Storia del Monte Baldo - Monte Baldo

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Storia del Monte Baldo

CENNI STORICI
Preistoria. Le prime tracce della presenza umana sul Baldo risalgono all’età della pietra e dell’ultima glaciazione: del Neolitico (4.500-2.000 a.C.) sono sicuramente alcune incisioni rupestri che si possono ancora vedere sul Monte Luppia. Le tracce si fanno più frequenti ed importanti nella successiva età del ferro: in quest’epoca vengono via via realizzati molti “castellieri” (strutture tipicamente difensive, costruite a terrazzamenti successivi di forma circolare). I castellieri furono eretti soprattutto sui pendii del Monte Motta, ma anche a Pesina e a Prada.
Epoca romana. I Romani costruirono notevoli opere difensive, in punti ritenuti importanti dal punto di vista strategico. Particolarmente interessate a tali opere furono la strada Caprino-Spiazzi-Ferrara di M. Baldo e la strada pedemontana che collegava Garda a Rivoli, passando per la piana di Caprino. Attorno a queste fortificazioni e lungo la riva del lago sorsero via via molti piccoli insediamenti. Nei primi secoli del Cristianesimo, questi primi nuclei abitativi si arricchirono di chiesette e cappelle (come Santa Cecilia e San Gallo a Pesina, la Pieve di Caprino, San Benigno e Caro a Malcesine, San Verolo ecc.).
Periodo longobardo. Durante il periodo longobardo, il territorio del Baldo fece parte della cosiddetta «Iudicaria Gardensis» alle dipendenze di Garda, mentre con la dominazione franca, ed in seguito fin dopo il 1000, fu suddiviso e spezzettato in vari domini feudali ed ecclesiastici.
Periodo dei comuni. I primi liberi comuni che gravitavano sul Baldo (Malcesine, Pai, Torri, San Zeno di Montagna, Castion, Pesina, Caprino, Lubiara, Brentino ecc.) si formano nel XII secolo, soprattutto per il desiderio delle popolazioni di liberarsi dalle servitù feudali. La struttura comunale è assai semplice; le piccole comunità si formano soprattutto per decidere come sfruttare i pascoli e i boschi. I comuni riuscirono a costituire veri e propri consorzi, per rendere possibile e regolamentare la pratica dell’alpeggio.
Periodo scaligero. La dominazione scaligera sulla zona del Baldo è ricordata soprattutto per l'esosità delle imposte, che in parte scoraggiò il fiorire dei commerci. Per altro verso, i Della Scala crearono una nuova nobiltà che costruì palazzi e ville nelle campagne veronesi. Gli scaligeri concessero la vallata di Caprino in feudo ai Dal Verme. Altre famiglie nobili veronesi acquisirono vasti beni in zona baldense (i Montagna a San Zeno, i Brenzoni sul lago, i Negrelli a Pesina ecc.). In zona Trentina, soprattutto ad Avio e a Brentonico, estesero il loro potere i Castelbarco. Nei secoli XIII e XIV, il territorio doveva essere ordinato in maniera semplice, e l’economia - naturalmente - era soprattutto basata sull’agricoltura: i campi erano coltivati a prato e seminativo, ma si lamentava la scarsità di frumento per il pane. Già fiorente, in ogni modo, era la coltivazione dell’olivo.
Dominazione veneziana. Dopo la breve parentesi viscontea, il Baldo conobbe il lungo dominio veneziano e fu suddiviso amministrativamente in due parti: il versante occidentale faceva parte della «Gardesana dell'acqua» dipendente da Malcesine, mentre il versante sud-orientale faceva parte della «Gardesana della terra» dipendente da Caprino. In questo periodo, sulle basse pendici meridionali del Baldo, vennero sorgendo alcuni palazzi e ville signorili, nella gran parte in stile rinascimentale, che contribuirono a formare delle corti agricole accentrando attorno a sé nuove abitazioni. Questo avvenne per un miglioramento dell'agricoltura che favorì l'impiego di nuove colture e di moderne tecniche ed introdusse la bachicoltura. Nel sec. XVIII, dopo un periodo di notevole disboscamento operato dai veneziani, cominciano sul Baldo le escursioni naturalistiche da parte di famosi botanici, che avevano come basi di partenza e come punti di riferimento le ville signorili e le abitazioni dei nobili.
Periodo austriaco. Dopo la breve parentesi napoleonica, in cui la zona fu interessata dalla battaglia di Rivoli, il Baldo restò agli austriaci fino all'annessione del Veneto all'Italia (escluso il Monte Altissimo). Verso la metà dell’Ottocento, per proteggere la strada per il Brennero, gli Austriaci realizzarono la piazza di sbarramento di Rivoli-Ceraino e quattro forti: la Chiusa Veneta ed il Hlawaty a Ceraino, il Mollinary a Monte di S. Ambrogio ed il Wohlgemuth a Rivoli. Intorno al 1860, fu costruito un altro forte a Nago.
Fine Ottocento e Novecento. Dopo l’unità d’Italia, il Baldo ritornò ad essere territorio di confine con l’Austria. Malcesine ospitò una brigata di guardie doganali terrestri e lacustri, assieme ad una brigata di Carabinieri Reali, mentre Ferrara di M.B. divenne sede di una sezione doganale. In previsione di un attacco austriaco, anche l’Italia provvide a rafforzare il sistema difensivo, trasformando e ammodernando i forti esistenti e costruendone di nuovi (forte Ceraino, forte Chiusa, forte Monte, forte San Marco, forte di Naole, forte Cimo Grande ed altri). Durante la Prima Guerra Mondiale furono costruite trincee, gallerie e fortificazioni soprattutto al Telegrafo, a Novezza e sull’Altissimo e si ebbero anche combattimenti, mentre vennero tracciate dai soldati varie strade di penetrazione, tra cui la «Graziani» e quella che da San Zeno conduce a Prada e poi a Brenzone.
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