e di disagio.
Ed è in questa confusione che s’inseriscono gli infondati sospetti e le vane gelosie del capofamiglia, una sorta di cupo malessere esistenziale che esplode infine creando uno scompiglio in cui si ritrovano i germi di una rinnovata serenità, fatta di sentimenti autentici e di recupero delle sane tradizioni etiche di sempre. In scena dall’8 al 13 marzo.
A concludere la rassegna di prosa del cartellone sarà il nuovo spettacolo di Marco Paolini, ll sergente, dedicato a Mario Rigoni Stern, l’autore appunto del Sergente nella neve.
Si tratta del racconto autobiografico dell’allora sergente Rigoni impegnato nella sanguinosa campagna di Russia durante il secondo conflitto mondiale. Ambientato nell’inverno 1942-43, affronta uno degli episodi più drammatici nella storia del nostro esercito: la ritirata dei soldati attraverso le innevate pianure russe. Ormai allo sbando e circondati dall’Armata Rossa, i personaggi del racconto, reali e non di fantasia, cercano di sopravvivere durante la ritirata, passando da un villaggio all’altro con alterne fortune. Li guida un giovane sergente, che diventerà poi lo scrittore del romanzo. A rendere vivo il racconto e tutti i personaggi che vi sono coinvolti, saranno le straordinarie qualità di narratore e di affabulatore di Marco Paolini. In scena al Teatro Nuovo dal 12 al 17 aprile.
Gran finale a maggio, al Teatro Filarmonico (dal 3 all’8 maggio), con i “Momix”, gruppo fin troppo noto al pubblico veronese che in più occasioni ha affollato il Teatro Romano al limite della sua capienza per applaudirlo.
Sun flower moon è il titolo del nuovo spettacolo con cui il mago illusionista Moses Pendleton celebra i venticinque di vita dei Momix. Lo spettacolo, attualmente in preparazione, promette atmosfere più evocative che mai, fantasie luminescenti realizzate con le tecniche del “teatro nero” che Moses usa per la prima volta. Previsti momenti in cui immagini e musica si fonderanno in un tutt’uno altamente poetico e lo sguardo dello spettatore, nelle intenzioni di Pendleton, sarà meravigliato senza sapere dove soffermarsi. Sicuramente questo spettacolo ci regalerà innumerevoli e intense nuove “emozioni” visive.
La campagna abbonamenti per gli otto spettacoli della stagione 2004/2005 del Grande Teatro (Interi: 176 euro la platea, 140 la balconata, 90 la prima galleria, 55 la seconda galleria, ridotti, rispettivamente 142, 114 e 75 euro, con lo speciale prezzo di 43 euro per gli studenti) inizierà il 5 ottobre con la conferma dei vecchi abbonati e durerà fino al 16 ottobre presso la biglietteria del Comune di Verona, angolo via Leoncino, (tel.045/8066485-8066488) dalle 16 alle 19.30, tutti i giorni, festivi esclusi.
Tutti gli spettacoli inizieranno il martedì alle ore 20.45 e replicheranno tutte le sere alla stessa ora fino al sabato. Ultima recita, la domenica alle ore 16. Domenica 8 maggio, per i Momix, sono invece in programma due spettacoli: alle 16 e alle 21.
Anche quest’anno, i protagonisti incontreranno il pubblico nel foyer del Teatro Nuovo, il giovedì alle ore 17.
Continua infine l’attività promozionale nelle scuole medie superiori, con abbonamenti a prezzo speciale e presentazione-discussione degli spettacoli che avrà luogo presso l’istituto scolastico secondo orari che saranno di volta in volta concordati (tel. 0458077201)