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Traviata

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Traviata - Verona

Arena di Verona, 04/08/2007


La traviata è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave tratto dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas (figlio), «La signora delle camelie»; viene considerata l'opera più significativa e romantica di Verdi e fa parte della "trilogia popolare" assieme a Il trovatore e a Rigoletto.

La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853 ma, a causa soprattutto d’interpreti non all’altezza e della scabrosità dell'argomento (vista l'indicazione della contemporaneità all'epoca), si rivelò un sonoro fiasco; ripresa l’anno successivo con l’interpretazione di un cast più valido e retrodatando l'azione di due secoli (cosa che si manterrà nelle rappresentazioni successive fino agli inizi del '900) riscosse però il dovuto e meritato successo.

Nel tempo La traviata non ha mai smesso d’appassionare i melòmani, entrando a far parte del cosiddetto repertorio. Ha avuto interpreti d’alto livello specie nel ruolo principale, quello di Violetta (che richiede una voce da soprano contemporaneamente di coloratura, specie nell’atto primo, e drammatico che restituisca appieno la tinta verdiana), come – fra le altre – Maria Callas, Renata Scotto, Joan Sutherland, Renata Tebaldi; la parte del protagonista maschile, Alfredo, è stata invece interpretata in memorabili edizioni da celebri tenori quali Carlo Bergonzi, Alfredo Kraus, Mario Del Monaco, Luciano Pavarotti.

Fra i passaggi più popolari dell'opera sono da segnalare l'invocazione di Violetta Amami Alfredo! – diventata un topos della lirica – il famoso brindisi Libiamo ne' lieti calici (durante la scena iniziale), la cabaletta Sempre libera degg'io, il concertato finale del secondo atto, l'aria Addio, del passato, con Violetta ormai morente, e il duetto Parigi, o cara, noi lasceremo. Tutti brani capaci di raggiungere facilmente mente e cuore, si rivelano tutti momenti carichi di pathos e ricchi di romanticismo e dolcezza.

In fondo alla cabaletta "Sempre libera vogl'io" i soprani che ne sono dotati inseriscono un mi bemolle sopracuto.

Sinopsi

Atto I
L’azione si svolge a Parigi intorno al 1850. Durante una festa mondana in casa di Violetta, che accusa un malore, Alfredo propone un brindisi e dichiara alla donna il suo amore; dopo una lieve e frivola titubanza, Violetta cede ai suoi sentimenti nei confronti d’Alfredo.

Atto II
Alfredo e Violetta vivono ormai da qualche tempo felici insieme nella campagna parigina (Alfredo riflette sulla sua felice condizione nell’aria De’ miei bollenti spiriti), quando improvvisamente sopraggiunge il padre di Alfredo che chiede a Violetta di rompere il legame, considerato scandaloso e a causa del quale la figlia non può contrarre matrimonio. Violetta è angustiata ma cede alle richieste di Giorgio Germont: tornerà nella sua casa parigina mentre Alfredo farà ritorno in seno alla sua famiglia (Di Provenza il mar, il suol).

Atto III (o Atto II, parte seconda)
Durante una festa a casa di Flora (coro Noi siamo zingarelle), Alfredo – pazzo di collera e gelosia – rivede e offende Violetta gettandole ai piedi del denaro (tal femmina […] pagata io l’ho). Il comportamento di Alfredo è talmente disdicevole da suscitare lo sdegno degli amici presenti e i rimproveri del padre stesso che pur tuttavia non dice la verità (quella cioè d’aver indotto Violetta ad abbandonare Alfredo). La giovane donna intanto è colpita da nuovo malore.

Atto IV (o atto III)
Il male che Violetta accusa da tempo si fa più acuto e ormai, mentre all’esterno impazza il carnevale (coro delle mascherine), non le rimane che poco tempo da vivere; Giorgio Germont decide allora di confessare la verità ad Alfredo che rimane sconvolto e torna da Violetta appena in tempo per darle un ultimo barlume di felicità. Violetta muore uccisa dalla tisi dopo aver però perdonato chi l’ha ferita.

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