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Pane, amore e fantasia

17/01/2003
 
Martedì 21 gennaio: al cinema Kappadue di Verona speciale proiezione del capolavoro di Comencini Pane, amore e fantasia (che compie cinquant’anni) restaurato di recente dall’Associazione Philip Morris Progetto Cinema.
Gina Lollobrigida rievoca quel film. A pranzo con la regina Elisabetta… un asino nella redazione newyorkese di “Cosmopolitan” per un servizio sulla Lollo, le boccacce di Vittorio De Sica.

VERONA – Serata speciale martedì 21 al Kappadue nell’ambito dei “Martedì del festival” organizzati dal Comune di Verona. In programma “Pane, amore e fantasia” di Luigi Comencini, film cult che nel 2003 compie cinquant’anni ed è stato di recente restaurato (sotto la direzione di Giuseppe Rotunno) dall’Associazione Philip Morris Progetto Cinema in collaborazione con la Cineteca Nazionale e con Titanus. Grande l’attesa per questa serata a inviti (per richiederli tel. 0458005895) che ripropone una pietra miliare del neorealismo rosa e un classico, forse il più amato, della vasta cinematografia che vede protagonisti i carabinieri: indimenticabile, nella memoria collettiva, resta lo stupendo volo del maresciallo che porta sulla canna della bicicletta-mosquito la levatrice Annarella e subito ne approfitta per cingerle la vita e baciarla. Nella finzione cinematografica il paese di Pane, amore e fantasia, a 766 metri sul livello del mare sulle pendici meridionali della Maiella, è Sagliena. In realtà è Palena con tutta la sua autenticità di cose e persone in un dopoguerra povero ma pieno di speranze. Sono passati cinquant’anni dall’uscita di questo film che vinse l’Orso d’argento al Festival di Berlino. Ora, i tempi cambiano, i panni della Benemerita li veste la bella Manuela Arcuri a Città della Pieve in Umbria. Da poco li ha smessi il maresciallo Rocca - Gigi Proietti, celebre come lo era stato nel 68 Turi Ferro (il maresciallo Gigi Arnaudi dei Racconti di Mario Soldati) e, negli anni 80, Arnoldo Foà sempre nei panni del maresciallo letterario di Soldati. E, ancora – sono davvero tanti i carabinieri nella cinematografia e nella fiction tv – nei Due marescialli (1961) c’è il finto maresciallo Totò che però lo fa veramente e fa onore alla divisa e il finto prete De Sica che in realtà è il vero maresciallo, ci sono i carabinieri Verdone e Montesano, il carabiniere a cavallo Nino Manfredi del film di Lizzani, il vicebrigadiere Massimo Ranieri - Salvo D’Acquisto… una storia infinita.
Ma “Pane, amore e fantasia” e il suo seguito “… e gelosia” hanno qualcosa di veramente speciale: c’è l’“incoronazione” di Gina Lollobrigida a primadonna del cinema italiano, c’è il rilancio di De Sica come caratterista, ci sono Tina Pica e Marisa Merlini, c’è l’asinello Barò, c’è un ambiente rurale che non esiste più e che oggi, cinquant’anni dopo, ha un suo indiscutibile fascino nonostante le ristrettezze e i problemi che difficilmente, chi l’ha vissuti, può dimenticare.
Oggi Gina Lollobrigida che fa la spola tra Roma e Pietrasanta dove lavora alle sue sculture apprezzate a livello mondiale, così rievoca – sul volume edito nel maggio 2002 dall’Associazione Philip Morris Progetto Cinema e da Lindau in occasione del restauro – quel film.
«Avevo già fatto “Fanfan la Tulipe” ed ero più famosa in Francia che in Italia. Dopo “Pane, amore e fantasia” cominciò il vero successo internazionale. Un segno furono le copertine delle riviste di tutto il mondo (ne ho avute più di seimila nella mia carriera), molte delle quali mi ritraevano come Bersagliera. (…) Nessuno, credo, si aspettava un successo così. In Inghilterra fummo invitati a cena dalla Regina Elisabetta che disse parole bellissime sul film. In America incontrai Eisenhower, poi Pèron e tanti altri capi di stato. Era diventato famoso anche l’asino: a New York, dove facevano a pugni per fotografarmi, accettai un servizio per “Cosmopolitan” ed ebbi la sorpresa di arrivare al settimo piano di un grattacielo e di trovarci un asino che ragliava (…) Fu De Sica a convincermi a continuare nel cinema e ad abbandonare le mie vere passioni di allora, la scultura e il canto come soprano lirico. Avevo una fiducia assoluta in lui. Era convincente, era unico! Con lui il set non era più un lavoro, era un gioco. Con me si divertiva da matti, ero come un giocattolo e mi faceva le boccacce quando dovevo salire sull’asino. Fortunatamente con l’asino avevo una certa familiarità: io ero come una capretta e da ragazzina l’avevo montato più volte per andare in gita in montagna. Il personaggio della bersagliera era un po’ selvaggio, come me. (…) Ed ero piena di insicurezze, se qualcuno mi faceva un complimento, mi imbarazzavo di più. Vivevo di fantasie, l’attenzione dei ragazzi mi metteva a disagio, come se mi prendessero in giro. Oggi quando guardo qualche foto di allora capisco che non ero poi così male, anzi ero carina».