Battaglia di Custoza - Verona

Login / Registrazione
travelitalia

Battaglia di Custoza

A Berlino l’8 aprile 1866 fu firmata l'alleanza militare contro l'Austria che la Prussia del cancelliere Bismarck aveva offerto all'Italia, auspice Napoleone III. Il meccanismo dell’alleanza fu fatto scattare dello stesso Bismarck dopo neppure due mesi dalla stipulazione, attaccando l'Austria.

Il governo italiano, che dal settembre 1864 era presieduto dal generale Alfonso La Marmora, ritenne di dovere onorare il patto e si preparò alla guerra.

L’Austria venne a trovarsi in una situazione militare molto precaria, dovendo difendersi contemporaneamente su due fronti opposti e lontani. L'Esercito imperiale, composto di dieci Corpi d'armata, fu diviso in due Armate: a quella del Nord, cui fu preposto il Feldzeugmeister von Benedeck, furono assegnati sette Corpi d'Armata (I, Il, III, IV, VI, VIII, X) con cinque divisioni di cavalleria e una riserva d’artiglieria; all'Armata del Sud fu preposto l'Arciduca Alberto con tre Corpi d'Armata (V, VII, IX) con una brigata di cavalleria di riserva.

L'unità tattica dell'Esercito imperiale era la brigata; ogni Corpo d'Armata, infatti, era composto di tre brigate di fanteria, da quattro squadroni di cavalleria, da tre batterie d’artiglieria. A comandare i tre Corpi destinati alla fronte meridionale furono chiamati, rispettivamente, il principe Federico di Liechtenstein (V) - sostituito poi, per motivi di salute, dal maggior generale Rodich -, il tenente maresciallo Maroicic di Madonna del Monte (VII), il tenente maresciallo Hartung (IX). In totale l'Armata Imperiale del Sud disponeva di 143.000 uomini, 15.000 cavalli, 192 pezzi d'artiglieria; cifre che vanno ulteriormente ridotte, defalcando le truppe presidiarie e di complemento, a 94.500 soldati, 12.500 cavalli e 168 pezzi.

L'Esercito Italiano venne da principio diviso in due Armate. L'Armata del Mincio e quella del Po, i cui comandi furono assunti, rispettivamente, dai generali La Marmora (dimessosi dalla presidenza del governo e sostituito a Firenze da Bettino Ricasoli) e Cialdini.

L'Armata del Mincio fu articolata in tre Corpi d’Armata (generali Durando, Cucchiari, Della Rocca), ciascuno dotato di quattro divisioni. I Corpo d'Armata: divisioni Cerale, Pianelli, Sirtori, Brignone. Il Corpo d'Armata: divisioni Angioletti, Longoni, Cosenz, Nunziante di Mignano. III Corpo d'Armata: divisioni Cugia, Govone. Bixio e principe ereditario Umberto.

L'Armata del Po costituì da sola un IV Corpo d'Armata con otto divisioni. Dal Comando supremo dipendevano dunque venti divisioni e inoltre divisioni e brigate di cavalleria non inquadrate nei Corpi d'Armata, gruppi di batterie di riserva, equipaggi del genio pontieri e truppe ausiliarie. Senza contare il corpo di volontari di Garibaldi, che andavano costituendo un’unità tattica separata, e le truppe di presidio e di complemento, gli effettivi in campo assommavano per l’Esercito Italiano a 220.000 uomini, 37 mila cavalli, 456 cannoni.

Risalta evidente la netta superiorità numerica dell'Esercito Italiano; ma gli Imperiali avevano dalla loro un più elevato grado d’addestramento, la coesione dei Corpi, la conoscenza del terreno d'azione. Inoltre il nostro schieramento era costituito da unità tattiche troppo grosse per potere agevolmente manovrare, specialmente il IV Corpo d'Armata del Po. L'armamento e il munizionamento erano sostanzialmente uguali.

Gli Imperiali si schierarono all'interno delle naturali difese delle Prealpi Lombarde, del Garda e del Mincio a Occidente e del Po a Meridione, facendo capo al ben collaudato sistema difensivo del Quadrilatero, che, com'è noto, aveva in Verona la sua maggiore piazzaforte. Fin dagli inizi dei preparativi, il comando italiano si rivelò discorde sui piani: Cialdini, comandante della piazza di Bologna, avrebbe voluto invadere il Veneto dal basso Po a monte di Ferrara e puntare poi su Padova e Vicenza, in modo da isolare - almeno sul versante orientale - il temuto Quadrilatero; tanto più che l'unica linea ferroviaria completa tra Verona e Vienna passava per Udine e Gorizia. Se gli Imperiali si fossero rinchiusi nel Quadrilatero, egli avrebbe fatto marciare il grosso dell'esercito su Vienna.

