Sirmione - Lago di Garda

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Cenni storici


La penisola di Sirmione, cantata da Carducci sulle orme di Catullo, è una delle località fra le più incantevoli del Benaco, posta quasi a spartiacque fra il Garda bresciano e quello veronese. Essa è formata da un istmo di terra lungo tre chilometri e si protende sul Garda, dalla sponda del lago, fra Peschiera e Desenzano, da sud verso nord. Tre piccole alture la elevano dallo specchio dell'acqua: la prima denominata Cortina o Cortine, quella di mezzo, Mavino o Mavine e quella settentrionale, dove insistono le cosiddette “Grotte di Catullo”.
Splendido il paesaggio: oliveti, macchie di pini e vigneti ancora vi dominano. Dal punto di vista geografico ed amministrativo, Sirmione, oggi in Lombardia, era sempre stata considerata terra veneta: ciò almeno fino al 1816, quando fu tolta alla provincia di Verona, cui apparteneva fin dai tempi di Catullo, per essere aggregata a Brescia, ma rimanendo sempre, e tuttora, dal punto di vista ecclesiastico, nella diocesi di San Zeno.

DA VEDERE
La villa romana.
Forse l'esistenza di fonti gas-solforose scaturenti dal fondo del lago potrebbe spiegare l'origine della villa romana che occupa tutta la punta settentrionale della penisola. In essa sono presenti appunto degli impianti che fanno pensare ad uno sfruttamento di quelle acque e di quei gas termali che costituiscono tuttora parte della ricchezza di Sirmione. A meno che, questa grande villa non sia piuttosto da intendere, per la sua posizione strategica, come la sede di un importante presidio militare, tale da controllare i movimenti dal Trentino al Mantovano e dal Veronese al Bresciano. C'è anche chi ritiene che la villa di Sirmione, citata da Catullo nel Carme XXXI, appartenesse al patrimonio familiare del poeta, e fosse anzi stata costruita dal padre di costui, col probabile concorso dello Stato Repubblicano (siamo nel I sec. a.C.) verso il quale vi sarebbe stata una tacita ed esplicita dichiarazione di diritto all'ospitalità per personaggi di passaggio dalla Mansio, ossia cioè stazione per il cambio dei cavalli con possibilità di alloggio.

Le mura e la rocca.
La rocca di Sirmione, antico fortilizio benacense, ebbe probabilmente le sue origini nel periodo romano. Successivamente e a più riprese, tra il XIII e il XV secolo, fu ristrutturata e ampliata per potenziare la fortificazione del borgo che, per la sua particolare collocazione in terre di confine, era considerato un avamposto per la strategia difensiva scaligera. Il nucleo originale della rocca coincideva forse con il cortile principale che si presume fosse delimitato da quattro solide mura con tre torri angolari. In quest’originaria costruzione era probabilmente inserito anche il "mastio" o una torre d’avvistamento. Nel XIII secolo, forse su commissione di Mastino I della Scala, fu eretta una prima cinta murarla, completata poi da una seconda che inglobava una parte del vallo in direzione sud-est. Nel XIV secolo venne fortificata la darsena e si recintò il borgo. Nel sec. XV la rocca fu consolidata, sotto la Serenissima. Le possenti mura, sfidando il tempo e l’incuria dell'uomo, fanno ancora oggi bella mostra di sé sulle rive del lago. Sul portale d'ingresso sono due stemmi scolpiti su pietra: a sinistra il simbolo degli Scaligeri, a destra lo stemma veneziano. Nel primo cortile interno, si può ammirare la gran torre alta 47 metri, dalla cui sommità le guardie potevano vigilare sulle zone circostanti. Sotto il porticato si conserva un lapidario romano, contenente un'ara dedicata a Giove ed alcuni mosaici pavimentali del I sec. a.C. rinvenuti durante gli scavi del 1959. Nel lapidario medioevale, si possono osservare vari reperti significativi, come il pluteo con due croci ed un archetto di ciborio col nome di Desiderio, re dei Longobardi, e del figlio Adelchi. Dal secondo cortile si può osservare la struttura del ponte levatoio e attraverso un cancelletto ci si avvicina alla darsena, che era il porto della rocca. Le sale del castello non hanno particolari pregi architettonici; il vastissimo salone ha un soffitto in legno del '500, con mobili e sedie di diverse epoche.

Le chiese.
  • La chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Maria Maggiore. Un primo accenno a questa pieve si trova nella bolla di Papa Eugenio III, del 1145, ma l'attuale costruzione risale alla fine del secolo XV e fu subito decorata dagli affreschi che tuttora la impreziosiscono, assieme a tele del Voltolini e del Brusasorzi.
  • Vicino c'era la chiesa, ora distrutta, di San Salvatore che ebbe descrizione particolareggiata nell’Ottocento dall'Orti Manara. Di questo storico tempio non resta ora che un rudere.
  • Sulla collina più alta della penisola, ben conservata è la chiesa di San Pietro in Mavino, già documentata nel secolo VIII. Priva di particolari ornamenti, restaurata, rialzata e decorata intorno agli anni 1320-1321, essa conserva, nella parte absidale, affreschi bizantineggianti modesti.
  • A metà dell’istmo, presso il cimitero, si trova ancora la chiesetta in onore di San Vito, pure nominata in documenti del sec. VIII, mentre presso la Rocca è una cappella dedicata a Sant'Anna che, costruita alla fine del Quattrocento, può essere servita da cappella per la guarnigione addetta alla custodia del Castello.
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