Verona: Articoli: Un cartellone che ha coinvolto un pubblico sempre piu’ numeroso e consapevole


Un cartellone che ha coinvolto un pubblico sempre piu’ numeroso e consapevole

10/04/2004
 
Grande Teatro: una stagione si sta concludendo (al momento di andare in macchina, ha debuttato il penultimo spettacolo in cartellone), un bilancio è dunque possibile.
Quando nacque, diciassette anni fa, su iniziativa del Comune di Verona, fu una vera e propria bomba che parve ridare entusiasmo ed energia al sopito pubblico teatrale cittadino, tornando a riempire la platea del Teatro Nuovo, che aveva sofferto anni di dolente “desertificazione”. Venuto a cadere l’entusiasmo iniziale, è subentrata fatalmente l’abitudine, con tutto quello che di stanco e fermo questo implica.
Va detto che gli ultimi cartelloni - e quello di quest’anno fa testo - hanno fatto riprendere nuovo fiato e nuova energia alla ormai quasi storica rassegna organizzata dall’Assessorato allo spettacolo del Comune di Verona. Il perché di questo sorprendente e rassicurante innesto di vitalità non è legato soltanto, crediamo, a dei cartelloni particolarmente felici e vari come proposte complessive.
Ci piace pensare che poco alla volta l’andare a teatro sia diventato non solo una buona abitudine, ma anche un’irrinunciabile scelta sociale e culturale per un pubblico maturato che chiede sempre più insistentemente un’alternativa allo squallido panorama televisivo. Se fosse così, se davvero potessimo pensare che l’inarrestabile vorticosa caduta del piccolo schermo porta con sé questo tipo di reazione, allora, avremmo trovato finalmente un motivo di gratitudine persino nei confronti di questa nostra insopportabile, umiliante TV. Una conferma, comunque, alle nostre speranze, c’è stata. E piuttosto eclatante, anche: al di là delle platee immancabilmente gremite e del susseguirsi dei “tutto esaurito”, specie nelle ultime repliche di ogni pièce, quando, come ben si sa, funziona alla grande quell’insostituibile tamtam che è il “passaparola”, più forte e più determinante di qualsiasi critica giornalistica, c’è stata la presenza di autentiche folle ai ritrovati incontri del giovedì, che da due anni ormai costituiscono un appuntamento importante per molti appassionati. E questo significa che, oltre che vedere uno spettacolo, la gente sente ora anche il bisogno di parlarne e di sentirne parlare.
Sta di fatto, comunque, che le proposte del cartellone del “Grande Teatro” quest’anno sono state particolarmente varie e interessanti, tutte finora degne di essere viste e commentate. Fare una classifica, a questo punto, non ha alcun senso: la varietà, il rigore, la serietà registica e interpretativa di tutti gli spettacoli sono stati tali da lasciare a ognuno la possibilità di decidere autonomamente quale o quali hanno meglio incontrato aspirazioni e gusti individuali.
Dai colossi drammaturgici, come “L’avaro” di Molière o “Napoli milionaria” di De Filippo, alle opere più divertenti come “La Traviata” di Lella Costa o “La pulce nell’orecchio” di Feydeau, dalle illuminate “storiografie” come “Storia d’amore e d’anarchia” di Lina Wertmuller o “L’armata a cavallo” di Moni Ovadia, fino a quel raffinato gioiello socio-psicologico che è “La brocca rotta” di von Kleist, ogni allestimento ha saputo proporre l’irrinunciabile valore di autentiche emozioni, dando spazio a interpretazioni, in alcuni casi (Lavia, Luca De Filippo, Lella Costa, Moni Ovadia) di straordinario spessore umano e attorale.
E’ bello poter parlare bene di una rassegna e verificare nel contempo la condivisione del pubblico al nostro personale giudizio. E’ bello vedere il loggione pieno di giovani, specie nelle prime sere di spettacolo. Da due anni, infatti, due scuole veronesi (l’Istituto Einaudi e il Liceo Galilei) aderiscono a un’iniziativa che porta un centinaio di studenti e insegnanti a seguire in abbonamento i vari spettacoli, che vengono loro, di volta in volta, presentati e, successivamente commentati. E’ un’iniziativa che potrebbe anche ampliarsi ulteriormente se solo fosse possibile mettere a disposizione dei ragazzi, che abitano fuori città, un mezzo di trasporto adeguato alle loro esigenze.
Bene: “Grande Teatro” è indubbiamente un titolo audace, se non addirittura presuntuoso, per una rassegna, ma se Teatro deve essere, grande teatro sia. Agli organizzatori l’onere di non deludere un pubblico che, ormai, sembra aver raffinato i propri gusti e precisato le proprie esigenze.