Arca di Mastino II - Verona

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Arca di Mastino II

Verona / Italia
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Mentre a Cangrande la tomba fu eseguita qualche anno dopo la sua morte, Mastino Il ebbe invece l'idea di farsi costruire il suo mausoleo funebre quando era ancora in vita, quasi pauroso che, stanti i rapporti fra parenti in quella sua tumultuosa e fratricida famiglia, nessuno pensasse ad erigerglielo da morto. Dalle finestre della sua dimora, merlata come una fortezza, egli contemplava così ogni giorno la morte che gli aleggiava d'intorno, conscio della caducità del suo fasto e delle sue conquiste.

L'arca di Mastino è dunque la seconda, in ordine cronologico, delle tre sepolture monumentali dei Signori di Verona (la terza è, infatti, quella di Cansignorio), collocata nel cimitero scaligero di Santa Maria Antica, con evidente intenzione celebrativa, com’ebbe di recente a rilevare, in una sua acuta scheda, anche Donata Sammadelli.

Ma l'arca di Mastino, la seconda ad essere costruita in questo recinto cimiteriale, è forse, in assoluto, la più preziosa. A base quadrangolare, essa ospita nei timpani del tabernacolo del secondo ordine - quello che accoglie la tomba del signore - quattro meravigliosi altorilievi con scene tratte dalla storia sacra, dovuti ad anonimo ma valentissimo scultore, mentre la statua equestre di Mastino è dovuta con ogni probabilità allo stesso artista che scolpì quella di Cangrande, ora ricoverata a Castelvecchio. Per Mellini la tomba sarebbe opera di Giovanni di Rigino, lo scultore veronese la cui personalità dominerebbe buona parte del '300 "... qui stabilito - a troncare ogni discussione - che anche per l’arca di Mastino Il si tratta di un capolavoro, del tutto autonomo dal primo (l'arca cioè di Cangrande) e commesso, questa volta, ad un solo artista, Giovanni di Rigino evidentemente...".

Ma altri sono più cauti: "Più o meno l’individuazione di un filo conduttore o di una medesima mano nella realizzazione della statua di Cangrande e dell'arca di Mastino, le varie opinioni si sono diversificate in ipotesi interpretative che privilegiavano le influenze veneziane o quelle lombarde, le maestranze veronesi o le suggestioni del gotico internazione, se non addirittura la presenza contemporanea di lapicidi di capacità e d’ambito culturale diversi (Sammadelli).

Ancora, dopo una prima classificazione dell'arca come "a baldacchino" data dal Simeoni, Mellini preferisce definirla come una preziosa torre araldica. E mentre Fiocco trova la sua architettura d’impronta tedesca, Cuppini vi ravvisa una traslazione in pietra di modi dell'oreficeria. In particolare alla De Maffei essa richiama il reliquiario gotico, richiamo che può valere, ancor più, per l'arca di Cansignorio.

Particolarmente preziosi parrebbero comunque a tutti gli storici dell'arte i quattro bassorilievi dei timpani con scene tratte dall'Antico Testamento (la tentazione di Adamo ed Eva, a nord ovest; il lavoro dei progenitori, a sud ovest; l'uccisione di Caino, a sud est; lo scherno fatto a Noè, a nord est) evidenti richiami al dramma dell'umanità con e in conseguenza del peccato, in base a sentimenti che non dovettero essere estranei agli stessi protagonisti dell’epopea scaligera.

Se, infatti, il signore è raffigurato adagiato sul coperchio dell'urna sereno nel sonno placido della morte, appena sotto, su di una fronte dello stesso sarcofago, egli riappare inginocchiato, supplice di fronte alla Vergine, ad invocare quanto la stessa iscrizione funebre auspica: che lo spirito del signore possa cioè raggiungere il cielo ed ivi godere dell'eterna pace ("HIC TEGIT INSIGNUM TUMULUS MARCESCERE FLOREM / PROH DOLOR ESTINCTUM CRUDELI PRODICIONE / A SCALA CELSUM MASTINUM CUIUS IN ARCE / SPIRITUS ETHEREA POTIATUR PACE PERHENNI").

