‘Si sa che non è facile proporre una serata a teatro a chi purtroppo, colpito dal male, è trattenuto in corsia. E’ un impatto difficile, eppure un paio d’ore di distrazione e anche divertimento non possono fare che bene! Noi ne siamo convinti e in tutti i modi vorremmo poter offrire al numero più grande possibile di pazienti la possibilità di staccarsi almeno per un poco dal proprio male. Almeno per un poco!’
Con questa frase una compagnia teatrale di Bolzano, il Gruppo Insieme, ha inaugurato dal gennaio scorso il “TEATRO IN CORSIA”, una serie di spettacoli, a scadenza mensile, eseguiti da vari gruppi amatoriali delle zone limitrofe. Ciò che distingue in modo abissale questa rassegna dalle altre è il contesto in cui è stata svolta: all’interno di un ospedale.Ripeto… in un ospedale!!
Tutto è partito, nell’ottobre del 2002, da una semplice discussione tra alcuni medici del S.Maurizio di Bolzano ed il presidente del Gruppo Insieme Attilio Biolcati, al tempo ricoverato presso di loro. Ne è emerso che erano vivi l’intenzione di portare avanti il concetto di “umanizzare” l’intera struttura ospedaliera e il desiderio di sfatare quel luogo comune che associa ‘ospedale’ al termine ‘sofferenza’. Con tali presupposti è voluto combattere lo stress da paura e dolore a cui ogni paziente è soggetto nel periodo di ricovero. Così l’apporto degli artisti del Gruppo Insieme ha dato luce ad un progetto vittorioso. E la vittoria è arrivata in quanto, dall’inizio della manifestazione, il numero degli spettatori è passato da 18 (contati) ai 160 di ottobre ! Queste cifre potrebbero far sorridere un teatro “normale”, ma sono notevoli per uno spazio teatrale decisamente improvvisato. E’ stata infatti utilizzata la sala congressi, ex cappella dell’Ospedale, che di teatrale…non ha nulla!
Il Gruppo per la Umanizzazione dell’Ospedale (così ha deciso di battezzarsi in seguito lo staff dei dodici medici iniziatori del programma) si è rivolto alle maestranze dell’Istituto Ospedaliero per far costruire un sipario standard conciliabile per ogni spettacolo e per fornire gli impianti d’illuminazione. Inoltre, vista la particolarità della situazione e – soprattutto - i contributi inesistenti dall’Ente pubblico, le compagnie si sono accontentate di un semplice rimborso spese, dato dal Gruppo Insieme. Gli attori, tutti “amatoriali” con proprio impiego, si sono dovuti adattare a recitare di giovedì… alle 19.00, per il fatto che, per avere un minimo di pubblico, era necessario recitare dopo la cena delle 17.30. Si è dovuto peraltro escludere il weekend, in quanto i Primari di ogni reparto sono soliti dare ai pazienti quasi del tutto congedabili il permesso d’uscita per il fine settimana.
La propaganda pubblicitaria, oltre alle consuete affissioni nei corridoi e negli ascensori dell’ospedale delle locandine informative sugli spettacoli, si caratterizza per originalità. Prima della cena del giovedì, ogni paziente trova sopra al proprio piatto un pieghevole con le notizie specifiche sullo spettacolo della serata, accompagnate dalle seguenti righe: “Ricordandovi che teniamo alla Vostra serenità oltre che alla Vostra riabilitazione fisica, intendiamo farVi sorridere e lasciarVi un buon ricordo”.Per i degenti in difficoltà di muoversi è stata offerta piena disponibilità dai Pionieri della Croce Rossa, e comunque, nel complesso, essi hanno avuto il privilegio di essere protagonisti/spettatori esclusivi di un evento proprio unico nel suo genere.
A questo punto sorge spontaneo un suggerimento: perché non mettere in piedi pure a casa nostra un progetto simile? Oltre ai Clown Dottori la realtà veronese non ha mai trattato iniziative sull’onda del ‘TEATRO IN CORSIA’.
Dei Clown Dottori o Dottori del Sorriso se ne parla un po’ ovunque oggigiorno, e meritano un grande plauso: è dimostrato scientificamente, e questi straordinari volontari ne sono la prova, che riducendo gli stress e le fobie di un ricovero ospedaliero cala il bisogno di farmaci. Un esempio? Tempo fa, presso l’ospedale Meyer di Firenze, i Clown Dottori furono autorizzati ad intervenire a favore di una bambina che si doveva sottoporre ad un esame di biopsia ossea.Per riassumerlo esso consiste in un’aspirazione di una piccola quantità di tessuto per verificare l’esatta natura di una patologia.La paziente però dovette farlo senza l’aiuto dell’anestesia, sconsigliata per le sue condizioni fisiche. Ed il ‘sistema del sorriso’ funzionò, in quanto la piccola durante l’intervento non si spaventò e nemmeno pianse. Ciò dà dimostrazione che l’allegria porta alla guarigione. A Bolzano questa allegria prende il nome di Teatro, ed alcuni di loro possono dire : “Ma guarda un pò, ero ricoverato in ospedale e sono andato anche a vedere quelli che recitavano”.
Il messaggio conclusivo, quello cioè di trovare il modo di aprire una porta a manifestazioni simili, ovviamente è rivolto agli addetti in campo sanitario, che credono fermamente nell’efficacia di questi sistemi curativi.
Rubrica aperta e cornetta alla mano: basta una telefonata per allargare un sorriso che a Bolzano a mostrato già i suoi effetti positivi.