S’inaugura giovedì 19 febbraio al Teatro Camploy alle 20.45 la rassegna L’ALTRO TEATRO organizzata dall’Assessorato allo Spettacolo del Comune di Verona. La manifestazione, che proseguirà fino al 5 aprile, proporrà sedici spettacoli dove si fondono e si confondono – grazie alla sperimentazione e all’innovazione – teatro, danza e musica. «Oltre ad ampliare l’offerta teatrale cittadina attraverso spet-tacoli fuori dal percorso tradizionale per colmare una carenza di proposte nel campo della ricerca e dei percorsi teatrali alternativi, si è voluto – spiega il direttore artistico Gian Paolo Savorelli – dare inizio al Teatro Camploy a un’attività gestita direttamente dal Comune dopo un lungo periodo in cui l’amministrazione comunale si è limitata quasi esclusivamente alla semplice concessione del teatro a terzi». «La prospettiva – aggiunge l’assessore allo Spettacolo Luciano Guerrini – è quella di dare continuità e possibilmente ampliare nei prossimi anni questa rassegna in modo che il Camploy diventi punto di riferimento per un certo modo di proporre teatro, danza e musica indirizzato soprattutto ai giovani». Ad aprire la rassegna sarà, il 19 febbraio nell’ambito della sezione “Percorsi alternativi”, la Compagnia Elsinor / Teatro Stabile di innovazione con I promessi sposi alla prova di Giovanni Testori, regia di Maurizio Schmidt, interpreti Virginio Gazzolo, Giorgio Branca, Ancilla Oggioni, Franco Palmieri, Lilli Valcepina ed Elisabetta Verga-ni. Spettacolo della memoria, "senza la quale il presente è cecità", scritto da Testori nel 1984, I promessi sposi alla prova è la storia di un gruppo di attori alle prime armi che un anziano maestro di recitazione e di vita dirige nella messa in scena del capolavoro manzoniano. Il maestro, visionario, santo, filosofo, è interpretato – con lo stesso carisma del mago Cotrone nei Giganti della montagna – da Virginio Gazzolo. Lui, il maestro, arriva in un teatro abbandonato e risveglia gli attori inebetiti dai televisori per insegnare che la metafora teatrale è possibile solo calandosi nell'abisso del personaggio. Poi stacca la spina di quei televisori, sveglia tutti e dice: “Ricominciamo la Cultura. Dagli albori del teatro, dall’antica Grecia, dal coro. E ricominciamo dalla storia più nota che esiste per tutti, sulle rive del nostro piccolo lago cristiano: la storia di quel travagliato matrimonio che il disegno della Provvidenza realizzò nelle forme più dolorose immaginabili”. Cosa leghi il Testori “dissacratore” di teatro (pensiamo alle sue parodie di Amleto, Macbeth e Faust) ai Promessi sposi, è spiegato in una nota del Testori “critico d’arte” datata 1984: «La continua frequentazione della pittura secentesca lombarda, quella che ho sempre definito ‘pittura dei pestanti’, mi ha sempre indotto a riconoscere in quel momento della storia della Lombardia, quello della peste, lo specchio di certi nostri anni tribolatissimi. La necessità intima, quasi angosciante, di restituire a me stesso e ai miei contemporanei la memoria, ciò che il mondo cerca di distruggere, mi ha portato ai Promessi sposi». Un traguardo in sintonia con l’ispirazione marcatamente religiosa che caratterizzò l’ultima produzione di Testori (quella di Interrogatorio a Maria e Factum est) e che Schmidt rielabora come discorso sulla memoria che diventa discorso sul teatro. Prevendita dei biglietti presso gli sportelli di Unicredit Banca e (dal 2 febbraio) presso Box Office, via Pallone 12/a. Posto unico numerato 8 euro (ridotto 6 euro). Abbona-mento ai nove spettacoli di prosa 40 euro. Informazioni ai numeri 0458008184 e 0458009549 e www.comune.verona.it/teatrocamploy/