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Tris di shakespeare

01/07/2004
 
Credo che mai come quest’anno l’input più palpabile ed evidente del cartellone shakespeariano al Teatro Romano sia la curiosità: E, se è vero che la curiosità è uno dei coefficienti più autentici della conoscenza, allora dovremo poterci aspettare davvero una partecipazione notevole a questo festival:
I titoli, di per sé sono classici e persino scontati: due tragedie e una commedia. E cominciamo dalle tragedie, Re Lear e Riccardo III, ovvero due volti della follia del potere.
La follia di Lear si esprime nel voler dividere il suo regno, condannando fatalmente alla più disperata e mortale catastrofe due delle sue tre figlie, vittime colpevoli dell’ineludibile gioco della più autentica pazzia, quell’ossessione del “potere” che cancella ogni sentimento umano ed ogni etica esistenziale .
La terza, Cordelia, verrà risparmiata da quest’incubo degradante dal più semplice e autentico dei rimedi, l’amore. Morrà ugualmente, ma il suo sacrificio sarà bagnato di lacrime e salverà dalla più disperante delle situazioni umane, la solitudine e l’abbandono, il vecchio padre, ormai troppo provato per continuare a vivere.
Il protagonista è un attore di sicuro rigore interpretativo, cui il grande schermo ha recentemente regalato una meritata notorietà per aver mirabilmente vestito i panni di Aldo Moro nel film “Buongiorno notte” di Bellocchio: Roberto Herlitzka.
Da un personaggio drammatico dei nostri giorni, vittima egli stesso del potere, ad un ruolo classico che, tuttavia, come spesso succede nelle opere del Bardo, riesce a inserirsi autorevolmente nella storia di tutti i tempi.
Attorno a lui ruota un cast di tutto rispetto – e questa per il teatro del nostro tempo – è una piacevole novità. Basti citare il nome di Luca Lazzareschi che vestirà i panni di Edgar e quello di Alessandro Preziosi, recentemente salito alla ribalta della popolarità grazie alla fiction televisiva “Elisa di Rivombrosa”, che interpreterà il perfido Edmund.
La regia è di Antonio Calenda, non nuovo al Festival shakespeariano, in cui ha diretto, qualche anno fa, nel 1997, un “Riccardo III”, piuttosto discutibile discusso, completamente incentrato sulle straordinarie capacità interpretative e sull’indiscutibile carisma di Franco Branciaroli, protagonista, tra l’altro, dell’unica edizione di Re Lear apparsa nel Festival shakespeariano veronese e di cui ha firmato anche la regia. Chissà se rimpiangeremo quella straordinaria prova d’attore, che aveva conquistato pubblico e critica, pur giocando con mezzi scenici estremamente limitati e quasi minimali?
Arriviamo adesso al “Riccardo III” . Due i precedenti “storici”: Giorgio Albertazzi nell’83 e, appunto, Branciaroli nell’87.
E qui davvero la curiosità fa uno scatto in avanti, perché na interpretare uno dei ruoli più autenticamente tragici e ostici del repertorio shakespeariano troviamo un attore finora legato alla leggerezza, alla simpatia e al sorriso. Enrico Montesano. Un giro di vite di 360 gradi quello che ha indotto il simpatico attore romano a vestire i panni dell’infelice e malvagio Re gobbo e storpio nel fisico e nell’animo.
E’ vero che in ogni attore comico si nasconde un animo tragico – il grande Petrolini ne è esempio assoluto – ma certo l’impresa cui Montesano si è accinto sfiora i limiti del credibile: questo contribuisce a renderla più interessante e atta a suscitare legittima curiosità nello spettatore.
A tenere i fili della regia, uno dei più noti e attenti Maestri del teatro italiano, Armando Pugliese, che aveva dato, su questo stesso palco, una notevole prova del suo rigore e della sua indiscussa serietà professionale, dirigendo nell’estate del ’99 “Molto rumore per nulla”.
Regista sobrio, particolarmente attento e rispettoso del testo, Pugliese garantisce una lettura corretta e sensibile del dramma del tristo re e della sua corte in cui nulla è positivo e tutto ruota attorno alla folle demenza del sangue e dell’inutile crudeltà del potere, un dramma che trova, oggi più che mai, elementi di consapevole, tragica attualità.
E’ strano come il calendario di quest’anno tiri in qualche modo i fili del passato: Calende che aveva diretto Riccardo III dirige oggi Re Lear, Pugliese che aveva diretto Molto rumore per nulla, dirige Riccardo III e “Molto rumore per nulla” torna di scena portando in riva all’Adige un nome nuovo per il Festival veronese, per quanto, invece, notissimo nel cinema internazionale, Lina Wertmuller, cui è affidata appunto la regia della commedia, terzo titolo shakespeariano del cartellone.
Dalla Vertmuller, per la prima volta impegnata nel repertorio del Bardo, è lecito attendersi una lettura moderna, agile, filmica, mazgari simpaticamente e intelligentemente dissacrante.
E così sarà senza dubbio, vista la scelta della protagonista, che è Loretta Goggi, ennesima “new entry”di questa stagione.
Attrice di eccezionali potenzialità, ultima grande soubrette del teatro italiano, la Goggi avrà un ruolo creato apposta per lei, un po’ dentro e un po’ fuori dal testo classico: un’occasione per mettere in luce le sue indiscutibili qualità di attrice a tutto tondo e tale da permettere alla regista di giocare da par sua con il testo e i personaggi. Questo il cartellone del festival shakespeariano “sulla carta” per così dire.
Sui risultati...”a dopo l’ardua sentenza” se ci è concesso di parafrasare una delle frasi più rinunciatarie di Manzoni.
Intanto godiamoci quello che il cartellone ci regala: attesa e curiosità, appunto.

Giovanna Zofrea