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Verona, teatro dei popoli

11/12/2003
 
“Verona è la grande osteria dei popoli, Olimpo, Walhalla, Eden a un tempo, osteria potente, coronata di lauro, aureolata di poesia: l’osteria d’Italia!”, così Hans Barth nel 1909 diceva della nostra città.
E con una divertita speculazione diciamo anche: Verona è il grande teatro dei popoli.
Come noto, l’antica Roma non amava il teatro. Seppur con autori illustri quali Plauto, Terenzio e Seneca, i romani trovavano maggior godimento negli spettacoli dei gladiatori. Per altro in Roma il gusto per la parola incontrava maggior applicazione nell’oratoria ed il recitare era considerato disdicevole, bollato tra le infamia. Non a caso l’archeologia ci ha restituito moltissimi teatri greci ma pochi teatri romani. A Verona c’era e c’è un teatro Romano. Un caso ?
Al disfacimento dell’era romana, le cose per il teatro non andarono meglio. La Chiesa ereditò da Roma la condanna del teatro, vietando ai fedeli ogni professione legata allo spettacolo. Le invasioni barbariche diedero al teatro ed alla sua funzione sociale il colpo di grazia. Ci fu un millenario black-out teatrale. Ma ecco una singolare eccezione. Sul finire del V secolo, il “veronese” Re Teodorico scrisse “Favoriamo gli spettacoli per il popolo, che li richiede e che vi accorre per dimenticarvi ogni serio pensiero. E ciò che si stima voluttuoso questo solo si reputi opportuno ai beati tempi nostri. Perciò si prodighi nello spendere”. Un caso ?
Ed è poi forse un caso che Shakespeare ambientò proprio a Verona quella che si può definire la più famosa tragedia di tutti i tempi? E non solo una tragedia, del Bardo abbiamo anche una spassosa commedia, “I due gentiluomini di Verona”.
Veniamo poi alla Serenissima, quando grande era la tradizione teatrale e la società trovava proprio nel teatro un momento fondante. Goldoni ambienta a Verona “I due gemelli veneziani”, una delle sue commedie più riuscite. E Goldoni stesso plaude all’ingegnosa iniziativa veronese di portare il teatro in Arena.
Nell’800, andare a teatro per i veronesi era sovente occasione per manifestazioni patriottiche e furbe gherminelle ai danni del foresto invasor austriaco; seguivano poi nottate di baldoria trionfale. Il caso, sempre quello, volle che fu proprio durante uno spettacolo al Teatro Nuovo che giunse la notizia che Metternich era caduto e fuggito: in teatro scoppiò il delirio.
L’idea del teatro in Arena venne poi ripresa da quei mati di veronesi, che si inventarono nel 1913 di fare una “Aida” in Arena, dando così inizio a quella che divenne la stagione operistica areniana. Non da meno fu la coraggiosa riapertura già nel ‘46, con una città ancora senza ponti ed energia elettrica, piegata dalla guerra. La “prima” fu un tutto-esaurito di un pubblico pressoché totalmente veronese.
A cavallo delle due Grandi Guerre, non c’era parrocchia di Verona e provincia che non avesse attiva una sua filodrammatica, a dimostrazione del fervore teatrale che ha sempre animato la nostra città.
Questa passione continua sino ai nostri giorni. Oggi Verona e la sua provincia contano il più alto numero di compagnie teatrali amatoriali (dato ufficiale), vengono proposti cartelloni teatrali in grande quantità, il Grande Teatro replica i suoi spettacoli sei sere alla settimana. A Verona la gente va a teatro, più che in tante altre città italiane.
Verona, teatro dei popoli quindi ? Nella giocosa escursione di cui sopra forse sì.
Ma venendo alla realtà, rimangono tanti punti di domanda… Perché Verona non ha un suo Teatro Stabile (…ce l’hanno Bolzano e Brescia, tanto per dire)? Perché il Ristori è andato in desfantola? Perché il Camploy è un contenitore vuoto? Perché a Verona passano sempre i “soliti” spettacoli, i soliti grandi nomi, certamente apprezzabili, ma raramente qualcosa di nuovo, se non occasionalmente? Perché di tanta gente che a Verona fa teatro - più o meno bene - ci sono sostanzialmente poche proposte veramente innovative? Perché i teatranti di Verona faticano a trovare condivisioni e sinergie ? Perché a Verona manca una vera critica teatrale (…e sì che i grandi Carlo Terron e Renato Simoni erano veronesi) ?

Buon Natale a tutti
e arrivederci all’anno nuovo.