«Il Quinto Mondo Tour 2002», partito da Ancona il 17 aprile, vedrà Jovanotti cantare al palasport di Verona il 10 Maggio, e terminerà il 1 giugno allo stadio Olimpico di Roma. «Mi spaventa un po' cantare in uno spaziocosì grande ma il Palaeur non è disponibile e il Palaghiaccio di Marino mi sembra un po' fuori mano».
Il Quinto Mondo
«È essenzialmente un disco nato da una band composta da basso, chitarra e batteria». Così Jovanotti descrive «Il quinto mondo», il suo ultimo album. Un disco registrato dal vivo, senza campionamenti. «"Il quinto mondo" è un disco che parla dell'uomo dall'inizio alla fine - spiega Lorenzo - un uomo che oggi, come dico in un pezzo dell'album, è "a metà strada nella selva oscura tra la tecnica e la natura"».
L'album si apre con il tanto discusso singolo «Salvami» e con il brano «Un uomo», un pezzo funky che gode dei fiati arrangiati dal suo amico Demo Morselli. «Demo è un genio e la sua è una big band che si è inserita benissimo sulle nostre basi». Ma c'è spazio anche per le canzoni d'amore come «Ti sposerò», «Morirò d'amore» per poi passare a temi più sociali come ne «La vita vale», un altro pezzo denso di significati in cui tutta la band legge gli articoli della Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. Nel disco canta anche la piccola Teresa, la figlia, che dà l'incipit a «Canzone d'amore esagerata» brano in cui c'è addirittura un computer che recita il cantico di Frate Sole. A seguire «Storia di un corazon» un canto tribale mix di ritmi afrocubani e brasiliani in cui Lorenzo duetta con Jarabe de Palo. Tra i brani che chiudono il disco infine «Date al diavolo un bimbo per cena», il pezzo più lungo con i suoi oltre undici minuti ma che si ascolta volentieri grazie anche al sax di Kenny Garret.
Viene spontaneo allora chiedersi perché un album musicalmente così eterogeneo, così curato negli arrangiamenti preannunciato da un pezzo semplice, quasi spartano nella sua struttura musicale come «Salvami»? «Sono uscito con "Salvami" perché avevo bisogno di uscire con quella canzone dopo i fatti dell'11 settembre - dice Lorenzo - e ricordo che il disco era già avanti ma dopo quegli avvenimenti avevo bisogno di esprimermi con un pezzo forte, diretto, con un'energia positiva, ma al tempo stesso semplice, quasi adolescenziale». E proprio a proposito della sua overdose di presenze televisive dice: «Ero pronto a tutto ma sinceramente non mi aspettavo che la cosa prendesse una piega politica come è stato. A me non piace la concezione di una musica che vive nei suoi canali, nelle sue zone protette, per questo abbiamo chiesto di partecipare a tutte queste trasmissioni. Se fosse stato per me io avrei solo cantato ma poi bisogna scendere a compromessi con lo show business televisivo ed ho accettato anche di parlare. Con Vespa dovevano essere solo due domande dieci minuti prima della fine della trasmissione, in realtà alla fine mancava un'ora e mezza. Ricordo che Gino Strada mi ha chiamato dopo la trasmissione e mi ha detto: "Tu sei matto". Sapevo che avrei portato avanti un'idea non condivisibile dall'establishment ma volevo portare un messaggio verticale in un contesto orizzontale». «Ho parlato anche con Piersilvio Berlusconi su quest'argomento - conclude Jovanotti - e gli ho detto che io non ho fatto altro che fare in una settimana quello che gli altri fanno in un anno e poi, parliamoci chiaro, sono riuscito ad alzare molti ascolti... La critica che mi ha dato più fastidio è stata quella secondo la quale ho fatto tutto ciò per vendere dischi: questo vuol dire considerare un disco solo come un prodotto, un oggetto di mercato, mentre i dischi, come i giornali e i libri, fortunatamente sono anche qualcos'altro: contengono idee».