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Cenni storici


Poche le reliquie dei tempi romani, ma sufficienti a testimoniare come, pure allora, la località dovesse aver assunto una certa importanza, soprattutto in relazione alla sua fortunata posizione geografica. Poco sappiamo anche per il primo medioevo. Lazise fu il primo libero comune del Garda, e divenne assai importante nel X secolo, quando ottenne un diploma imperiale che attribuiva speciali diritti di pesca, di fortificazione e di pedaggio. D’epoca altomedievale è sicuramente una piccola necropoli sorta nei pressi. Nel 1077 Lazise godette di altre concessioni imperiali: forse in questa circostanza il consistente borgo ebbe mura e fossa con castello. Le fortificazioni proteggevano gli abitanti dalle incursioni esterne, ma anche da quelle della famiglia dei Turrisendi, che signoreggerà su tutta la cosiddetta Giudicaria Gardense. Anche gli Scaligeri riconobbero la grande importanza economico-militare di Lazise e provvidero alla completa riedificazione delle mura, del castello e della rocca, dell'attuale palazzo della dogana e della "Torre del Cadenòn" - ora scomparsa - con l’adiacente cortina di protezione del porto.
Venezia, agli inizi del XV secolo, quando occupò Verona, fece la sua apparizione anche a Lazise e vi stabilì un'importante dogana, a cui difesa fu posta una forte torre merlata. Ma di Lazise s'impadronirono momentaneamente anche i Visconti durante la guerra ch'essi mossero di lì a poco alla Serenissima. Ai tempi della Lega di Cambrai contro la Serenissima, i rivieraschi si mostrarono favorevoli ai nemici della Repubblica, tanto che il provveditore del Governo veneto Zaccaria Loredan decise di abbandonare la regione, non prima di aver bruciato in Lazise la galea e due fuste poste al suo comando, perché non cadessero nelle mani dei nemici. Per quattro secoli poi - fino ai nuovi fasti delle recenti affermazioni turistiche - anche Lazise sarà un tranquillo paese: vi si continuerà a praticare la pesca, il commercio e, con un suo notevole sviluppo, l'agricoltura.

DA VEDERE
Il castello scaligero. Quanto rimane dell'antico castello scaligero è compreso nel recinto della villa Buri, ora Bernini. Nel castello risiedevano i magistrati veneti al tempo della Repubblica e di loro è ricordo in lapidi. Occupato il territorio dopo il 1796, i Francesi posero in esso una fabbrica di salnitro per la polvere da sparo. Gli Austriaci lo vendettero poi ad un privato per sole 1500 lire e da allora il castello servì per molto tempo da cava di pietre a chi in paese voleva costruire; perfino le scale interne delle quattro torri furono asportate. Intervenne il conte Buri, che, comperato il castello, conservò quanto rimaneva di conservabile, restaurando anche qualche parte non del tutto distrutta. Il porto antico, riservato al castello e che per l’incuria degli ultimi possessori si era trasformato in palude, fu allora interrato e trasformato in giardino; con un’operazione che forse oggi non approveremmo.

Le chiese. Nel periodo del romanico padano, nascono a Lazise anche alcune chiese.
  • L'antica pieve di San Martino anzitutto, distrutta, ove ora è il cimitero, ma poi via via, nei secoli a noi più vicini, anche le altre: San Nicolò al Porto (ricordata per la prima volta nel 1320), i Santi Fermo e Rustico (di ragione della comunità), i Santi Faustino e Giovita (di ragione del Capitolo dei Canonici di Verona e ad essi confermata da numerose bolle papali lungo tutto l'arco del secolo XII), la Madonna della Pergolana, i Santi Piero e Giuliano (della quale non restano che pochi ruderi), oltre ad altri oratori minori in varie contrade, e beninteso, l'attuale, ottocentesca chiesa dedicata ai Santi Zenone e Martino su disegno del Trezza e del Ronzani, sull'area di un antico San Zeno che già dal 1530 cominciò a servire da parrocchiale.
  • A Colà un’antica chiesa è testimoniata già dai secoli XIl-XIII. Dedicata a San Giorgio, essa è parrocchia con rettore (anche se non del tutto sciolto dai doveri verso la chiesa matrice) già nel 1526. Ricostruita nel 1762 fu decorata dal Piatti e consacrata quindi nel 1927.
  • A Pacengo, la parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista, è pure ricordata nel 1526. Ma l'attuale edificio fu costruito nel 1787-1792 su disegno dell'architetto L. Rossi. Essa è arricchita di dipinti sempre del Piatti e di un altare maggiore rutilante di marmi (1793) e attribuito agli Zoppi e agli Spazzi, così come le acquasantiere.
  • Le ville. Legato alla dominazione veneziana e successivamente al fatto turistico, è anche il fenomeno della costruzione o della ricostruzione d’importanti ville che costellano tutto il territorio comunale.
    o Dotata di parco e costruita, o meglio trasformata, nell’Ottocento dal conte Girolamo Murari della Corte Bra’, Villa Bagatta è una villa ottocentesca d’architettura pseudo-moresca.
    o Per epoca di costruzione e per la presenza di un parco le può essere avvicinata Villa Bottona, che ha però di notevole soltanto il parco vastissimo, esteso lungo la riva del lago.
    o Poco fuori Lazise, si trova Villa Montinghel, già di proprietà dei Brenzoni. E’ abitazione semplice e severa, circondata dalle colline moreniche e da vigneti ed oliveti. In fondo ad un lungo viale s’alza la torre, probabilmente del Cinquecento, e la casa padronale in due stili distinti. Bella la corte rustica, la grande uccelliera e l’orto in gran parte coltivato a fiori.
    o Villa da Sacco, costruzione d'origine cinquecentesca, è composta di due parti, una delle quali ha particolarmente conservato il sapore dell'epoca. Notevole il fregio di gronda in cotto. Bello anche qui è il parco, soprattutto per la sua posizione di collina.
    o Villa "La Pergolana", che ha forma di castello merlato e fu costruita nella seconda la metà dell'Ottocento, su disegno di G. Franco, con vasto parco, e con giardino digradante al lago, può essere avvicinata a Villa ex Miniscalchi, di Colà, importante anch'essa specialmente per il parco, che si estende vastissimo e che ha quattro solenni ingressi. Essa è costituita da due edifici principali, di cui il minore è il più antico, con iscrizioni relative ai Sansebastiani e ai Moscardo, antichi proprietari prima dei Miniscalchi (era stata costruita dall'architetto milanese Canonica, ma in seguito, però, ha subito diverse trasformazioni).
    o Villa Conferazene, in località omonima, fu costruita ancora prima del secolo XVII. Fu riedificata ed ampliata nel 1790 dal conte Giovanni Battista Marastoni, che ricostruì nella stessa epoca anche la chiesetta attigua. L'edificio è semplice; ha intorno una splendida vegetazione, specialmente di cipressi, che formano un lungo viale e sorgono a gruppi presso la villa.
    o Villa Fumanelli, a Colà, sorge isolata su un poggio non lungi dal paese, circondata da un denso parco: risale al XVII o XVIII secolo, e ripete le corrette forme architettoniche care agli epigoni sammicheliani.
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