Nessuno meglio di Vittorino Andreoli può spiegare le ragioni e le emozioni che suscita questa esposizione dei fratelli Bassotto, che fino al 23 marzo può essere visitata presso la galleria Francesco Girondini.
Riportiamo alcune considerazioni dello stesso Andreoli:
"Si possono fare delle splendide fotografie dell'orrore. E così si mescolano due termini che all'apparenza sembrano antitetici: bello e orrido. Un insieme che richiama alle chimere e ai mostri. Le immagini fotografiche dei fratelli Bassotto sono un documento straordinario e come sempre in questi casi si fa fatica a dare ordine alle impressioni e a trasferirle in idee che si devono poi stendere rispettando grammatica e sintassi. Impressioni contraddittorie poiché subito si mescola l'uomo al mostruoso e si scopre che il mostro è semplicemente un uomo. Si pensa alla scienza, si salgono le scale dell'antico palazzo Giuliari sede del Museo di Storia Naturale di Verona, dove questi reperti, feti anomali, erano dapprima esposti, ora dimenticati in un deposito. Cambiano le sensibilità e anche i paradigmi di lettura, per cui una cosa può diventare e suggerire qualsiasi considerazione fino a domandarsi se sia opportuno mostrarla e mostrarla sub spoecie aestetica."
I reperti che vediamo oggi nelle fotografie dei Bassotto sono servite a capire le cause della interruzione di una gravidanza: cause esterne al feto oppure interne parte della organizzazione della crescita. Dei geni noi oggi diremmo e della loro alterata sequenza. In fondo questi reperti raccontano lo stesso sforzo di leggere il processo di crescita: quel misterioso percorso che in nove mesi conduce due cellule a costituire un bambino: una serie di passaggi che possono essere male guidati o condotti da una regia irregolare.
Ecco il mostro.
Gli acefali, senza cervello, i siamesi, gemelli attaccati con parti di soma in comune. Le alterazioni della palatoschisi di cui il labbro leporino ne è una espressione non grave. E da questo tipo di raccolte (collezioni) si è capito che anche la mostruosità ha una propria normalità nel senso che non si presenta con gradi di libertà enormi, ma le malformazioni si ripetono e si limitano ad alcune forme. E da qui allora la indicazione di vie maestre che meritano attenzione e dunque la ricerca di cause più specifiche. Insomma desidero sia chiaro che questi reperti non sono giochi della perversione o più semplicemente delle curiosità e di un collezionismo perverso, ma elementi di una scienza che oggi appare grossolana, ma che un tempo era essenziale. Tra la analisi del movimento della terra attraverso il Pendolo di Foucault e la fotografia a sequenza dei satelliti c'è un abisso, ma il pendolo merita un posto in un museo e nella memoria dell'uomo che è il museo personale di ciascuno.
Per me questi "vasi" fotografati sono urne e nell'insieme costituiscono un cimitero. Sì, perché anche questi sono uomini, parte di questo strano animale che calpesta la terra da qualche millennio. Sono vissuto da sempre dentro i manicomi, nelle carceri tra gente che ha ammazzato magari la sola persona cara che aveva. Sono stato insieme a chi si è ammazzato o ha tentato di farlo con diversi mezzi, rapidi o lenti e sempre si trattava di uomini e condividevo storie umane anche se avevano una sequenza strana e seguivano un percorso che sembrava disumano.
Si sono fatti molti tentativi per dire che il matto non è uomo, che il criminale è un quasi uomo e che un ospite del Cottolengo era semplicemente un vegetale. Ho sempre trovato non solo le stimate dell'uomo, ma anche delle espressioni talora esemplari da annotare perché insegnavano qualcosa. Ho imparato più dai miei matti che da tanti sani, privi di interesse, insiemi di incoerenza e di turpitudine.
Faccio fatica a seguire le ideologie che cercano di dipingere di animale e di togliere anche la parvenza umana a qualche razza, a qualche cultura lontana. È stata la volta degli ebrei, degli slavi, degli omosessuali: categorie che hanno conosciuto la mostruosità dei campi di sterminio nazista. Poi la volta dei colori della pelle, dei neri, degli uomini di rame sterminati dai plotoni del generale Custer.
Anche questi sono uomini e non una somiglianza soltanto. Non si può buttare nelle immondezze chi ha un corpo distorto o asimmetrico, nemmeno chi appare limitato nelle capacità logiche, potrebbe esser un ottimo musicista. Mi indigno ogni volta che qualche uomo definisce non uomo il proprio nemico. Un procedimento per renderselo disumano e eliminarlo senza pudore e senso di colpa.
La storia dell'umanità è piena di esclusione: Cristoforo Colombo regalava le donne del nuovo mondo agli amici e alcune le portava con sé per mostrarle e mostrarne gli atteggiamenti alla vecchia Europa corrotta a quel tempo dalle grandi monarchie. La schiavitù si è fondata sulla convinzione che un nero non fosse un uomo, ma una sorta di vacca da stalla. La categoria della mostruosità è pericolosa poiché la si può riempire di tutto, persino della saggezza e della onestà e si possono mandare al rogo coloro che hanno il difetto di non condividere la mostruosità dei regimi e del potere. Se proprio la si vuol tenere attiva, bisogna allora ricordare che ci sono dei mostri visibili, del corpo, e quelli che non si vedono poiché sono mostri nelle idee e negli aVetti. Mi piacerebbe che i Bassotto fotografassero la mostruosità dalle belle maniere, quella che sembra persino perbenismo e eleganza.
Queste immagini non scandalizzano, fanno pensare.
Enzo e Raffaello Bassotto Nati a Verona, rispettivamente nel 1938 e nel 1946, i fratelli Enzo e Raffaello Bassotto iniziano la loro attività comune alla fine degli anni Settanta.
Dal 1980, dopo aver costituito l’Archivio Fotografico del Comune di Verona, pur continuando la collaborazione con vari periodici e quotidiani italiani e stranieri, si dedicano prevalentemente alla realizzazione di libri esclusivamente fotografici e di mostre personali in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. In questi libri e nelle contestuali mostre personali alternano l’indagine di carattere socio-letterario alla rilettura del paesaggio, soprattutto urbano.
In questo ambito collaborano al programma di documentazione del territorio Archivio dello Spazio, organizzato dal Progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano e ad altre analoghe iniziative. Nel 1995 sono stati invitati alla xlvi Biennale di Venezia nell’ambito della mostra l’Io e il suo doppio presso il Padiglione Italia ai Giardini della Biennale. Negli ultimi anni collaborano con il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri curando diverse mostre e contribuendo alla costituzione del Centro di Documentazione Fotografica. Molte loro fotografie sono conservate presso collezioni museali pubbliche e private sia in Italia che all’estero.
Enzo e Raffaello Bassotto
Nature Morte 12 gennaio - 23 marzo 2002
Informazioni: Francesco Girondini Arte contemporanea
Via de Nicolis, 1 (angolo Via Emilei)
Tel.0458030775
Fax 0458020567