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Il primo tentativo per un Piccolo Teatro a Verona

10/02/2004
 
Nell’immediato dopoguerra un piccolo gruppo di veronesi appassionati di teatro decise di fondare il Piccolo Teatro d i Verona. La compagine era capitanata dall’entusiasmo di Ubaldo Parenzo, prima di iniziare la sua trentennale carriera in RAI. L’iniziativa voleva essere preliminare alla sperata istituzione di un Teatro Stabile comunale, sull’esempio di Milano. Ma agli sforzi purtroppo non seguirono i fatti ed il Teatro finì per “sfinimento o per disamore”.
Il libro racconta quei giorni d’invincibile entusiasmo, basandosi in prima persona sui ricordi di Parenzo stesso. E’ un’interessante e dettagliata cronistoria dei programmi culturali tenuti dal Circolo del Piccolo Teatro prima e dal Teatro del Cappello poi, da cui emergono le dinamiche, le difficoltà e le appassionate speranze dei protagonisti della scena artistica di allora. Sullo sfondo di una città che ancora si leccava le ferite della guerra, il libro esalta la cultura e la storia veronese di quegli anni. Ma soprattutto è un libro che esalta l’amicizia. E numerosi sono i nomi che si legarono in quell’esperienza, alcuni dei quali divennero in seguito ben noti: Carlo Terron, Giulio Nascimbeni, Bruno De Cesco, Renato Ravazzin, Ettore Gaipa, Vasco Consoli, Luigi De Amicis, Ettore Solimani, Bruno Barbesi, Gastone Pontoglio, Gianni Spiazzi, Nino Cenni, Emo Marconi, Valosca Pasquali, Emilia Cadoni, Clara Spessa, Ivo Bucchi, Giuseppe Barni.
Allora a Verona vi erano due soli teatri, che erano privati: il Nuovo ed il Ristori (il Teatro Filarmonico, quello della GIL in Porta Nuova e il Duca d’Aosta erano stati distrutti dai bombardamenti). Il Sindaco Aldo Fedeli propose la costruzione di un Teatro Comunale, da collocarsi presso la vecchia dogana al Ponte Navi. Nell’attesa si creò un Circolo del Piccolo Teatro, avente lo scopo di informare, sensibilizzare e preparare un pubblico di appassionati.
La sede fu provvisoriamente la Casa di Giulietta. Il primo atto del Circolo fu - significativamente - la lettura di un testo che rappresentava una svolta per il teatro moderno: i Sei personaggi in cerca d’autore. L’intera attività si basava su letture interpretative di testi teatrali, conferenze e dibattiti. La scarsità dei mezzi e degli spazi, infatti, non favoriva le messinscene. Tuttavia il pubblico accorreva numeroso e dopo qualche periodo la sede venne trasferita nel più ampio salone del Palazzo dei Mutilati, con 300 posti a sedere. La prima fu la lettura dell’Antologia di Spoon River, che non mancò di fare registrare il pienone. Si incominciava a sentire pressante l’esigenza di passare dalle letture a vere e proprie rappresentazioni. Il Sindaco mise a disposizione la sala al piano alto della Gran Guardia. Gli infaticabili ragazzi del Piccolo allestirono una pedana e qualche quinta, in quello che era un grande androne freddo. Il riscaldamento era malamente fornito da una insufficiente stufa e ciascun attore per partecipare alle iniziative doveva portare da casa un pezzo di legno, avvolgendolo magari nel copione. Il primo “esperimento scenico” fu Il suo nome di Alberto Savino, una messinscena che si impose alla critica – non solo locale – per il coraggio della sperimentazione e la forza con cui uscì dagli schemi usuali e dalle teorie accademiche. In anni in cui si recitava nei teatri parrocchiali ancora a soli uomini o a sole donne, la prerogativa del Piccolo - come ogni altro Piccolo - era quella di avere un indirizzo informativo, proporre in un contesto di ricerca, scoprire e lanciare un autore, essere teatro di avanguardia, per creare nuovi confronti culturali.
Dopo una “pausa di riflessione”, nell’autunno del ‘49 il Circolo tornò al cortile di Giulietta, prendendo sede nel ridotto del Teatro Nuovo, assumendo il nome di Teatro del Cappello. Tennero a battesimo l’inaugurazione nullameno che Silvio D’Amico e Valentino Bompiani. Al Teatro fu affiancata, negli stessi locali, una Galleria del Cappello, primo nuovo spazio d’arte nato a Verona nel dopoguerra. Un Teatro-Galleria era cosa che non aveva uguali in Italia, si trattava di un vero “politeama” in miniatura. Si sperava che la galleria, oltre a svolgere un prezioso lavoro di informazione artistica, potesse fornire i proventi per assicurare la sopravvivenza del Teatro. Ma non fu così. Si alternarono letture, rappresentazioni, pomeriggi musicali e mostre d’arte per ancora un anno e mezzo. Sino a che, nel maggio del ’50, gli animatori di questa tormentata quanto entusiasta iniziativa “furono costretti a scendere dal treno dei desideri e a mutare programma”.
Un libro che può essere di esempio e stimolo per nuovi entusiasmi, Il Piccolo Teatro di Verona (1947-1051), Della Scala Edizioni, in tutte le librerie a 12,50 €.