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Jacques il fatalista

28/01/2003
 
Con “Jacques il fatalista” tratto da Diderot e interpretato da Paolo Poli prosegue il Grande Teatro a Verona.

Dopo l’applaudito dramma di Arthur Miller il cartellone del Grande Teatro, stagione di prosa organizzata dall’Assessorato allo Spettacolo del Comune di Verona in col-aborazione con Cariverona - Unicredit, tornano al Nuovo il sorriso e il divertimento con le eleganti e raffinate trovate ironiche di Paolo Poli, uno degli attori più amati dal pubblico veronese. Lo spunto questa volta viene da un testo di Denis Diderot (1713-1784), filosofo e scrittore francese nonché curatore della famosa Encyclopédie che diresse assieme a D’Alambert. “Jacques il fatalista” di Paolo Poli e Ida Omboni, liberamente tratto dal capolavoro omonimo di Diderot, interpretato e diretto da Paolo Poli, andrà in scena al Teatro Nuovo martedì 28 gennaio alle ore 20.45 e vi replicherà tutte le sere alla stessa ora fino a sabato 1 febbraio. L’ultima recita, domenica 2 febbraio, sarà invece alle ore 16. Torna dunque il teatro argutamente “dissacratore” di Paolo Poli con le sue particolarissime e ini-mitabili caratteristiche di vivacità, colore, travestimenti e ironia, con le sue canzoni, con i suoi eleganti scoppiettii di battute e di colpi di scena, col suo scanzonato e culturalmente profondo umorismo. Questa volta alla base dello spettacolo c’è il romanzo “Jacques il fata-lista” di Diderot, miniera di arguzie filosofiche con riferimenti a Spinoza da sembrare quasi appositamente scritto per il teatro comico. Del resto Diderot si occupò intensamente di tea-tro ponendo anche le basi, con il suo saggio “Paradoxe sur le comédien”, di quello che sa-rà poi il teatro dell’Ottocento. Nel “Paradoxe”, Diderot sostiene infatti che «l’attore, per pro-vare davvero i sentimenti e le emozioni che la sua parte implica, dovrebbe possedere un animo pronto ad accendersi facilmente. Ma, anche così, due elementi possono nuocere alla sua resa teatrale: la speciosità e l’ampiezza dello spazio scenico, diverso da quello della vita quotidiana, e la ripetitività della commedia che, dopo qualche replica, raffredda ogni moto spontaneo dell’animo». Considerazioni che, nella storia del teatro, ora in un senso e ora nell’altro, ricorrono più volte: pensiamo, per quanto riguarda il rapporto tra at-tore e personaggio, all’immedesimazione teorizzata da Stanislavski e all’antitetico estra-neamento che voleva Brecht.
«Jacques – racconta Paolo Poli – è un servitore imperturbabile come chi non ha mai avuto niente gratis dalla vita, mentre il suo padrone è un personaggio piuttosto insolito: colto, senza snobismi e generosamente pasticcione. I due viaggiano insieme (luogo di partenza ignoto, destinazione sconosciuta) discorrendo, ‘becchettandosi’ e incrociando un arcoba-leno di personaggi stravaganti. A ogni incontro la scena e il dialogo cambiano e succede qualcosa di inaspettato. Ecco quindi Jacques che, derubato, finisce in gattabuia. Eccolo poi approdare in un albergo dove facciamo la conoscenza di una loquace locandiera e di un burbero benefico. E fra un viaggio e l’altro (il Settecento è il secolo dei “gran tour”), il servo e il suo padrone fanno mille riflessioni (il Settecento è il secolo filosofico) e si raccontano storie d’amore (il Settecento è il secolo della galanteria)...».
Dopo un’avvincente serie di avventure, vissute, raccontate e riproposte con quella strepi-tosa successione di flashback che caratterizza il teatro di Paolo Poli, ecco il finale lieto, appannaggio classico dell’eroe e della storia, con Jacques che trova la donna ideale. «Po-trà finalmente – si domanda Paolo Poli – dormire tranquillo fidando nella fedeltà della spo-sa? Non chiediamo troppo. Meglio lasciar fare al destino. Dopo tutto, lui è un fatalista...». Lo spettacolo, che tanto successo sta riscuotendo nella sua tournée, ha ancora – più di due secoli dopo nel segno di una complicità culturale tra Poli e il celebre illuminista france-se – il segno dell’“arguzia malandrina” di Diderot capace di fare divertire e riflettere il pub-blico del Teatro.
“Jacques il fatalista” si avvale delle scene di Lele Luzzati, dei costumi di Santuzza Calì e – un classico per gli spettacoli di Poli che incontrerà il pubblico giovedì 30 gennaio alle ore 17 nel foyer del Teatro Nuovo – delle musiche di Jacqueline Perrotin. Per i non abbonati sono disponibili posti di platea, balconata e galleria presso la biglietteria del Teatro Nuovo (tel. 0458006100), presso gli sportelli di Unicredit Banca - Cariverona e presso il circuito Box Office.