Spirale Arte arte contemporanea, nel suo spazio di Via Garibaldi 18/a a Verona, propone, con la mostra Profili del Mediterraneo, un viaggio nel “Mare Nostrum”, quello intrapreso dalle opere di ognuno dei sette artisti invitati, un viaggio di storia, di esperienza e di pensieri, di sensibilità, di tatto ottico e di odori resi visibili.
Mario Bertoni, curatore della mostra, ha visto il Mediterraneo come un luogo di attraversamento: “Mito, tragedia, scoperta, contemplazione, dialettica, guerra, scambio, luce ed altro ancora, sulle vie della seta e delle stelle, del sale e delle origini del sacro, del finis terrae e dell’ignoto, della matematica e della logica, delle devastazioni e dei massacri… Le sue storie, le sue leggende, i suoi miti si rincorrono e si perdono come segni sulla sabbia o sull’acqua, i suoi riti e le sue tradizioni si intrecciano in modo sorprendente con quelli di popoli abitanti in terre lontane.”
Le opere degli spagnoli Barnils e Pijuan, dell’egiziano Shafik, degli italiani Esposito, Cascella, Guerzoni e Piccoli partecipano di pittura e scultura: l’oggetto pittorico è volume solido e la pittura materia spessa, magma che si viene modellando secondo una proliferazione infinita dei segni. Il loro sistema di relazioni non permette di separare materia e segni, ma di viverli nell’intreccio e nello scambio reciproci, reca tracce culturali antiche e moderne, per cui l’opera è archetipo storico e contemporaneo.
Nei lavori di Sergi Barnils la pittura è stratificazione di segni in mettere e levare e di sovrapposizione di colore a colore: se il colore è trasparenza, il segno è scavato come un’incisione. Nel formarsi, questa sostanza pittorica invade volumi tridimensionali, e si libera in forme, figure ed invenzioni.
Per Joan Hernández Pijuan il gesto del segnare è come un’azione del pensiero fatto sensibile, di una mano che ha acquisito facoltà di previsione e di saggezza.
Il gesto pittorico diventa come il solco sulla terra grassa, entrambi hanno la forza di portare alla luce gli strati sottostanti, dando identità a uomini, luoghi e cose.
Per Medhat Shafik la materia definisce lo spazio-tempo mitico-antropologico creato dall’arte. Tutti i sensi sono impegnati ed eccitati. Ogni elemento, ogni sostanza vive nel tutto e tutto si riverbera in ogni singolo torso o frammento, senza soluzione di continuità.
Tommaso Cascella: Memoria occidentale, Misurare le sillabe, Terra alluvionale, sono alcuni titoli di suoi lavori che rivelano il mondo pittorico dell’artista. Qui domina un equilibrio “classico” tra le temperature cromatiche e la scansione ritmica dello spazio-tempo, tra l’impianto che organizza le forme e l’essenza lirica e trasparente del tutto.
Campo di tensione tra colore e colore, tra segno e segno, tra superficie e superficie. Questo pare il tratto saliente della pittura di Enzo Esposito, dove l’intensità delle forze si concentra sui gesti, sul colore, e sulla moltiplicazione dei piani pittorici che estendono le energie e i “territori”.
Nell’opera di Franco Guerzoni il pigmento fine e polveroso, impastato e steso per strati, restituisce il corpo-colore nel suo divenire, dove l’errore è segno distintivo e cifra temporale. La sua è una pittura di storia stratificata, perduta e riemersa dalle “civiltà sepolte” e mentale (storia del dipinto e del proprio farsi e disfarsi).
E’ lo stesso Gianriccardo Piccoli, a chiarire il nucleo centrale del suo lavoro, introducendo la “dimensione del dormiveglia”, uno spazio-tempo al confine tra la memoria involontaria e la coscienza vigile, dove pittura e oggetto si aggrumano e si sciolgono l’una nell’altro, e dove la distanza convenzionale e la prospettiva interiore vivono in una continua interrogazione di sé.