Non ho mai inseguito l’insolito, il mai visto, lo straordinario, ma quello che c’è di più tipico nella nostra esistenza quotidiana, nel luogo in cui mi trovo: ricerca sincera e appassionata delle semplici bellezze della vita ordinaria."
E’ con un misto di modestia e sicurezza che Willy Ronis ci introduce nel suo mondo. Questa mostra rievoca il cammino della sua vita: fa scorrere sotto i nostri occhi, come in un film, il percorso di Ronis, “viandante del secolo” dallo sguardo acuto e sensibile.
Ronis e il suo obiettivo hanno colto istanti di vita per 70 anni: “E’ un mestiere molto duro”, confessa con distaccata leggerezza e noi possiamo ben credergli.
Senza l’esploratore vigile e sincero che egli ha scelto di essere, tutti questi istanti di vita sarebbero dimenticati per sempre nella luce impassibile che senza posa li illumina e li nasconde.
Grazie quindi al giovane uomo innamorato della musica che seppe amare la luce. Le sue foto sono come lettere d’amore al tempo che passa, e ciascuna è fatta della stoffa dei nostri ricordi: gli anni ci scorrono davanti agli occhi come pagine di un libro.
Le sue foto più celebri, come il buon vino, diventano così le annate speciali della nostra nostalgia: è il 1936, con gli operai in sciopero, le manifestazioni, i balli, le prime ferie pagate, foto solari, indimenticabili; poi il 1945, con la straordinaria esultanza, il commovente ritorno dei prigionieri e dei sopravvissuti all’orrore; ancora dal 1947, il colpo di fulmine per Belleville e Menilmontant, la Parigi dove il tempo sembra sospeso.
Tra i quartieri di Buttes-Chaumont e il Père-Lachaise, Ronis ci conduce negli studi, nei bistrot e nelle sale da ballo; ci guida tra viuzze, passaggi, vicoli, terrazze e cortili. E’ una rivelazione: scopriamo che in queste piccole città nella città si tira con l’arco, si gioca a bocce, si attinge l’acqua dai pozzi, si mangia nei giardinetti, si riposa sull’erba. Nessuno è ricco ma tutti sembrano felici.
E poi, c’è la Francia degli anni ‘70, quella degli anni ‘80, fino a oggi. Café de France, Place des Vosges, vedute senza protagonisti, gatti come personaggi, scorci, attimi; queste foto sensibili e poetiche regalano emozioni.
Rigore della composizione, fluidità dei ritmi, l’arte classica e viva di Willy Ronis si impone al nostro sguardo.
Willy Ronis, 70 anni di scatti
A 94 anni, Willy Ronis non ha perduto nulla della sua passione per la fotografia. La sua voglia di tramandare non mostra una ruga. Il suo lavoro nemmeno. Contemporaneo di Doisneau e Boubat, ha fatto scorrere il suo sguardo attraverso il secolo. Non ha mai inseguito l’insolito, il mai visto, lo straordinario, ma quello che di più tipico c’è nella nostra esistenza: la vita quotidiana. Molto semplicemente. Incontrare un personaggio come Ronis, esponente di punta della fotografia ‘umanista’, è risalire indietro nel tempo. Tuffarsi nella storia. Fermarsi per parlare del tempo in cui si aveva del tempo.
Ronis ama ricordare. Con modestia. Come un nonno racconta al suo nipotino una storia. La sua storia. La nostra storia. Sulla sua bocca, il bianco e nero diventa improvvisamente colore. “Eravamo fra le due guerre. Tutti gli anni si teneva a Parigi la grande esposizione internazionale della fotografia. Lì ho scoperto i lavori dei più grandi artisti. Era tutto diverso dai ritratti che faceva mio padre nel suo studio. E’ in quel momento che ebbi la rivelazione…Addio ai miei sogni di musicista. Mi sono lanciato, a 26 anni, con la più totale incoscienza.
“Non ho mai resistito all’appello delle persone che vivono penosamente del loro lavoro. Ho molto fotografato i movimenti sociali e l’ambiente operaio. Mi è venuta poco a poco una coscienza politica. Senza dubbio le mie convinzioni trasparivano dalle mie fotografie.”
Ma l’opera di Ronis non si ferma lì. Possiede cento frecce al suo arco. Ha immortalato, da Belleville a Ménilmontant, l’anima di una Parigi popolare, ormai scomparsa, con i suoi piccoli caffè, le sue feste da fiera, i suoi innamorati. Quanti visi ha potuto catturare in strada, come non potrebbe più fare oggi, che il diritto all’immagine è divenuto così restrittivo per le nuove generazioni di fotografi. “Bisogna che questo cambi. Altrimenti sarà la morte della foto vivante, è un duro colpo assestato alla storia del nostro tempo. Ogni volta che fotografiamo qualcuno, dobbiamo chiedergli un’autorizzazione, tendendogli un modulo da firmare. Attualmente ho molti giovani colleghi che lavorano nell’autocensura permanente.” Ronis non riesce a ridere quando viene attaccata la libertà d’espressione. Lui che non ha mai cessato, nella sua intera vita, di pensare e fotografare liberamente.
Willy Ronis: biografia
“Non ho mai inseguito l’insolito, il mai visto, lo straordinario, ma quello che c’è di più tipico nella nostra esistenza quotidiana, nel luogo in cui mi trovo: ricerca sincera e appassionata delle modeste bellezze della vita ordinaria.”
