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Marmomacc, la cultura al servizio del sistema produttivo lapideo
02/07/2004
Promuovere la cultura per favorire l’economia, valorizzare l’uso della pietra per sviluppare il sistema produttivo che ad essa fa riferimento. E’ quanto si propone la 39ª edizione di Marmomacc, la Mostra Internazionale di Marmi, Pietre e Tecnologie in programma dal 7 al 10 ottobre prossimi a Veronafiere, che è patrocinata dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e dal Ministero delle Attività Produttive.
La rassegna, diventata negli anni il punto di riferimento nazionale ed internazionale del settore lapideo, non è solo un crocevia di scambi e di contatti commerciali, ma il luogo privilegiato per la formazione e l’aggiornamento professionale degli architetti e dei progettisti, che anticipano, individuano e realizzano i nuovi percorsi nella cosiddetta «architettura di pietra» da cui dipende il futuro stesso di un distretto che conta in Italia oltre 12mila imprese con un fatturato complessivo superiore ai tre miliardi di euro.
Il binomio cultura-economia è per Veronafiere inscindibile. Per questo l’Ente, che dall’87 ha dato vita al Premio Internazionale Architettura di Pietra (la 9ª edizione sarà nel 2005), ha istituito quest’anno un nuovo prestigioso riconoscimento: il Premio alla Carriera Marmomacc 2004.
Il primo, a cadenza biennale, si rivolge ai grandi interpreti delle più significative esperienze architettoniche degli ultimi anni, in cui la pietra costituisce il materiale identificativo che determina i valori estetici e le qualità tecniche dell’opera. Il secondo, collegato quest’anno agli eventi di Marmomacc sull’uso qualitativo della pietra nell’attuale architettura tedesca, è stato assegnato ad un famoso architetto tedesco: Hans Stimman. Il Comitato consultivo, composto da una serie di esperti conosciuti sia in Italia che all’estero (Augusto Romano Burelli, Marco Casamonti, Francesco Cellini, Werner Oechslin e Vincenzo Pavan), ha individuato in Stimmann, Senatsbaudirektor della città di Berlino, la figura chiave dell’architettura contemporanea di pietra in Germania, il quale è uno degli artefici più rappresentativi del «laboratorio tedesco» di cui si parlerà proprio a Marmomacc nella sezione Marmo Arte Cultura attraverso mostre e convegni.
Inoltre la rassegna, che ospiterà quest’anno un migliaio di architetti provenienti da tutto il mondo, ha avuto lo scorso giugno anche una prestigiosa anteprima grazie alla conferenza su «Pietra. Concetto e regola dell’arte nella costruzione» tenuta del professor Francesco Venezia, docente all’Istituto Universitario di architettura di Venezia, il quale è uno dei massimi esperti mondiali sull’utilizzo delle pietra nelle costruzioni.
L’architetto, nato a Lauro (Avellino) nel 1944 e conosciuto per alcune sue opere assolutamente innovative – il Museo di Gibellina, il Teatro all’aperto di Salemi, la Biblioteca ed il Polo universitario giuridico ed economico di Amiens (Francia), progetto che si è aggiudicato il Premio Internazionale Architettura di Pietra nel ’97, il Laboratorio prove materiali della Facoltà di architettura di Venezia e Mestre, ecc. – e per aver insegnato anche a Berlino, Harvard e Losanna, ha sviluppato un ragionamento sull’uso della pietra nel corso della storia, sulle sue caratteristiche espressive e sulle diverse potenzialità applicative.
Si è soffermato in particolare sulla necessità di avere «un impianto di idee» dietro a qualsiasi «progetto di edificazione», altrimenti «la pietra non fiorisce». «Bisogna pensare nella pietra», ha sottolineato, «e per farlo occorrono regole precise, cioè regole dell’arte. Oggi si vede sovente un uso sconnesso da una vera elaborazione teorica, con conseguenze facilmente immaginabili. La pietra, di per sé, trasmette l’idea della costruzione e negli ultimi anni ha conosciuto un grande ritorno. Ma deve essere pensata come materiale che si perpetua nel tempo».
