“Senza rosee previsioni, una domenica pomeriggio, io ed altri pochi giovani, decidemmo di fare il carnevale villafranchese, con carri allegorici e rivista di varietà”. Con queste parole descrive la nascita dell’Aurora, don Egidio Baietta, vero fondatore della compagnia e ideatore di quella che in tutta la provincia è la realtà teatrale più vecchia o che comunque da maggior tempo, ogni anno, mette in scena uno spettacolo nuovo.
La rivista nasce nel 1956, e decide di mettere in scena i suoi spettacoli a carnevale, periodo che dovrebbe essere nato per prendere in giro i potenti e i vizi e le virtù dei nobili, dove tutto si stravolge. Proprio come fa l’Aurora nelle sue riviste. Nel ’56 quando la rivista nasce, i primi attori furono solo uomini e non per scelta, ma perché i tempi non erano ancora maturi - da qui si capisce la differenza sostanziale con l’oggi - e lo spettacolo si svolgeva proprio come le riviste del tempo: presentatore, canzone, scenetta.
Solo più tardi, nel ’68 cominciarono a cambiare le cose, aggiungendo alla satira di costume anche la satira politica, che diventerà per l’Aurora punto costante di riferimento. Satira politica comunque sempre garbata e misurata. Maturando, la rivista, solo più tardi, diventerà uno spettacolo musicale a scena aperta con filo conduttore e soggetto avvicinandosi così più alla commedia, ma senza stravolgere mai la tradizionale messa in scena, lavorando sempre sul sottile filo dell’ironia.
Lasciata sempre un po’ in disparte dai mass media, ma comunque temuta e cercata dai politici di Villafranca (Un politico di opposizione una volta su L’Arena scrisse che “aveva il diritto di essere preso in giro”), è punto di riferimento ai giorni nostri per circa una sessantina di persone che orbitano intorno a questa realtà. Realtà che è cresciuta e consolidata; diciamolo; senza nessun contributo statale, ma con il semplice apporto della passione e dell’amore per questa, che a Villafranca rimane l’unico momento culturale rilevante in termini di presenze nel paese.
Qualcuno potrà storcere il naso sul “momento culturale”, ma uno spettacolo che mette in scena vizi e virtù di un paese intero e che rispecchia fedelmente, come fosse un libro, la realtà e l’evoluzione di un paese non saprei come definirlo altrimenti.
Scritta ogni anno ex novo, la rivista di Villafranca è lo spettacolo più visto dal pubblico villafranchese che riempie il teatro Verdi già in prevendita con più di 4000 posti a sedere venduti in una sola mattina. Qualcuno si mette in coda già dalle 5.30 del mattino per prendersi i posti migliori. Spettatori vengono dalla Romagna, dalla Toscana e da altre parti d’Italia per vedere la rivista pur non conoscendo nessuno dei componenti. Infatti il fatto singolare che si registra in questi ultimi anni è proprio l’aumento di persone venute da “fuori”, per poter vedere la rivista. Cosa che, con tutta umiltà, ci riempie veramente di orgoglio.
Unica nota stonata in questo continuo crescendo da 48 anni a questa parte sono, purtroppo, le condizioni nelle quali la rivista nasce: il teatro. Vecchio e decrepito ormai, nonostante proprio la compagnia Aurora di tasca propria lo abbia ripulito e ristrutturato più di una volta, non ha trovato ancora un “qualcuno“ che si prenda la briga di ristrutturarlo completamente, nonostante da più di 15 anni le promesse si rinnovino. Ma questa è un’altra storia che non raccontiamo qui.
Anche quest’anno la compagnia Aurora rinnoverà il festoso e allegro appuntamento con la rivista e dunque con il proprio pubblico. La storia che andremo a raccontare parlerà di sogni, dei sogni dei villafranchesi o forse no. Non posso raccontare di più, tra i componenti della compagnia vige una regola ferrea: mai raccontare niente dello spettacolo fino all’ultimo giorno (e non sarò certo io a rompere questa regola).
Insomma, prendendo le parole da Graziano Tavan (giornalista): “da trent’anni punto di incontro di giovani e appuntamento sentito e aspettato dalla gente. E’ la gioia di ritrovarsi fra amici in un determinato periodo dell’anno per estrinsecare un qualcosa che si sente dentro. E’ voglia di rinnovarsi, di riconoscere una tradizione nella gente che cambia. E’ un momento di cultura, di maturazione, di allegra riflessione. E’ la voglia di superare ogni ostacolo per costruire uno spettacolo che, unico nel suo genere, ha saputo in cinquant’anni, avvicinare ceti sociali diversi, diverse ideologie; che ha saputo insegnare che anche l’autocritica è segno di maturità. E’ il sacrificio di riservare almeno tre mesi ogni anno al teatro. E’ un dialogo che va sostenuto nel solco di una tradizione di valori e di sempre nuove aperture. In poche parole è LA RIVISTA DI VILLAFRANCA.”
L.M.
La prevendita dei biglietti sarà effettuata domenica 15 febbraio presso il Teatro Verdi (se regge) a partire dalle ore nove.