Opposta la tesi di La Marmora, il quale voleva lasciare alle forze operanti sul basso Po l'unico compito di distogliere il nemico dal Quadrilatero con azioni dimostrative e pensava, invece, di concentrare l'attacco sulla linea del Mincio e di investire direttamente le fortezze del Quadrilatero.

Il piano del Cialdini riscosse l’approvazione degli alleati prussiani, ma l'ostilità di La Marmora, che non tollerò di lasciare all'ambizioso rivale il primato dell'offensiva, lo fece accantonare. Senza, tuttavia, che tra i due generali si fosse addivenuti a un preciso accordo strategico. Inoltre Vittorio Emanuele Il era contrario al bipolarismo La Marmora-Cialdini e mirava alla costituzione di un unico comando supremo nelle sue mani, con tre distinte Armate in subordine.

La divisione dell'Esercito Italiano in due Armate non parve davvero giustificata, dato che essa, di fatto, vanificava la superiorità numerica italiana. La situazione si aggravò dopo l’assunzione del comando in capo da parte di La Marmora, che comportò l'accantonamento del Cialdini, il quale, peraltro, continuava a conservare alle sue dirette dipendenze ben otto divisioni sulle venti totali. Cialdini, che, di fatto, era stato equiparato a un comandante di Corpo d'Armata, ottenne in compenso di potere agire a piacere, senza l'obbligo di coordinare i movimenti delle sue truppe con il resto dell'Esercito. A confermare la gravità dello sfasamento bastano le date: il 24 giugno a Custoza vi fu lo scontro frontale tra gli Imperiali e l'Armata del Mincio, mentre le divisioni del Cialdini si trovavano ancora sulla sponda destra del Po e furono poste in grado di varcare il fiume solo il 26 giugno!

La Marmora e Cialdini, che si erano incontrati a Bologna il 17 giugno, in sostanza agirono ognuno per proprio conto, sperando entrambi nella fortuna di un colpo di mano che permettesse di risolvere brillantemente la situazione. A ciò va aggiunto che il corpo dei volontari garibaldini, che aveva base a Brescia e al quale era stato affidato il compito di tagliare le comunicazioni del Quadrilatero con il Tirolo giungendo fino a Rovereto lungo la sponda occidentale del lago di Garda, era totalmente privo di salmerie e il reclutamento procedeva a rilento.

L'Arciduca Alberto, per parte sua, accantonò giustamente la strategia difensiva, nella quale si sarebbe rinchiuso a giudizio di La Marmora, e decise di attaccare subito l'Armata del Mincio; tanto che ordinò di lasciare intatti i ponti sul fiume per facilitare l'avanzata italiana verso il Quadrilatero. Già dal 22 giugno le truppe imperiali furono disposte in modo da essere facilmente utilizzate in contemporanea contra l'Esercito Italiano.

Poiché gli Imperiali stavano ben chiusi nel Quadrilatero, il comando italiano decise di varcare il Mincio e di attestarsi lungo la linea dell'Adige, sempre nel presupposto incredibile che gli Austriaci non avrebbero fatto sortite e avrebbero lasciato impunemente occupare le terre tra Adige e Mincio. Le truppe italiane furono spinte imprudentemente in avanti nel territorio detto, tanto che il 22 giugno i quartieri generali dei tre Corpi d'Armata italiani si trovavano rispettivamente a Cavriana (I), a Castellucchio (II), a Gazzoldo (III). La divisione di cavalleria era già a Medole, mentre il quartiere principale del re Vittorio Emanuele Il era installato a Canneto sull'Oglio. Nella notte sul 23, esso fu trasferito in avanti fino a Cerlongo e il re stesso si portò a Goito.

Il passaggio del Mincio doveva operarsi a partire dalla mattinata del 23. Per il giorno 24 il I Corpo d'Armata italiano ricevette l'ordine di lasciare la sola divisione Pianelli alla destra del Mincio e di trasferire il suo quartier generale a Castelnuovo del Garda; la divisione Cerale doveva fare fronte verso Peschiera, mentre le divisioni Sirtori e Brignone dovevano occupare Sona e fare fronte verso Pastrengo e Verona. Il III Corpo d'Armata doveva disporsi in prosecuzione di quella linea per Sommacampagna e Villafranca. Due divisioni del II Corpo dovevano passare il Mincio e attestarsi tra Marmirolo e Roverbella come riserve principali. AI ritmo sostenuto della marcia di avvicinamento non corrispose un adeguato movimento dei servizi logistici; sicché i nostri soldati giunsero alla linea di fuoco stanchi e sfiniti dalla fame.

