Grande appassionata di Pirandello, non a caso è da sempre alla corte di Enzo Rapisarda. Si è imposta al pubblico veronese in questi anni per la sua brava e particolare inclinazione per i ruoli drammatici. La sua ultima scommessa vinta è “L’atroce notte”, un penetrante monologo su Pirandello, vera prova d’attrice. Una partita giocata proprio in casa del grande drammaturgo.
- Sei apparsa sulle scene cittadine a metà degli anni ’90 con interpretazioni di rilievo in drammi pirandelliani. Ma come sei partita ? Ho cominciato proprio con Rapisarda. Nel '95 mi iscrissi al corso di teatro che l'insegnante Rapisarda teneva all'Arts Studio. Penso che la vocazione per la recitazione sia nata con me. Al termine del corso Rapisarda mi chiese di entrare nella sua Compagnia, per un piccola parte ne “I sei personaggi in cerca di autore". Dopo diverse repliche si creò l’occasione per fare il “salto”. Rapisarda mi propose di prendere il ruolo di figliastra, una dei sei personaggi. Si è trattato di una bellissima esperienza. Con questa parte ho vinto il premio come miglior attrice protagonista al "Sipario d'oro" di Rovereto, uno dei più importanti premi nazionali riservati al teatro amatoriale. Seguirono poi altre piccole parti, sempre nel teatro pirandelliano. Ma è durato poco il periodo in cui venivo utilizzata per parti minori. Già nel marzo del '97 debuttai da protagonista ne "Il berretto a sonagli" di Pirandello. - Pirandello è una scelta indotta dalla Compagnia con cui lavori oppure si tratta di una tua predilezione ? Per me Pirandello significa moltissimo, forse tutto, teatralmente parlando, è il modo giusto di recitare. Io sono cresciuta recitando le sue commedie e ciò mi ha permesso o, per meglio dire obbligato, ad affrontare i personaggi in maniera naturale. Stranamente Pirandello è sempre stato rappresentato in maniera molto accademica, noiosa, mentre in realtà nelle sue commedie porta in scena aspetti umani molto naturali. Pirandello parla della vita proprio presa com'è. Nella vita tante volte ci si mette una sorta di maschera: il teatro ci dà la possibilità di toglierla e di essere quindi se stessi. - Quale altro autore ti può stimolare? Mi piacerebbe affrontare Shakespeare, con il suo linguaggio ricercato che punta più sulla poesia e sul sentimento, al contrario di Pirandello che tratta tematiche odierne, facendo leva sulla psicologia umana. - Nei lavori drammatici che la Compagnia propone hai quasi sempre un ruolo da protagonista, mentre nei lavori brillanti hai un ruolo minore. Ti senti più portata per il dramma o per il brillante? Un'attrice dovrebbe essere duttile, fare entrambi con la stessa emotività. Tuttavia mi sento più realizzata e a mio agio nei lavori impegnati. Nell’interpretare una parte drammatica ho più stimoli, c’è una maggiore introspezione del personaggio. Questo mi dà una carica enorme. Un ruolo drammatico mi lascia poi anche qualche cosa a livello emotivo, mente invece recitare una parte comica mi lascia poco o niente, anche se mi diverte - Quale è la commedia a cui sei più legata o affezionata ? Ce ne sono due, “La morsa” e “L’innesto” due drammi di Pirandello bellissimi ma poco rappresentati. "La morsa" tratta di una donna, Giulia, che tradisce e, non avendo ottenuto il perdono del marito, si suicida. E' stata una delle prime commedie in cui ho veramente pianto in scena. E' una bella sensazione sentire le lacrime che scendono. Ho vissuto in scena il dramma e la tristezza di questo personaggio. Molte volte uscivo per gli applausi ancora con le lacrime, il trucco sfatto, ma mi sentivo benissimo. "L'innesto" invece parla di una donna che ha subito una violenza sessuale e vuole tenere il figlio, contrariamente al marito. La bellezza spirituale del personaggio è incredibile. Ricordo l'emozione finale di una replica dove sono scoppiata a piangere. - Simonetta Marini si vede più un'attrice amatoriale o professionista ? Io mi sento attrice… la differenza tra amatoriale e professionale secondo me è minima, nel senso che il professionale è pagato, ma il lavoro di attore è unico. A me comunque piacerebbe prenderla come professione, ma non è facile… - Il tuo ultimo lavoro è stato l’"Atroce notte", un allestimento di portata nazionale. Come è nato questo progetto, cosa ha significato per te? E’ un monologo molto intenso su Marta Abba, l’attrice con cui Pirandello tenne una complicata relazione sentimentale, oltre che artistica. Quando lessi il testo mi sono subito entusiasmata per la sua bellezza. Mi resi conto che si trattava di una difficile prova d’attrice, una scommessa per me. Tuttavia ho accettato, anche perché quando ad un'attrice viene