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Paolo Panizza a tutta lirica. . . fuor da Verona
01/09/2004
Abbiamo conosciuto Panizza come regista e autore teatrale a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 con una serie di rutilanti commedie, cabaret e fiabe musicali. In quegli anni aveva dato una bella scrollata al teatro veronese proponendosi con un genere assolutamente nuovo, in contrasto con la tradizione, vincendo tutti i premi possibili del settore, dallo Schiofestival al Premio Totola.
Oltre al teatro, Panizza si è dedicato come autore e regista anche al video e alla pubblicità, realizzando spot nazionali, cortometraggi nonchè riprese di opere liriche in Italia e all’estero.
Non è un caso, questo della lirica. Infatti per Panizza, da quando aveva sedici anni e mise piede in Arena come comparsa, è la lirica l’unica attività artistica che ha costantemente seguito e mai abbandonato. Da comparsa ad aiuto regista in Arena, da assistente a regista e scenografo egli stesso.
E’ stato il fortunato incontro con Pier Luigi Pizzi, un uomo di teatro che lavora ai massimi livelli mondiali, il punto di svolta per Panizza che ha avuto modo di apprendere ed approfondire il lavoro direttamente dall’esperienza del grande Maestro.
Così da qualche anno Panizza viene chiamato da Teatri e Fondazioni a firmare regie. Ricordiamo una Lucia di Lammermoor con Vargas e la Andersson al Megaron di Atene, una Cenerentola coprodotta con la Fenice di Venezia, una Turandot con la Casolla e Galouzine sempre al Megaron di Atene, l’indimenticabile Gala Traviata dell’Arena di Verona del 2003 con Gheorghiu, Cura e Maestri, una Traviata all’Argentina di Roma sempre con la Gheorghiu, la regia del balletto Danzar Verdi al Municipale di Piacenza.
A luglio di quest’anno Panizza ha curato l’allestimento della Forza del destino, niente meno che a Busseto, a casa di Verdi. Un Festival, quello di Busseto, tra i più importanti d’Italia: già esservi chiamato per una regia è punto d’onore. Come è andata? Successo pieno, con consensi del folto pubblico e critiche positive da ogni angolo della stampa specializzata. E, ricordiamolo, per quanto a lirica il pubblico parmigiano è di passioni forti ma raffinate.
La regia di Panizza si è fatta apprezzare per aver saputo attenersi alla tradizione, pur inoculando un tocco innovativo ed una scenografia di taglio decisamente moderno. L’impianto scenografico, concepito da Panizza stesso, era costituito da due incastellature mobili di tipo reticolare, con ai lati due scale stilizzate; al centro della scena una piattaforma girevole ed una enorme croce praticabile che ad un certo punto si erge maestosa. Una “stringata schematizzazione visuale che ha consentito un passo spedito alla sequenza delle scene”, come ha scritto Minardi, uno dei critici lirici più importanti a livello nazionale e temuto per le sue stroncature. Minardi prosegue “… e se il rischio è stato quello di toccare una astrazione non propria al carattere così denso dell’opera verdiana, il risultato è stato eloquente” e se ne è decretata la buona riuscita complessiva.
Panizza ha saputo coglier la palla al balzo lanciatagli dal… destino. Quest’anno infatti il tradizionale festival lirico non si è tenuto nel teatro della splendida villa Pallavicino, causa i lavori di restauro. In via del tutto eccezionale la platea è stata approntata a ridosso della fiancata della imponente chiesa di S.Maria degli Angeli. Uno spazio inconsueto, aperto ad una lettura più libera rispetto agli spazi teatrali tradizionali. Ecco che in questo riverbero di calore dato dal cotto, la scenografia di ponteggi metallici pensata da Panizza ne veniva risaltata e mutuamente risaltava l’affascinante grande quinta rossastra che erano appunto le mura della chiesa. Un impatto visivo suggestivo che dava sostanza e leggerezza insieme al cupo melodramma quale è la Forza del destino.
Ma il vero merito del successo si spiega nell’aver abbinato ad un impianto scenografico contrastante una regia tradizionale, sobria, e - soprattutto - rispettosa dell’autore. “Pizzi mi ha insegnato - ha dichiarato Panizza - soprattutto l’umiltà con cui si deve affrontare il nostro lavoro, pensando sempre che i nostri datori di lavoro sono genii che si chiamano Verdi, Rossini, Puccini… Dobbiamo innanzitutto lavorare per loro. Per il loro rispetto”.
Incamerato questo successo, i prossimi impegni del nostro Panizza prevedono un altro incarico molto importante: la regia di un Nabucco per il bicentenario del Municipale di Piacenza, diretto da Oren e con un cast stellare, da Maestri alla Gruber, da Martinucci a Prestia.
Insomma, a Panizza stanno dando fiducia e lui se ne va in giro per tutta Italia, e non solo, a firmare regie che incontrano il favore di pubblico e critica. Il rammarico allora è che ad un regista veronese, a cui vengono riconosciuti crediti ed apprezzamenti, le possibilità vengano date altrove. Quale sarà mai questa forza del destino che conduce regolarmente fuor dalle mura veronesi per lavorare ad alti livelli ?