Verona: Eventi Verona: Siamo qui per la bellezza del gioco, Verona

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Siamo qui per la bellezza del gioco - Verona


Mostra fotografica di Vittorio Canisi

Chiostro del Conservatorio dell’Abaco, Piazza Sant’Anastasia, 26/09/2008 28/09/2008


“Non ricordo come è iniziata questa avventura. Se sia scattata prima la passione per il gioco o quella per le immagini”
Vittorio Canisi è fotografo di still life, autore di importanti servizi nazionali e negli ultimi cinque anni ha viaggiato in tutto il mondo per immortalare giochi, giocatori, oggetti e luoghi per il gioco.
La mostra fotografica allestita dal 26 al 28 settembre nel Chiostro del Conservatorio veronese apre una finestra sul suo interessante lavoro mosso da curiosità, studio, spirito della ricerca e, indubbiamente, passione per il gioco e per chi “si mette in gioco”.
Si tratta di una raccolta di 22 scatti che raccontano giochi diversi mostrando come il giocare sia un’attitudine umana, che trasversalmente tocca popoli di diverse culture, di diverse religioni, di diverse organizzazioni sociopolitiche.
Giocare è forse rimasta l’ultima attività che non produce nulla - anche il “giocare per soldi” non produce denaro, ma ha come effetto solamente lo spostamento del denaro -, ciò che si genera è il piacere di essere in gioco, sempre e ovunque. Questa è la testimonianza che ci porta Antonio Canisi a Verona, durante le giornate del Festival internazionale dei giochi in strada, mostrandola con bellissime immagini che sollecitano la nostra fantasia, ma che ci mostrano anche come il gioca possa essere un impegno estremamente serio.
Canisi, scrivendo a proposito di questa sua ricerca di giochi nel mondo, ci ricorda le parole di Platone: “si conosce di più di una persona in un´ora di gioco che in un anno di conversazione”.

“Sono un fotografo professionista, quello che è definito stillafaista - dice di s’è Canisi -. perché riprende gli oggetti, ma in questo progetto è l´azione dell´uomo che voglio catturare. Nel gioco vedi il riflesso di qualcosa che può sembrare lontanissima da noi stessi e dagli altri, però se osservi meglio ti rendi conto che l´uomo è veramente tale solo nel gioco”
Le prime immagini che Canisi scatta sono nate da sole, eventi di gioco casualmente incontrati e fotografati, come la sfida a scacchi a Buda e la gara di sega in Tunisia. Nel corso del tempo, riconoscendo la potenzialità narrativa ed evocativa di queste foto, Canisi comincia a cercare scene di gioco e a rincorrerle quasi una caccia al tesoro nelle vie, nei parchi, ovunque potessero prendere forma.
E così, a Hong Kong, seguendo il rumore delle piastre sui tavoli, raggiunge e immortala i giocatori di maj hong tra il fumo denso di incensi che bruciano; durante un viaggio in Sri Lanka, mentre transita in auto, non si lascia sfuggire un albero della cuccagna accanto a un tempio induista.

Raccontando il perché di questa sua ricerca fotografica sul gioco, scrive: Il gioco mi sta insegnando molto. E sembra essere l´unico sollievo di popoli in guerra o che combattono la miseria quotidianamente. Raccontarlo è come celebrare la loro cultura, il desiderio di leggerezza e di fuga da una realtà difficile. Ma anche la costruzione del carattere attraverso la vittoria e ancora di più nell´accettazione della sconfitta. Belle immagini per ricordarsi sempre che di non avere paura di mettersi in gioco…