Willy Ronis è nato a Parigi nel 1910. Studia disegno, violino, armonia, e anche un po’ di diritto. Riceve la sua prima macchina fotografica a 16 anni e comincia a fotografare Parigi. A 22 anni, sacrificando la sua vocazione per la musica, entra nell’atelier fotografico di suo padre. Alla morte del padre (1936) diviene reporter-illustratore indipendente. Pubblica sulla rivista Regards i suoi primi reportage sociali.
Nel 1937 acquista la sua prima Rolleiflex. Incontra Capa e David “Chim” Seymour. La sua prima mostra, “Neige dans les Vosges” alla Gare de l’Est di Parigi, è seguita da “Paris la nuit”. Nel 1938 fotografa lo sciopero alla Citröen.
Durante la guerra pratica mestieri di ogni sorta, tra cui la pittura sui gioielli, con Marie-Anne, che sposerà nel 1946.
A partire dal 1945 lavora per la stampa illustrata. Entra all’agenzia Rapho. Nel 1947 ottiene il Prix Kodak. Lavora su Belleville e Ménilmontant. Nel 1954 pubblica, su questo lavoro, un libro di 96 foto presso Arthaud, con prefazione di Pierre Mac Orlan: avrà tre edizioni, e poi una quarta nel 1999 (presso Hoebecke con un testo di Didier Daeninckx). Il suo biografo Bertrand Eveno scrive in proposito: “Questo libro culto su un quartiere sconosciuto e molto poco fotografato all’epoca esprime un’attenzione al mondo popolare simile a quella del suo amico Doisneau… e restituisce la forza grafica di paesaggi urbani unici a Parigi.”
Nel 1957 ottiene la medaglia d’oro alla Biennale di Venezia.
Nel 1965 partecipa alla mostra “Six photographs et Paris” al Musée des Arts Décoratifs, con Robert Doisneau, Frasnay, Lattès, Pic e Janine Niepce.
Insegna all’Idhec, Estienne e Vaugirard. Viaggia nei Paesi dell’Est: Berlino, Praga, Mosca. Espone “Images de la Rda” nel 1967-68.
Nel 1972 lascia Parigi per l’Isle-sur-la-Sorgue (Vaucluse). Insegna ad Avignone, Aix en Provence e Marsiglia. E’ nominato Président d’honneur de l’Association nationale des photographes reporter-illustrateurs dopo Brassai.
Nel 1979 ottiene il Grand Prix des Arts et Lettres pour la Photographie.
Nel 1980 è l’invitato d’onore degli undicesimi Rencontres Internationales de la Photographie di Arles. Ottiene il Prix Nadar per il suo album “Sur le fil du hasard” delle Edizioni Contrejour ed espone alla Galerie du Chateau d’Eau a Tolosa.
Patrick Barbéris realizza nel 1982 un lungometraggio “Un voyage de Rose” con Guy le Querrec.
Nel 1983 dona le sue opere allo Stato, con effetto post mortem.
Nel 1985, retrospettiva al Palais de Tokyo. Viene nominato Commandeur dans l’Ordre des Arts et Lettres. Esce, presso Denoel, “Mon Paris”, con 170 foto.
Tra il 1986 e il 1989, espone a New York, Mosca e Bologna. Patrice Noia gli dedica un documentario-ritratto di 26 minuti: “Willy Ronis o i doni del caso”. E’ nominato Chevalier de la Légion d’Honneur.
A partire dal 1990 dodici sue mostre sono allestite in Francia e all’estero.
Pubblica numerosissimi libri: un Photopoche presso il Centre National de la Photographie; “Quand je serai grand…”, Hors Collection; “Autoportraits” presso Fata Morgana; “Les sorties du dimanche” presso Nathan; “Toutes belles” con un testo di Régine Desforges presso Hoebecke; “Les enfants de Germinal” in collaborazione con Jean Philipe Charbonnier e Robert Doisneau; “A nous la vie!” con un testo di Didier Daeninckx; “Vivement Noel”; e, infine, “La Provence” con un testo di Edmonde Charles Roux.
Diviene membro della celebre Royal Photographic Society di Londra.
Nel 1994 espone “Mes années 80” all’Hotel de Sully a Parigi. Nel 1995 “70 ans de déclics” (1926-1995, 240 foto) al Museum of Modern Art di Oxford; e poi, nel 1996, al Pavillon des Arts di Parigi.
Nel 2001 dedica le sue foto all’album “Pour la Liberté de la Presse” di Reporters sans Frontières, con una prefazione di Bertrand Poirot-Delpech.
Pubblica “Derrière l’objectif, photos et propos”, con testo firmato da lui, presso Hoebecke. E’ nominato Commandeur de l’Ordre National du Mérite.
Nel 2002 una retrospettiva di 150 foto è presentata alla Biblioteca municipale di Lione e Phaidon gli dedica un volume della serie “55”.
La mostra è aperta al pubblico dal 26 giugno al 3 ottobre 2004 con il seguente orario:
da martedì a domenica : 10.00 - 19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.30)
Lunedì chiuso.
Biglietto intero: 4,10 Euro; ridotto: 2,10 Euro; militari, ragazzi, scolaresche: 1,50 Euro
Informazioni
Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri
Cortile del Tribunale 37121 Verona
+39 045 8013732 - 8065857 - 8012512
www.comune.verona.it/scaviscaligeri/
Sede Espositiva
Cortile del Tribunale (Piazza Viviani) - 37121 Verona
+39 045 8007490
Dirigente Dott. Gabriele Ren