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La Lessinia delle tradizioni e del folclore

Lessinia / Italia
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Provenendo da Verona sulla S.S. 12 per Vicenza, all'altezza di Caldiero si prenda a sinistra, entrando nella Val d'Illasi, la più importante tra le valli delle Prealpi Venete, percorsa dall'omonimo «progno». Ampia all'inizio, dopo Tregnago, la valle si restringe e presenta ripidi fianchi modellati nel calcare, nel tratto superiore. I primi comuni che s’incontrano, Illasi e Tregnago, hanno un'economia prevalentemente agricola, con ampie coltivazioni di cereali e di ciliegi, oltre a vasti vigneti che danno dell'ottimo vino (famosa è la cantina sociale d’Illasi).
Ad Illasi meritano una visita villa Carlotti, già Pompei, edificata nel XVII secolo dall'architetto Pellesina ed in seguito abbellita ed ingrandita da Alberto ed Alessandro Pompei. La Villa è costituita da un avancorpo centrale, con pronao e quattro colonne, che presenta un frontone ornato da belle statue; lateralmente, due porticati la collegano con due piccole torri d’epoca anteriore. All'interno vi sono varie sale con affreschi del Balestra rappresentanti soggetti mitologici ed alcuni quadri di paesaggi d’Illasi, dipinti nel settecento dal Porta.
Altra interessante villa d’Illasi è la Sagramoso-Perez, che si presenta a noi con l'aspetto datole all'inizio del 1700 dall'architetto Pozzo. Molto belle sono la loggia, le scuderie e la cantina, oltre alle varie stanze affrescate soprattutto da pittori della scuola del Balestra. Dei primi dell'Ottocento è il vasto parco (30 ettari), che comprende i ruderi del castello medioevale d’Illasi. Il castello venne costruito dai Montecchi e passò poi ai Pompei nel 1200; distrutto e riedificato varie volte, vide molti assedi fino al 1517 quando venne infeudato ai conti Pompei. Una tragica vicenda è legata al castello: nel dicembre del 1592, la contessa Ginevra Serego degli Alighieri, moglie del conte Girolamo Pompei, improvvisamente presa dal rimorso per aver tradito il marito con Virginio Orsini, grazie alla complicità del servitore Gregorio Grifo, confessò l'infedeltà al marito il quale fece subito venire il servitore per appurare la verità. Il Grifo fu costretto a confessare e venne ucciso a pugnalate: fin sulla strada «si sentì il sassinamento et una voce che disse “o Jesu”... et il Conte lo fece strapegar nel brolo fuori della corte...». Epilogo della vicenda fu la morte dell'amante Orsini, decapitato per questioni politiche a Roma e la morte della contessa Ginevra, murata viva in una stanza del castello (il suo scheletro, carico di catene, venne ritrovato ai primi dell'Ottocento).
A Tregnago sono da visitare i ruderi del castello risalente al XII sec., con un raro esempio di torre pentagonale, la chiesetta della Disciplina del sec. XIII che conserva alcuni interessanti affreschi, la villa Ferrari Delle Spade, molto rimaneggiata nel tempo, ma che conserva ancora un bel loggiato murato ed un secolare parco, e la villa Cavaggioni, già Franchini, che presenta una costruzione a quattro piani con un ampio poggiolo e con dipinti architettonici sulla facciata.. Da vedere è anche la caratteristica pianta monumentale, detta «la roara», posta a sud-est del paese. Proseguendo nella valle, a Cogollo, frazione di Tregnago, si trova il fiorente artigianato del ferro battuto.
Si giunge quindi a Badia Calavena, centro prevalentemente agricolo (cereali, foraggi per allevamento, ciliegie, castagne), situato alla sinistra del progno. La storia di questo comune affonda le sue radici in epoca preistorica (si sono rinvenuti, infatti, dei manufatti dell'età del ferro). Nel secolo XI appartenne ai Vescovi di Verona che vi fecero costruire un castello ed in seguito un monastero, che ebbe la giurisdizione della zona per alcuni secoli.
In seguito, Badia fu uno dei XIII Comuni del Vicariato della montagna. Da visitare sono i resti del chiostro dell'Abbazia, risalente al XV sec. e quelli del castello situato sul colle di San Pietro e risalente al 1050. Da Badia si prenda a destra per Vestenanova, centro situato nella Val d'Alpone, al confine con la provincia di Vicenza. A Vestenavecchia si visitino i ruderi di una chiesetta duecentesca.
