Verona: Articoli: Sabrina Guzzanti


Sabrina Guzzanti

17/10/2002
 
Diplomata all'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D'Amico, Sabina Guzzanti debutta in teatro nel 1987 con "Il tempo stringe". L'anno successivo viene chiamata da Antonio Ricci per la trasmissione televisiva "L'Araba fenice", alla quale seguono "La tv delle ragazze", "Avanzi", "Tunnel", il "Pippo Chennedy Show" e "La posta del cuore". Insieme con Serena Dandini, Corrado Guzzanti e gli altri comici della banda di "Avanzi" negli anni conquista il pubblico televisivo con le sue imitazioni. E in questo nuovo spettacolo, vicino a personaggi ormai classici del repertorio dell’attrice come Valeria Marini, Berlusconi, D’Alema e Irene Pivetti ecco spuntare sul palco Oriana Fallaci e Bruno Vespa I suoi testi vengono pubblicati nel libro "Mi consenta una riflessione". A breve uscirà nelle sale il nuovo film “Bimba”.

GIURODIDIRELAVARIETA
… ovvero tutto quello che “pur essendo vero ed evidente, sotto i nostri occhi dalla mattina alla sera, non si può dire”.
Per disabitudine, cattiva coscienza, censura e autocensura.
Giurodidirelavarietà, dunque, programmaticamente dice; scommettendo e promettendo al suo pubblico, complice dell’esperimento, che dire quanto passa per la testa ha - in più - come risultato quello di far stare molto meglio.

Il nuovo spettacolo di Sabina Guzzanti, scritto insieme a Curzio Maltese, non risparmia – questa volta più che mai - sberleffi e affondi; coniugando l’urgenza civile e politica della parola alla forma teatrale della satira, irriverente comica liberatoria.

Che nel nuovo spettacolo si declina in racconto, caratterizzato da una forte struttura unitaria mentre affronta i temi complessi dell’oggi: la politica e il paese reale, i giovani, l’informazione e la televisione, la cronaca macabra e i santi, gli intellettuali, la fiction, il terrorismo, la guerra e le armi, l’Afghanistan, gli psicopatici al potere…
E, tra classici e new entries, ce n’è per tutti. Per evergreen come Berlusconi e D’Alema, maschere tragiche di una politica che ha abdicato al suo ruolo.
Il primo, a rammaricarsi del fatto che avrebbe potuto osare di più “non per 50 ma per 2000 anni l’Italia è stata governata dai comunisti, quando i cittadini giravano per Roma avvolti in delle bandiere rosse chiamate ipocritamente color porpora” e spazientito da tutte queste polemiche sulla svendita del patrimonio artistico “l’Italia in fondo è sempre stata razziata, è importante valorizzare le nostre tradizioni e poi, ad esempio, il Pinturicchio secondo i sondaggi non lo conosce nessuno”.

Il secondo, teorico della sinistra moderna: “basta con questa ossessione estremista di volere cambiare le cose. Ficcatevi in testa che una sinistra moderna deve essere flessibile, sinuosa. Ragionevole, di compagnia. Vestita in modo non appariscente, educata. Deve sapere cucinare, magari pochi piatti ma ben fatti. In coma, ma vigile insomma”.

Per noi italiani discendenti da “signorotti locali che avevano fatto i soldi con pochi scrupoli, che si insediavano e usavano il potere per aumentare i beni personali (i sudditi pensavano: ha fatto i suoi interessi ora farà i nostri, perché erano analfabeti e stupidi; oggi questo non potrebbe accadere)”.

Per noi paese reale estremizzato da Sabina Guzzanti in fulminee irresistibili maschere del quotidiano: tra le tante, la giovane Lucy (“non è che noi giovani non abbiamo un’identità, è che le cambiamo, io ne avevo una ieri molto bella una kefià poi l’ho regalata e la sera sono rimasta senza), il giovane industriale (“sempre figlio di un vecchio”).

Ampio spazio, in giurodidirelavarietà, all’informazione.
Con il giornalismo/giornalista salottiero e trasformista; quello carrierista opportunista; quello della banalità conclamata, applaudito e osannato; quello megalomane che parla di sé in terza persona; quello psicopatico che “amo la pace, la porterei in tutto il mondo anche se dovesse significare raderlo al suolo”.

“Il problema è che molti argomenti importanti alla gente non interessano. Sono successe tante cose, è stato l’anno più nero della Fiat, le tasse sono aumentate, sembra che costi tutto più caro da quando abbiamo l’euro, ma di queste cose non si parla”. L’eccellente professionista “sa bene lui qual è il fatto del giorno, e sarà lui che lo spiega a noi”. E allora Cogne, Erica e Omar, Padre Pio e l’annessa compagnia di giro. Ma “approfittando dell’intervallo fra una guerra e l’altra che comincerà a settembre/ottobre”, di molto altro lo spettacolo dirà.

Sabina Guzzanti, per due ore di spettacolo indossa i panni entra ed esce dai suoi personaggi: li interpreta, li apostrofa, li racconta, li fa interagire.
Sul palcoscenico spoglio, fisarmonica sassofono e chitarra accompagnano, eseguendo le musiche curate da Nicola Piovani. La regia è di Paola Galassi.

Giovedì 24 ottobre, Estravagario Teatro