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Perché non sono andato a vedere Dario Fo

22/01/2004
 
Non sono andato a vedere Dario Fo e Franca Rame nel loro ultimo spettacolo, l’Anomalo bicefalo, per alcune precise ragioni.
La prima. Perché avevo letto in Internet – al sito www.francarame.it – il testo del primo atto. Ecco una breve serie di estrapolazioni.
“Beh, certo, (Berlusconi) non e' piu' il barboncino da compagnia del suo primo ingresso in politica, tutto scodinzolate e sorrisi... adesso va giu' pesante. Ha visto come ha cacciato dalle tv di Stato i giornalisti e i comici che gli stavano sulle scatole? Anche ultimamente la Guzzanti e ieri Paolo Rossi che fra l'altro e' anche piu' piccolo di lui, un po' di rispetto, andiamo...”
“Le frottole, le menzogne: un bugiardo a dir poco smaccato, un bugiardo patologico!” “...A Craxi hai mollato in un botto 21 miliardi!… Quando poi... e' scoppiato lo scandalo della P2 e ho scoperto che tu eri l'affiliato tessera numero 1816...”
“Ah si'... dal suo progetto eversivo (di Gelli) ho copiato il programma del mio Governo... Salute!… Ad ogni modo, lo conoscevo si', il Gelli, ma io non c'entravo niente con la P2. Lo giuro! Sulla Bibbia... come Bush!… “Bravo, anche in tribunale hai fatto lo stesso giuramento e sei stato incriminato per falsa testimonianza... Eri colpevole, ma e' arrivata l'amnistia e ti sei salvato in corner, come quasi sempre!… Si', hai ragione... cambiamo argomento. Mafia: parlami della mafia. Ti ricorda qualcosa questa parola?”
“Mafia?... Ma cos'e' "mafia" Cosa e'?... E' cosa nostra?”
“Si', Bingo!!!! Su, sforzati... davvero non hai mai avuto rapporti con la mafia... nemmeno attraverso Dell'Utri inquisito tuttora per mafia?” “E a chi lo andate a proporre? (Si tratta di un film). In Italia i distributori piu' importanti sono tutti sotto il controllo di Silvio. Ve lo vedete Silvio che grida soddisfatto: "Ma che bel film! E' tutto su di me, ci faccio proprio una bella figura da Capatazz di Bananas! Lo compero! In cambio vi denuncio e vi sbatto tutti in galera per oltraggio all'Unto del Signore!" “Ma quando mai in un paese democratico si e' visto un Presidente del Consiglio che gestisce in proprio televisioni, cinema, giornali, edilizia, pubblicita', banche, squadre di calcio, assicurazioni...” “La sinistra ha avuto il potere per cinque anni e D'Alema ha avuto tutto il tempo per emanare una legge che regolamentasse 'sto benedetto conflitto d'interessi. E perche' non l'ha fatto? Ha tergiversato: "Ma no, stiamo calmi, lasciamo correre, non e' il momento, lasciamolo lavorare... 'sto povero Cavaliere." E alla fine il vostro Governo non ha fatto niente, il nulla! Ha lasciato libero Berlusconi di gestirsi tutti gli affari suoi, fregandosene della Costituzione”.
Fine della lunga estrapolazione. I compagni che vengono ospitati sul sito internet di Franca Rame trovano questo testo interessante, meraviglioso, stupppendo. A me sembra una fotocopia di certe satire televisive e di noiose polemiche politiche, sentite e risentite in questi anni centinaia di volte. Non vado a teatro per sentire il già sentito centinaia di volte.
Il secondo motivo è molto personale. Non sono andato perché so che avrei incontrato schiere di giovani a cui piace invece sentire il sentito e anche, infine, tanta gente della mia stessa età, tanti compagni con cui negli anni giovanili ho condiviso ideali e battaglie e l’entusiasmo per il “Mistero buffo” di Dario Fo – per questo e per altre opere geniali assolutamente meritevole del premio Nobel. Avrei incontrato compagni che hanno mantenuto il piacere di risentire il sentito e che non hanno smesso di immaginare un mondo in cui tutto il bene sta da una parte e tutto il male dall’altra. Costoro – giovani e meno giovani - vanno a teatro per motivi politici, come ad una manifestazione di piazza, e non ho niente da eccepire a tale riguardo. Ieri andavano – andavamo – a combattere la Dc, oggi (loro) Berlusconi e Forza Italia. Prosit. Per quel che mi riguarda ho attraversato da tempo zone grigie, cariche di dubbi anche sul mio passato giovanile (a tal punto da nutrire a volte, per esempio attraversando le nostre pianure felicemente industrializzate, l’orrido pensiero che “noi veneti non possiamo non dirci democristiani”).
Così non vado a teatro per politica, per segare in due parti il bene e il male, per nutrire le mie certezze (oggi inesistenti), ma per qualche altra balzana ragione, che ha a che fare con emozioni diverse. Quelle che trasmettono i corpi degli attori (e qui ammetto che non andando a vedere Dario Fo perdo comunque qualcosa), quelle che vengono dalle parole non risuonate, non amplificate, non reificate dalla pedissequa e pedante collisione con la politica politicante.
Ognuno cerca ciò che ama e prima o poi lo trova. Nevio Gàmbula, nel suo libro “La discordia teatrale” ha scritto: “Il teatro civile non lascia spazio al pubblico, il quale deve solo riconoscere le proprie certezze… non avviene nessuna produzione di verità ulteriore…” E’ quel che penso e allora cerco un teatro incivile, irrispettoso delle regole, contraddittorio e fecondo. A volte l’ho trovato. Raffaello Canteri