proposto un testo del genere è impossibile rifiutare. Poi ho avuto un po' di crisi, non sapevo se ce l'avrei fatta. Rapisarda ha avuto più fiducia in me di quanto io ne avessi nelle mie capacità. Il debutto è stato lo scorso 8 Aprile al Teatro Pirandello di Agrigento, proprio nella patria dell’Autore, dove il pubblico ne è attento e critico conoscitore. C'era un clima molto bello e di interesse totale. E’ stato un successo. Abbiamo tenuto quattro repliche nel giro di tre giorni. Ora pare ci siano richieste per portarlo in tournée in diverse città d’Italia. Da grande appassionata di Pirandello, lavorare su questo testo è stata un’esperienza molto forte, mi ha offerto occasione per scoprire l'uomo Pirandello. E’ un testo sulla sua vita, lui viene sviscerato nel suo intimo e si capisce che fu un uomo che soffrì molto. Già leggendo le sue commedie si capisce che è un autore della sofferenza umana ma non credevo così tanto. Soffriva la solitudine, soffriva di non essere amato e ha riversato su questa donna il suo sentimento, sentimento che non è stato ricambiato. - C'è un'attrice particolare a cui tu ti ispiri? Mi piace molto Meryl Streep, in ambito teatrale invece amo Rossella Falk. Il dramma di noi attori è che replicando quasi sempre fatichiamo ad andare a teatro. E’ un problema, perchè sarebbe un utile confronto. Tante volte dopo aver visto una bella rappresentazione avrei voglia di recitare in strada. Vedere del buon o cattivo teatro serve sempre. - Come reputi la situazione del teatro a Verona? C'è molta offerta, forse anche troppa per una città come Verona. Ci sono tanti teatri ma il pubblico, sebbene ultimamente sia cresciuto, è sostanzialmente sempre quello e quindi si divide nelle tante proposte. Ciò comporta che tante compagnie abbiano poco riscontro. Da una parte è positivo che una città senta bisogno di fare teatro, significa che è una città viva. Tuttavia se ci fossero meno compagnie ma ben assestate sarebbe meglio, anche per il pubblico. Parlando invece del teatro professionale che passa a Verona, rilevo che sono sempre gli stessi nomi che vengono, sempre lo stesso genere di lavori. Purtroppo al giorno di oggi c'è poca produzione teatrale buona e quindi si torna ai classici per trovare qualche cosa di dignitoso. - Mi risulta che hai anche un impegno all’interno nelle scuole… Tengo dei laboratori teatrali della scuola media Catullo di S.Giorgio in Braida. È una bella esperienza. In questi tre anni abbiamo allestito una sceneggiatura delle novelle del Boccaccio e "la fattoria degli animali" di Orwel; lo scorso anno i ragazzi si sentivano pronti per affrontare Shakespeare e ho predisposto una mia riduzione de "La dodicesima notte". Il lavoro l'ho chiamato "Dilettiamoci un po' con Shakespeare". Il corso mira sempre all’approntamento di una rappresentazione di fine anno. Questo è condivisibile, ma devo dire che mi spiace un po’ perché sarebbe preferibile far lavorare di più i ragazzi su vari testi, sulla voce, sui vari generi di teatro. Quando invece si decide di fare un testo si deve dedicare tanto tempo alle prove. - Nelle ultime produzioni della Nuova Compagnia Teatrale Pirandello è passato un po' in secondo piano. Verrà riproposto dalla compagnia? Si, c'è l’imminente rassegna pirandelliana in programma in febbraio e marzo al teatro Martinelli di Sandrà, al cui interno è strutturato anche un progetto di teatro per le scuole. Ci saranno diversi titoli, tra i più conosciuti: "Il berretto a sonagli", "Pensaci Giacomino", "Così è se vi pare" ed altri. In effetti aver abbandonato Pirandello ha giovato, nel senso che nel pubblico si è creata un po’ di aspettativa e stanno arrivando diverse richieste per riproporlo. - Nei tuoi progetti futuri c’è sempre la Nuova Compagnia Teatrale ? Direi di sì, con la Compagnia ho molte soddisfazioni. È una delle compagnie veronesi più attive, è impegnativo seguire tutte le repliche. Ultimamente lavoriamo molto, più che altro fuori Verona, nel trentino e a Milano. Poi mi piacerebbe provare a fare del cinema. Da ragazza lo sognavo, poi ho scoperto il teatro ed ora il cinema lo potrei anche snobbare. Però sarei curiosa di assaporare il set. Tuttavia non potrei mai mollare il teatro, si provano suggestioni che sono più forti. Il teatro serve come palestra formativa, per il confronto con il pubblico, sentire che sei direttamente tu a dare emozioni, tutte cose che non avvengono sul set. Fare cinema la vedo come una prova continua, nel cinema non c'è mai un debutto. Nel teatro invece il debutto è una cosa bellissima, ti fa provare emozioni forti, "è vita e passione" come dice Pirandello. - Non posso che trovarmi d’accordo… An.C