Verona: Articoli: Lirica, Il Teatro Musicale


Lirica, Il Teatro Musicale

12/03/2004
 
Inizio con questo numero la mia collaborazione con VERONATEATRO, ne sono onorato, lusingato, e felice di intraprendere questa nuova avventura giornalistica nel mondo dello spettacolo. Racconterò di teatro musicale a Verona e provincia, cercando di dare spazio a tutte le manifestazioni che si svolgeranno nel nostro territorio. E’ ovvio che, in questa rubrica, la parte del leone la farà la Fondazione Arena che da anni impera a livello internazionale nella produzione lirica, ma non per questo tralasceremo realtà locali, ma non meno significative e qualificate, che contribuiscono alla diffusione musicale nei nostri teatri piccoli o grandi teatri, da sempre bacino di comunicazione tra le genti. Vorrei porre l’accento su due aspetti della vita musicale teatrale in genere. Primo: non è per niente vero che solo ciò che è rappresentato in grandi istituzioni corrisponda ad un grande spettacolo ed altrettanto errato pensare che celebri nomi siano sempre al massimo delle loro prestazioni. Viceversa, è vero che spesso spettacoli cosiddetti “minori”, ma supportati da serio professionismo e lavoro d’équipe, s’impongano con piacevole soddisfazione. Secondo: non sono solo i grandi nomi pubblicizzati da giornali e mass media a creare spettacolo e cultura, ma anche i numerosi e sconosciuti professionisti che da anni e per una vita dedicano il loro lavoro all’arte. Non lasciamoci dunque influenzare dal comune convincimento del bello o del bravo perché tale, ma cerchiamo di farci una nostra opinione, ragionata, magari fuori del coro, non per questo errata.
Faremo un bilancio sulla stagione Lirica invernale al Teatro Filarmonico proprio a ridosso delle prove di Tosca, terzo spettacolo in cartellone, di cui parleremo nel prossimo numero.
La rassegna si è aperta lo scorso novembre con la rarità del veneziano Ermanno Wolf-Ferrari Le donne curiose, spettacolo riuscito grazie alla splendida regia di Saverio Marconi e alle coloratissime scene di William Orlandi. Un cast volenteroso ed efficiente ha contribuito al meglio nella parte musicale: spiccavano i nomi di Rossana Rinaldi, Michela Sburlati, Cristina Pastorello, Francesco Piccoli e Bruno De Simone. Note meno brillanti venivano dal direttore, Daniele Belardinelli, piuttosto estraneo alla conversazione in musica e al tipico sapore del linguaggio goldoniano (autore della commedia omonima da cui è tratta l’opera). Nel complesso uno spettacolo godibile e un’autentica rarità che difficilmente avremo modo di riascoltare, data la sconfortante ripetersi del repertorio nella programmazione dei teatri d’opera.
A gennaio la stagione è proseguita con Norma di Vincenzo Bellini, anche quest’opera non frequentatissima date le difficoltà canore richieste ai cantanti. L’allestimento denominato “La Voce” e proveniente dal Giappone, prevedeva Hugo De Ana alle prese con regia scene e costumi, il quale ha delegato l’assistente Michiko Taguchi nelle ripresa dello spettacolo (probabilmente lui troppo impegnato a Roma in altro lavoro). La scelta di spostare l’azione dall’occupazione romana delle Gallie, al “moderno” ottocento stile impero, si è rivelata insignificante quanto inutile; cui va aggiunta una concezione registica banale e non sviluppata, con trovate di dubbio gusto, come far morire i protagonisti infilzati dai guerrieri anziché sacrificarli sul rogo come previsto dal libretto. Peccato questa caduta di De Ana, il quale ci aveva abituato a ben altri spettacoli. L’attesa era tutta concentrata sulla protagonista Dimitra Theodossiou, al suo debutto italiano nel ruolo. Attesa svanita in una performance molto compromessa dalla precaria tecnica vocale della cantante, sovente in difficoltà e con un registro acuto sfocato. Pesantemente contestata già dal primo atto ha faticato a proseguire nell’opera arrivando in ogni modo al termine. Gli altri interpreti non brillavano particolarmente, a cominciare Kristjan Johannsson, sfocato urlatore, e Riccardo Zanellato cupo e cavernoso basso. Pur nella loro solida professionalità non potevano emergere Chiara Chialli, Paola Fornasari Patti e Antonello Ceron, certamente non aiutati dalla discontinua e pesante bacchetta di Pier Giorgio Moranti.