Quarto appuntamento col Grande Teatro 2003-2004: dal 20 al 25 gennaio “Traviata, l’intelligenza del cuore” con Lella Costa.
Con “Traviata, l’intelligenza del cuore”, in scena al Teatro Nuovo da martedì 20 a sabato 24 gennaio alle 20.45 e domenica 25 alle 16, prosegue il Grande Teatro 2003-2004, stagione di prosa organizzata dall’Assessorato allo Spettacolo del Comune di Verona.
Dopo il successo dell'“Avaro” di Molière riletto da Gabriele Lavia, di “Storia d’amore e d’anarchia” di Lina Wertmüller e di “Napoli milionaria!” diretta da Francesco Rosi, il cartellone proporrà una “new entry”, Lella Costa in una delle sue affascinanti storie che, aggrappandosi a temi assolutamente popolari, scavano con intelligente arguzia nei grandi problemi della società d’oggi.
Attrice poliedrica e grande affabulatrice, Lella Costa rientra, assieme a Marco Paolini e a Laura Curino, tra i grandi solisti della scena teatrale contemporanea, formatisi tut-ti alla scuola di Gabriele Vacis che di questo spettacolo (oltre ad avere collaborato con l’attrice alla stesura del testo) firma la regia. Lo stile particolarissimo di Lella Co-sta affonda le sue radici nel cabaret d’autore di cui mantiene la leggerezza formale e la disinvolta ironia, documentando lucidamente le grandi tematiche del mondo con-temporaneo.
“Traviata”, uno strepitoso successo di pubblico e di critica, nasce quasi fatalmente, a detta della protagonista, dopo la fortunata tournée di “Otello”:
«Come “Otello” – racconta l’attrice – è una storia universale che tutti credono di co-noscere: eppure, quando ti metti a raccontarla con passione ed esattezza, scopri un’infinità di dettagli, sguardi, intenzioni, letture possibili. In più è una storia profon-damente radicata nel nostro immaginario, nella nostra cultura alta ma anche nella meravigliosa memoria "nazionalpopolare" che è fatta di libretti d’opera, di loggioni, di arie imparate da bambini in forma di ninnananne, di frasi improbabili eppure diventate nostre, come una sorta di lessico familiare che riappare imprevisto e imprevedibile (“Questa donna pagata io l’ho”, “Parigi o cara noi lasceremo”…). Ed è, come Otello, una storia assolutamente attuale: non solo le Traviate, Margherite o Violette che sia-no, sono disperatamente alla ricerca di un ruolo, un’identità, una legittimazione, uno straccio di famiglia, ma le loro eredi sono, ancora oggi, al centro di un'infinita quanto ipocrita battaglia sociale che le vorrebbe di volta in volta redimere o fiscalizzare sen-za mai porsi la questione di coloro che, ancora oggi, non possono fare a meno di comprarsi, insieme al corpo delle donne, un’identità virile...».
Lo spettacolo si apre con l’immagine di una fuga di marciapiedi metropolitani e di corpi di donne pronte a vendersi... poi, improvvisa, si staglia sullo schermo, l’immagine di Maria Callas. In chiusura, ecco invece, con forte impatto drammatico, le immagini di Marilyn Monroe quand’era ancora bambina, una bimba bellissima, tenera e fragile. Il racconto si snoda quindi come una sorta di tacito omaggio a queste due donne, immagini immortali di una femminilità prepotente, responsabile di una tragica autodistruzione per troppo bisogno d’amore.
Così, quando Lella Costa ripercorre la famosa romanza “Amami Alfredo quanto io t’amo”, gioca su quel "quanto" come sul vero elemento di diversificazione tra i due ruoli (quello maschile e quello femminile): "quanto" sulle labbra di Traviata esprime infatti una ricerca infinita d’amore, mentre sulle labbra di un uomo si traduce soltanto in cifre, tant’è che – puntualizza l’attrice – «centocinquantamila uomini in un giorno nella sola Milano, pagano per fare sesso».
Il personaggio della Traviata nasce nel 1848 come protagonista del romanzo "La si-gnora delle camelie" di Alexandre Dumas figlio che s'ispirò alla storia vera di Alphon-sine Duplessis, detta Marie, affascinante e ricercatissima prostituta parigina. Ripresa e immortalata da Giuseppe Verdi nell'opera "La traviata" (1853) col nome di Violetta, incarna una delle più appassionate e dolenti storie d’amore di tutti i tempi.
La forza struggente della passione per il suo Armando rende la protagonista schiava e vittima di un sentimento complesso che la spinge fino all’estremo, incomprensibile sacrificio: la rinuncia all’amore e alla vita per rendere possibili le nozze tra la sorella dell’amato e un giovane di buona famiglia che non sopporta l’idea di "imparentarsi" con una prostituta, se pur redenta. «Diciamoci la verità – commenta Lella Costa – bersi quella storia della cognatina ripudiabile, ma via...».
La vera fragilità di Traviata è proprio qui, nella cosiddetta "intelligenza del cuore", pe-ricolosissima davvero se ci si lascia andare, senza troppo riflettere, ai suoi imperati-vi...
I biglietti si possono acquistare presso le agenzie di Unicredit Banca, al Box Office e alla biglietteria del Teatro Nuovo, tel. 0458006100. Giovedì 22 gennaio alle ore 17.30 Lella Costa incontrerà il pubblico nel foyer del Teatro Nuovo.