Contemporaneamente all'avanzata italiana, gli Imperiali si ritirarono verso Verona. Fin dal 23 l’Arciduca Alberto occupò le alture tra Sona e Sommacampagna e dislocò un distaccamento a Castelnuovo. La sera del 23 egli trasferì il suo quartier generale a San Massimo e ordinò per l'indomani l'occupazione della linea Sandrà, Santa Giustina, Sona, Sommacampagna: due brigate di cavalleria sarebbero avanzate da Santa Lucia per Ganfardine e Dossobuono verso Custoza e Villafranca. Era ormai chiaro che stava ripetendosi lo scacchiere bellico del 1848.

Nella notte sul 24 giugno scoppiò un temporale, ma gli Imperiali all'alba erano già in marcia. Il primo scontro della giornata si ebbe presso Villafranca tra una divisione della cavalleria imperiale di riserva e la divisione del principe ereditario Umberto, cui si affiancò in seguito la divisione Bixio, entrambe in spostamento verso Dossobuono. La battaglia si accese accanita sulla sponda occidentale del rione sotto Custoza fin dalle sette del mattino. Oliosi, che era stata occupata dalla divisione Cerale, fu presa e il Cerale si ritirò su Monte Vento, dove egli stesso rimase ferito. Gli italiani furono costretti alla ritirata anche da Monte Vento; la divisione Sirtori, che da qualche tempo aveva preso posizione a Santa Lucia al rione e che inspiegabilmente non era intervenuta a sostegno della divisione Cerale, fu a sua volta investita dal nemico e costretta alla ritirata.

Verso le tre pomeridiane l'ala sinistra dell'Esercito Italiano era allo sfascio, mentre a sinistra del rione le divisioni Cugia e Brignone - che in origine avrebbero dovuto costituire la riserva - tenevano saldamente le posizioni: i Granatieri di Sardegna (generale Gozzoni di Treville) e i Granatieri di Lombardia (principe Amedeo di Savoia Aosta) diedero splendide prove di valore. Ma il cedimento della parte sinistra della fronte dello schieramento italiano, consentì agli Imperiali di concentrare le loro forze e verso le cinque pomeridiane la ritirata italiana divenne generale lungo tutta la linea di fuoco. Non fu una ritirata precipitosa; il III Corpo d'Armata ripiegò palmo a palmo. Alle 7 di sera gli Austriaci presero Custoza.

E' opinione comune tra gli storici che in quella giornata agli Italiani sia mancato non il coraggio, ma la sapienza del comando, rivelatosi inesistente anche al momento della ritirata, che avvenne senza comandi superiori per iniziativa, tutt'alpiù, dei comandanti di Corpo. Il I Corpo aveva già riattraversato il Mincio la sera del 24 giugno: entro il 25 tutte le truppe italiane erano aldilà del fiume. Le perdite furono rilevanti per entrambi gli schieramenti: le perdite complessive degli Imperiali (morti, feriti, prigionieri) furono di 5.500 uomini: quelle italiane di 8.147 soldati. L’Armata, sotto lo speciale comando di re Vittorio Emanuele Il, si ritirò dietro l'Oglio e il sovrano pose il suo quartiere a Torre Malamberti preso Pescarolo.
Cialdini, che non aveva ancora passato il Po, alla notizia della battaglia di Custoza, ritirò le sue truppe e le schierò verso Cento, Mirandola, Modena. I giornali italiani tacquero quasi due giorni sulla battaglia di Custoza, il cui esito fu noto in Francia e in Svizzera prima che a Milano. Lo sconvolgimento tra le fila italiane era enorme, ma gli Austriaci non si lanciarono all'inseguimento. Ufficialmente fu comunicato che le azioni sarebbero presto riprese con altro indirizzo.

Ma anche la flotta italiana il 27 giugno davanti ad Ancona perse una buona occasione di attacco, La sconfitta di Lissa era nell'aria.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1985

Condividi "Battaglia di Custoza" su facebook o altri social media!

Battaglia di Custoza - Commenti [0]

 

Aggiungi commento


Nome
Cognome
Email (non sarà pubblicata)
Commento (non sono ammessi tag HTML)
Inserisci il codice di sicurezza indicato di seguito*
 
Vuoi ricevere via email la notifica per ogni nuovo commento inserito?
No Si

* Impedisce l'esecuzione di script automatici non autorizzati.