Verona: Articoli: Il Teatro, i Teatri, le produzioni, e gli spettatori?
Il Teatro, i Teatri, le produzioni, e gli spettatori?
11/12/2003
TEATRO. Ma cosa significa teatro? La radice etimologica lo fa derivare direttamente da un termine greco che significa “vista”. Il teatro quindi è innanzitutto VEDERE. Il pubblico vede e ascolta naturalmente chi sul palcoscenico si FA vedere.
Si parla sempre di teatro ma è mia convinzione che il teatro non esista come concetto assoluto ma esistono I teatri, esistono cioè diversificati modi di FAR VEDERE, di comunicare. In quest’epoca multimediale, credo e spero che la forma teatrale possa dare allo spettatore - quindi alle persone - quella rivalutazione del contatto fisico che si è perso con la passività via via imparata e digerita dalla televisione, la quale non offre diritto di replica. A teatro invece si può applaudire o fischiare e chi riceve il plauso o meno è fisicamente presente, in un rapporto paritario. A teatro il pubblico può decidere: perché innanzitutto paga il biglietto di entrata e perché sceglie. Sceglie tra i ‘teatri’, intesi come proposte diverse, non solo per tipologia di spettacolo - tragedia anziché cabaret, commedia dell’arte o teatro di ricerca - ma soprattutto sceglie il linguaggio propositivo di questa o quella categoria di teatranti, ovvero il “lavoro” che supporta il risultato finale. Quel ‘lavoro’ che è sapienza e che non è improvvisazione. Insomma, diciamocelo chiaramente, che non si diventa attori dopo un seminario di tre mesi…e tantomeno commediografi! La messa in scena di un testo non può essere la vuota, meccanica ripetizione dello stesso, non deve essere un appagamento narcisistico. A meno che non abbia uno scopo o terapeutico o di puro passatempo. In questo caso però non si dovrebbero corrispondere compensi o comunque chi lavora tutto il santo giorno, e quindi ha passione e gioisce nel ‘fare’ il suo teatro credo che potrebbe nell’arco dell’anno riuscire a rappresentare un numero di repliche esiguo… in caso contrario la faccenda non mi è affatto chiara.
I ‘teatri’ sono interpretati dalle compagnie o da autori/attori e le differenze sono costituite anche dalle produzioni che lavorano affinché questo accada. Ci sono produzioni ricche perché sovvenzionate dallo stato o dalla regione con una solida distribuzione, ci sono poi produzioni povere non sovvenzionate, con difficoltà distributive ma non per questo meno interessanti.
E c’è il pubblico, che va a VEDERE. Il pubblico fa sì che il rito si compia. Ma sovente il pubblico non è aiutato a scegliere, a distinguere tra un titolo importante, famoso e rassicurante, e l’incertezza di uno sconosciuto… magari al di fuor di queste mura, dove pare non ci sia null’altro!
Bzzzzzzz. . . . . . . . . . . . . . .