Sopra tutta l'arca domina la figura di Mastino a cavallo completamente chiusa nell'armatura: "In cima, levitante come un miraggio, torna senza volto l'immagine medianica del morto cavaliere, celato sdegnosamente, insieme all'animale, nell'armatura impenetrabile, quasi a formare un sol corpo mostruoso, che dardeggia uno sguardo di fuoco dalle fessure della barbuta. Una simbologia certo diversa dalla cordialità che spira dal monumento cangrandesco, dove storia sacra e profana risultano ancora armonicamente collegate; mentre qui sembra prevalere un'immagine di volontà di potenza, che si giustifica con l'ineluttabilità della violenza e dell'ossequio formale delle convenzioni". (Mellini). Come quella di Cansignorio, anche l'arca di Mastino è poi circondata da una cancellata in ferro battuto. Così di tali cancellate ha lasciato scritto Heinrich Taine: "Ogni tomba presa a parte e tutta la cinta sono racchiuse in una di quelle griglie così originali e così scavate di cui si compiaceva l'arte del medioevo: sorta di filetto di arabeschi ricamato di quadrifogli, impennacchiato di ferri di alabarde, coronato di fogliame di spine a triplo fardo. E' da questa parte, per la prodigalità e l'intrecciarsi delle forme capricciose e scelte, che tutta l'immaginazione era rimasta sconvolta".

Da qualche decennio l'arca di Mastino pone seri problemi di conservazione, sia sotto il profilo statico, sia per la fragilità delle sue sculture. E', questo della conservazione dell'arca, un problema non nuovo, che anche in passato si era cioè puntualmente ripresentato, al punto che nel 1767 - e dunque più di duecento anni or sono - si era dovuto, da parte del Consiglio Comunale, affidare all'architetto Gerolamo Dal Pozzo un progetto per smontare e rimontare il monumento. Di tale progetto, con disegni relativi, è tuttora conservato, l'autografo dell'architetto, fra i manoscritti della Civica Biblioteca di Verona, per dono fattone ad essa dal Canonico G.B. Carlo Giuliari. Il restauro dell'Arca di Mastino Il fu un’occasione per l'architetto di accostarsi ad un insigne monumento cittadino e per lasciarci una descrizione delle varie fasi del suo intervento. Dopo che il Consiglio dei XII e dei L, riunitosi il 22 agosto del 1767, aveva deliberato che la riparazione del monumento venisse a lui affidata, il Dal Pozzo, nel rispetto del mausoleo antico sul quale si trovava ad intervenire, propose il disfacimento totale di alcune parti ed il recupero di altre, mentre l’anno successivo veniva presentato il bilancio della spesa ed il restauro poteva considerarsi concluso (Cozzuoli). Così l'architetto in apertura del suo progetto: "Essendo stata osservata l'anno scorso 1766 l’arca di Can Mastino bisognevole di restauro, e credutosi questo, come infatti è, di molta importanza non solo, ma di non poca difficoltà ancora; dalli vigilantissimi magnifici signori Provveditori d'allora furono chiamati a consultare sopra tal materia alcuni studiosi e periti per sentire il loro parere; procurando come sempre ha procurato questa magnifica Città di conservare sì prezioso monumento di antichità che da quattrocento e più anni sussiste. Fra gli altri fui chiamato ancor io, ed udita in voce la mia opinione con spazioso comando fui incaricato a riparare come avessi creduto necessario la sopradetta Arca". Ma evidentemente, a tanta distanza di tempo, il monumento, qualche decennio fa, fece di nuovo capire di essere gravemente acciaccato: le statue del recinto (due delle quali originali trecentesche, anche se gravemente lesionate) furono ricoverate al museo di Castelvecchio, dove di recente ebbero attenzioni e cure e dove peraltro rimasero. La stessa statua equestre di Mastino si è dovuta togliere dall'arca e ricoverare in un laboratorio di restauro. Si tratta infatti di un pezzo veramente singolare che i veronesi non potevano lasciare a sgretolarsi sulla cuspide di un'arca che del resto dovrà, essa stessa, venir di nuovo restaurata nelle sue strutture portanti, puntellate dai tempi del terremoto del Friuli.

La statua equestre è stata comunque esposta alla mostra sugli Scaligeri a Castelvecchio, sostanzialmente già restaurata, anche se poi si è dovuta riportare in laboratorio per il completamento del paziente lavoro.

L'obiettivo dell'arch. Ruggero Boschi - soprintendente ai beni ambientali e architettonici e dal quale dipende il cantiere di restauro dell'arca - è ad ogni buon conto quello di far tornare la statua alle Arche Scaligere. Ma non è stata comunque presa ancora alcuna decisione in merito anche perché occorrerà prima, comunque, finire la sistemazione dell'arca.

Per il restauro strutturale dell'arca, la Soprintendenza ha già eseguito un primo intervento di consolidamento di uno dei capitelli del secondo ordine e presume di concludere presto il consolidamento di tutta la struttura, di togliere il laterizio inserito con gli interventi di tamponamento eseguiti dal Comune nel 1976 e di rimuovere catene e putrelle aggiunte come rinforzo provvisorio nella stessa occasione.

Sempre a cura della Soprintendenza verrà inserita invece una struttura in acciaio di modeste dimensioni, da affiancare alle antiche catene, facendo in modo che le due strutture "collaborino" allo scopo di restituire garanzia di equilibrio statico al monumento.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1989

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