Si prosegua quindi per Bolca e, prima di entrare nell'abitato, è d'obbligo una visita alla «Pesciara», cava in cui si estraggono i fossili (pesci e piante), che sono divenuti famosi in tutto il mondo (per primo, nel 1552, salì a Bolca per studiare i fossili, il botanico A. Mattioli; in seguito anche Napoleone volle alcuni fossili, mentre Francesco I d'Asburgo nel 1817 soggiornò per tre giorni nella zona, per scegliere i pesci fossili). L'area di Bolca viene fatta risalire all'Eocene inferiore (circa 50 milioni d’anni fa), quando era costituita da un bacino di mare tropicale, chiuso da un'isola corallina.
Varie sono le ipotesi di formazione dei fossili. Sembra in ogni modo, giacché tutti i tipi di fossili conservano persino la loro colorazione originaria, che la morte di questi organismi sia stata molto rapida e sia avvenuta in ambiente tale da non produrre putrefazione. Forse vi fu un eccessivo sviluppo di plancton che rese l'ambiente asfittico. Sempre nei pressi di Bolca, altre località sono ricche di fossili, come il Monte Postale e il Monte Purga. Nel centro abitato è di notevole importanza culturale il Museo dei Fossili, curato da Massimiliano Cerato, che presenta una serie di pesci fossili ed una storia delle vicende naturali della zona che portarono alla formazione dei fossili.
Riprendendo l'itinerario, si arriva a San Bortolo delle Montagne, frazione di Selva di Progno e centro agricolo dell'alta Val d'Illasi, situato nell'altipiano dei Tredici Comuni. E’ l'antico San Bortolomio Tedesco, uno dei XIII Comuni. In questa località si cerca di mantenere viva una delle tradizioni più tipiche della Lessinia: «i trombini». Si tratta di fucili particolarmente elaborati e dal peso notevole (circa 50 Kg.), che derivano dagli archibugi del XVII-XVIII secolo. Armi ad avancarica, presentano una canna poligonale ad anima liscia, arricchita da decorazioni e da fregi in ottone ed argento, terminante con la bocca svasata a campana. Il calcio, in legno spesso di noce, è pure decorato alla base, ed è completato da una maniglia, dal cane e dal grilletto per l'accensione. L'uso del «trombino» richiede una certa esperienza: si carica versando polvere nera nella canna e comprimendola con asta e mazza e si spara accompagnando il forte rinculo con un mezzo giro del busto per non essere gettati a terra. Lo sparo è molto fragoroso e fumoso, ed è sinonimo di festa. Bello è anche il cerimoniale che precede lo sparo, con la sfilata dei «trombini», lo schieramento ed il caricamento. I «trombini» si sparavano e si sparano ancora durante il «Gloria» del sabato santo e durante le feste locali.
Ritornando nel fondovalle, si giunge a Selva di Progno, centro agricolo (foraggi, patate), situato a 570 metri s.l.m. E’ l'antica Brunge cimbrica che conserva nel suo territorio vari esempi d’arte popolare, scultura e pittura. Da vedere è la chiesetta di San Domenico che possiede un dipinto del Cavazzola.
Proseguendo lungo il fondovalle si arriva a Giazza, paese situato alla confluenza delle valli di Revolto e di Fraselle, a 758 m. s.m. L'antica Ljetzan cimbrica, specie negli ultimi anni, ha assunto una considerevole importanza, ad opera soprattutto di mons. Giuseppe Cappelletti (qui nato), come ultima isola linguistica tredicicomunigiana; anzi vi si parla ancora oggi l'antico dialetto «Taucias gareida». A Giazza vi è un interessantissimo Museo etnografico che raccoglie strumenti usati dagli antichi abitanti bavaro-tirolesi (cimbri) della zona tredicicomunigiana, per le loro attività (lavorazione del ferro, delle granaglie, del latte e del legno), nonché una serie di calchi di sculture popolari ed una ricchissima biblioteca sul folklore e sul linguaggio cimbrico. Sopra il Museo, il maestro Fabris tiene un corso di linguaggio cimbrico che è dotato di una grammatica semplice ed è una parlata più dolce della lingua tedesca. Anche la corale della chiesa ha un repertorio di canti nell'antica lingua. Oltre Giazza si può arrivare al rifugio Revolto (1320) tra bei boschi di conifere e da qui si possono effettuare alcune interessanti escursioni al rifugio Scalorbi (1770), al rifugio Fraccaroli (2237) ed alla cima del gruppo del Carega (2259), seguendo vari sentieri segnati.
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