Colonnette - Lessinia

Login / Registrazione
travelitalia

Colonnette

Lessinia / Italia
Vota Colonnette!
attualmente: senza voti.
Se dal fondovalle ci portiamo ora verso l'alta Lessinia, vedremo che il modo di esprimersi cambia rispetto all'ambiente ed ai materiali con i quali e sui quali era possibile operare. Lasciando i centri abitati e spostandoci lungo le dorsali, potremo vedere su qualche dosso e crocevia, soprattutto nella Lessinia Orientale, tutta quella serie di pietre lavorate - le colonnette - tipica espressione di una fede tutta legata sia a fatti contingenti sia ad un paesaggio essenzialmente lessinico. Le più antiche testimonianze di quest'arte "cimbra" si trovano, restando dentro l'area tredici-comunigiana, nella zona di San Mauro di Saline, dove durante un restauro del campanile della chiesa di S. Moro, sono state rinvenute una quindicina di statuine in ferro battuto raffiguranti degli oranti.
Per trovare però delle testimonianze legate alla tipica espressione locale dovranno passare circa altri tre secoli, per arrivare così alla prima metà del '500 quando per un fatto ben preciso, la pestilenza che in quei tempi mieteva numerose vittime anche nelle valli, i montanari pensarono bene di propiziarsi la Beata Vergine, il S. Bambino ed alcuni Santi. Nella pietra lavorata perciò, per circa un secolo, vedremo protagonisti quattro figure: la Beata Vergine, il S. Bambino, San Rocco e San Sebastiano assunti a protettori dal flagello.
Le tavolette di pietra tenera erano inserite in colonnette e il tutto divenne così tipica espressione del periodo. Cessato il pericolo della peste, rimase la tradizione e i montanari per questo o quel fatto. per e questo o quel bisogno, sempre rivolsero la loro attenzione alle due figure principali, ora però accompagnate da qualche altro santo o da sole.
Verso la fine del '600 nasceranno le "colonnette del madonaro", colonnine di pietra rossa terminanti a nicchia, dove veniva direttamente scolpita sempre a mezzo busto, la Beata Vergine con al suo fianco, in piedi, il Bambino. La tecnica usata è quella detta "a stampo"; non troviamo infatti alcuna sfumatura ed il tutto è ricavato abbassando di poco il piano della superficie scolpita.
La fioritura di questa particolare arte plastica è legata soprattutto al territorio compreso tra Durlo (alta Val del Chiampo) e a Campofontana (alta Vai d'Alpone). Una tecnica molto semplice permette con poche linee essenziali di arrivare alla descrizione della figura, migliaia di volte ripetuta in altre opere "dotte" da scultori che in secoli di storia si sono avvicendati in opere stupende.
Nelle o nostre colonnette l'immagine voluta è risolta in pochi tratti che fanno intravedere nella loro semplicità descrittiva ciò che autore e committente avevano in animo. L'ingigantimento della figura principale rispetto all'insieme, che molte volte si nota su queste immagini scolpite, non è altro che un modo per rendere importante la figura scelta che sarà quella volutamente esasperata. Molte leggende sono nate intorno a queste opere, che divennero così anche simbolo di questo o di quel fatto, di questa o di quella "storia".
Ne citeremo, ad esempio, una raccolta nella zona di Bolca in contrada Casoni, contrada che si raggiunge percorrendo la strada che da Bolca porta a Sprea, antica frazione di Badia Calavena, e seguendo una stradina laterale alla nostra sinistra, poco prima della frazione.