La conferenza si è inserita nel progetto che Veronafiere sta portando avanti da un paio d’anni, coma ha ricordato il presidente Luigi Castelletti, il cui scopo è di «far vivere le rassegne non solo durante i giorni di manifestazione, ma anche per gli altri 360 giorni dell’anno». «Marmomacc», ha proseguito Castelletti, «si svolge in un territorio particolarmente vocato, che ospita il distretto più importante del mondo. Il nostro obiettivo è di mantenere la leadership nazionale ed internazionale conquistata negli anni, non limitandoci ad avere una fiera vetrina dei prodotti e delle tecnologie, ma un luogo nel quale vengono dettate le strategie del comparto, una piazza in cui si incontrano saperi, conoscenze, esperienze, tecnologia e comunicazione».
«Verona», è intervenuto Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, «può essere considerata, visti i dati registrati negli ultimi anni in merito alla partecipazione dei visitatori e degli espositori, la capitale mondiale del marmo e della pietra naturale», ribadendo però che «se si vuole andare al cuore dei processi di mercato occorrono manifestazioni ed eventi culturali pensati nell’ottica del consumatore finale, mettendo in diretto contatto il prodotto e coloro che lo possono utilizzare».
Una strategia che Veronafiere persegue da anni. Infatti è riconosciuta ufficialmente «education provider» dell’AIA (American Institute of Architects) e del RIBA (Royal Institute of British Architects), ed accoglierà per l’edizione 2004 qualificate delegazioni di architetti, che si aggiungeranno alla presenza espositiva di circa 1.400 aziende tra dirette ed indirette provenienti da più di 50 Paesi.
Per la manifestazione è stato realizzato un programma culturale molto ricco, focalizzato sulla Germania e nello stesso tempo sulle opportunità di business per le aziende italiane, che nel Paese tedesco hanno uno dei propri partner di riferimento.
Da quasi due decenni, ricorda Vincenzo Pavan, curatore degli eventi culturali di Marmomacc, il Paese ha assunto un ruolo di avanguardia nell’uso dei materiali lapidei nell’architettura. La ricerca e le nuove esperienze effettuate in questo campo hanno coinvolto sia gli aspetti tecnici della costruzione che i linguaggi architettonici.
Il rilevante valore simbolico-culturale attribuito all’architettura ed una apertura senza paragoni all’apporto di personalità internazionali nella vasta opera di «nuova ricostruzione» delle città distrutte dalla guerra, hanno contribuito a confermare ulteriormente il ruolo di laboratorio internazionale di architettura del paese nel decennio antecedente ed in quello successivo alla caduta del muro e alla riunificazione nazionale.
In particolare Berlino, riconosciuta oggi come una delle capitali internazionali dell’architettura contemporanea, è al centro del dibattito sul rapporto tra materiali della tradizione costruttiva e nuovi linguaggi architettonici. Un dibattito che ha messo in luce contraddizioni e contrasti profondi tra i protagonisti su numerosi temi, tra i quali la «ricostruzione critica» delle città distrutte dalla guerra, i linguaggi architettonici oscillanti tra minimalismo, nuova monumentalità, libera ricerca formale, permanenza della tipologia, fino all’interpretazione dei materiali in chiave ideologica tra «autoritari» e «democratici».
Questo proposito Veronafiere organizzerà la mostra «Germania: l’arte di costruire in pietra» (15 settembre – 17 ottobre), che presenterà una selezione delle migliori opere in pietra realizzate dai più importanti protagonisti dell’architettura tedesca contemporanea: Bolles e Wilson, Kollhoff & Timmermannn, Larsen, Pei, ecc. Una sezione speciale dell’iniziativa sarà dedicata ad alcuni recenti interventi unitari della ricostruzione di Berlino, particolarmente significativi per l’uso dei materiali lapidei: Leipziger Platz e Potsdamer Platz-Lenné Dreieck, importanti opere di restauro e di ricostruzione di alcune piazze.
Insieme alla mostra Veronafiere organizzerà, nella giornata di sabato 9 ottobre, il convegno intitolato «Idiomi della pietra nella nuova architettura tedesca», che sarà coordinato dall’architetto Augusto Romano Burelli. All’incontro parteciperanno storici, critici ed esponenti dei diversi orientamenti dell’architettura tedesca coinvolti in esperienze di costruzione con la pietra.