Prima di entrare nella contrada Casoni noteremo verso valle un bel capitello datato 1849. Esso è caratterizzato all'esterno da un bel cancelletto in ferro battuto che evidenzia una delle più ricche ed antiche attività della vallata sottostante. Aprendo questo, potremo notare all'interno una bella tavoletta in tufo raffigurante le quattro tipiche figure dell'arte sulla Lessinia: la Beata Vergine e il Bambino con a lato San Rocco e San Sebastiano. La tavoletta del XVI sec. è perfettamente conservata, se escludiamo una certa "levigatura" dovuta al tempo. La "storia" racconta come molti secoli fa tale "madoneta" fosse inserita in un capitello molto più stretto (sicuramente una colonnetta); il proprietario di questa, volendo cambiar casa, decise di portare con sé tra le sue poche cose, anche la "madoneta"; se la caricò così sulle spalle togliendola dall'abituale sede e si incamminò verso valle (verso Badia); si accorse però con stupore che man mano che scendeva il peso portato aumentava sempre di più fino ad impedirgli quasi il cammino; ad un certo punto, non sopportando più il peso, egli esclamò: "Munifica, come te pesi!" (Munifica dal latino "munificus" è aggettivo spesso usato nei riguardi della B. V. in sinonimo di "generosa") e scaricato il pesante fardello per riposarsi un po', decise di riportarlo indietro, non potendo certamente abbandonarlo. Con meraviglia, si accorse così che durante la strada del ritorno, il peso diminuiva sempre più, diventando normale e quasi nullo nelle vicinanze del luogo da dove era partito. La "madoneta" tornava così com’evidentemente voleva, al suo luogo d'origine, dove alcuni anni dopo venne eretto il capitello ancor oggi esistente, testimone della storia raccontata.
Se ci spostiamo ora verso la Lessinia Centrale, notiamo che viene a cessare il tema sin qui visto e la figurazione viene sostituita da "stele" (pilastrini di pietra) e da Crocifissioni. Quest'ultimo tema, verso la fine del '700, verrà a sua volta molto sintetizzato e solo la grande Croce sormontante un basamento verrà assunta a protezione dei luoghi. In genere tutte queste ultime opere portano se non il nome dell'artista, almeno le iniziali del committente e le semplici lettere: F(ece) F(are) P(er) S(ua) D(ivozione). Difficile arrivare, come per la pittura, agli autori e pochi sono i nomi conosciuti: un certo Andrea Tinelli da Caprino, autore delle grandi Croci (un esempio lo possiamo vedere davanti alla Parrocchiale di Colognola ai Colli); un certo Benigno Peterlini da Glacia (Giazza) e per ultimo Giorgio Signore, famoso lapicida di Campofontana, che ha operato in zona fino alla prima metà del '900.
Oltre al tempo, anche altri motivi meno contingenti hanno contribuito al deterioramento o alla sparizione delle opere sin qui viste, soprattutto delle colonnette; alcune di queste pietre lavorate infatti facilmente asportabili, dato il loro isolamento, sono finite molto lontano dal loro luogo d'origine, dove avevano senso di essere.
Infinite ricerche e proposte possono scaturire dalla conoscenza di questo "piccolo grande patrimonio d'arte" che in Lessinia ha avuto i natali ed un fiorente sviluppo evidenziando anche come in un ambiente montanaro, legato a rudi schemi di vita, non mancasse la poesia.
Si è visto come i mezzi espressivi cambino in rapporto all'ambiente in cui si opera; l'uso della pietra infatti sarà sempre trovato in ambienti prettamente "alpini", dove il materiale era più vicino agli operatori; in contrapposizione, vedremo che l'uso del colore e di conseguenza di tutta quella serie di pitture di fondovalle, trovano terreno fertile in zone più collinari perché sia per il reperimento dei materiali, ma soprattutto per una maggior vicinanza alla città, veniva ad essere molto più probabile quel contatto con altre culture indispensabile ad una maggior espressione. Piccoli tesori sono dunque sparsi lungo il territorio lessinico, tesori che attendono d'essere maggiormente conosciuti, conservati e valorizzati.
Condividi "Colonnette" su facebook o altri social media!

Colonnette - Commenti [0]

 

Aggiungi commento


Nome
Cognome
Email (non sarà pubblicata)
Commento (non sono ammessi tag HTML)
Inserisci il codice di sicurezza indicato di seguito*
 
Vuoi ricevere via email la notifica per ogni nuovo commento inserito?
No Si

* Impedisce l'esecuzione di script automatici non autorizzati.