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Brentino Belluno

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A nord-est di Verona, poco oltre l'inizio della Valdadige, e ormai in confine con la provincia di Trento, il territorio del comune di Brentino Belluno, ai piedi del massiccio del Monte Baldo, è collocato sulla sponda destra dell'Adige opposta a quella che lambisce il territorio di Dolcè. Dal punto più basso, posto a 106 metri sul livello del mare, il territorio sale, quasi impennandosi, sino a quota 1019, confinando a sud con quello di Rivoli, ad ovest con quello di Caprino e Ferrara di Monte Baldo, a nord con quello di Avio e ad est, come si è già detto, con l'Adige.

Belluno, con case sparse, Brentino con Preabocco e case sparse, Rivalta con Pian di Testa e case sparse, ne sono i principali centri demici che ospitano oggi circa 1200 abitanti.

BRENTINO E BELLUNO

Assai opportunamente Eugenio Turri ha ricordato come soltanto Brentino e Belluno, posti ai piedi dell'immane versante vallivo che costituisce la base del Monte Baldo, avessero avuto qualche rapporto con la montagna, reso evidente dai sentieri che si spingono verso l'alto, non solo verso il Pian di Festa, gran terrazzo posto intorno ai settecento metri, ma anche verso i boschi, ai pascoli elevati del Baldo.

Del resto da sempre Brentino è stato il punto di partenza per raggiungere, a piedi, il santuario mariano della Madonna della Corona, attraverso un sentiero erto e gradinato, sospeso fra le rocce, che tutti i vecchi Veronesi, ed in particolare gli abitanti della Lessinia, hanno, almeno una volta in vita, percorso per devozione.

Già Comuni distinti - e ciò fino agli anni Trenta del '900 - sono descritti sommariamente da una guida redatta a cavallo fra Ottocento e Novecento, regalandoci un'istantanea che ci fa capire quanto tempo sia da allora trascorso in fatto di rivoluzioni socio-economiche.

Così la descrizione di Belluno Veronese (607 ab.):

"E' l'ultimo paese politicamente italiano che si incontri risalendo la vallata dell'Adige. Subito oltre il confine austriaco si passa nel Trentino. Dista più di 15 chilometri a nord-est da Caprino ed è situato sulla destra dell'Adige all'altitudine di 148 metri sul mare. Trovasi sulle estreme falde orientali del monte Baldo e la zona del territorio che gli appartiene è montuosa ed in gran parte tenuta a pascolo. Non pertanto vi si coltivano cereali, frutta e gelsi. Vi si fa un poco di sericoltura, ma più largamente si esercita l'allevamento del baco da seta. Nel paese vi è una piccola conceria di pellami e qualche altra piccola industria casalinga. Si commercia in cereali evi si eserciscono alcuni molini".

E così quella di Brentino (652 ab.):

"Situato sulla destra dell'Adige, alquanto più a valle di Belluno Veronese, questo paese è, come quello, situato sulle ultime propaggini orientali del monte Baldo; da questo villaggio anzi, situato a 178 metri sul mare, comincia la salita al monte per un sentiero mantenuto ed alternato da scalinate scavate nella roccia, per il quale si accede anche al celebre santuario della Madonna della Corona, a breve distanza dal paese. Il Comune di Brentino è sparpagliato in varie frazioni, delle quali la principale contiene 264 abitanti e dista 9 chilometri a nord-est da Caprino. Il suolo, dove è possibile coltivarlo, è fertile e dà grano e vino; nella parte superiore ha grandi e buoni pascoli, sui quali, d'estate, sono mandate a far montagna grandi mandrie di vacche lattifere".

All'incirca le stesse osservazioni, e sempre negli stessi anni, forniscono anche gli estensori della monumentale monografia sulla provincia di Verona, curata dal prefetto Luigi Sormani-Moretti. Qui si può leggere che Belluno, in destra d'Adige, a 42 chilometri a nord-ovest di Verona, sull'estremo confine col Trentino ("ed a cui, dal 1866, si aggiunge l'aggettivo di Veronese per distinguerlo eventualmente nei riguardi postali, dalla città che sulla Piave è capoluogo di provincia"), sta a ridosso del monte Cerbiolo la cui vetta è a 1515 metri ed è formato da un gruppo di 118 case.

Dall'opposto lato del fiume ("là presso al confine del regno, in Comune di Dolcè, per dove passa la strada carrozzabile e parallelamente anche la linea ferroviaria Ala Verona") esse appaiono in bella prospettiva "spiccando fra d'esse un grande e bianco fabbricato, ad atrio con colonnato che è la dimora dei Candelpergher". E ancora: "poco lungi da una piazzetta centrale in mezzo a cui sta, su colonna, una coppa di forma antica ad uso di fonte, recentemente riattata, v'ha la chiesa parrocchiale ed in altri lati: una buona caserma per le guardie di finanza; una piccola, mal dipinta casetta, insufficiente ricovero per le scuole, ed altra casa con scaletta esterna ad uso di residenza comunale".

Si annota, sempre in quella sede, che il Comune comprende nel suo territorio vari punti, al Cerbiolo ed in contrada Valnasse, nei quali il Comitato forestale fece opera di rimboschimento ed, inoltre, le alpestri e sparse contrade: di Molini, di Pozza (la di cui Vetta di Pozza Vialora misura 1001 metri d'altitudine) nonché di Mama ("che, a 148 metri, scende in riva all'Adige ed ivi si unisce sopra una spiaggia ripartita con la Trentina Mama d'Avio"). Già allora si auspicava l'unione di Belluno con Brentino: "Ma com'è indicato altrove, per avere qualche maggior forza e rigoglio di vita, questo piccolo centro dovrebbe formarne, ritornando quanto altra volta fu, uno solo, meno piccolo, col vicino comune di Brentino".

Relativamente a Brentino ("a 37 chilometri al nord-ovest di Verona sulla destra d'Adige, rimpetto al comune di Dolcè e però sulla sponda opposta a quella dove corrono le due vie parallele, carrozzabile e ferrata, discendenti dal Trentino, è separato ad ovest dal Comune di Ferrara M.B. pel monte Corne la cui maggiore altezza tocca i 1017 metri") si osserva che "presso il capoluogo, costituito da un gruppo di circa 70 case addossate alle più basse falde del monte Torre, ossia a 178 metri d'altitudine, imboccasi una non lunga viuzza in pendio, dalla quale, per 234 gradini tagliati nel sasso, si sale al santuario della Madonna della Corona (774 metri) che è però compreso nel territorio di Ferrara".

"In Comune di Brentino - si aggiunge poi - incontrasi prima, venendo su pei monti dal prossimo Belluno, la contrada Festa (648 metri) e, sottostante a questa la frazione di Rivalta che, in riva all'Adige con 66 case, ha una buona chiesetta, due antiche ville, entrambe già Guerrieri ed ora Gelmetti l'una e Rizzardi l'altra, ed un passo volante per cui tragittasi a Peri in quel di Dolcè. Più al sud-sud-ovest è la frazione di Preabocco con 28 case, lungo l'Adige, sulla via che mena al forte di sbarramento detto d'lncanal e per di là quindi a Rivoli".

Tornando poi sul tema della fusione dei due comuni si conclude: "Qualora un'opportuna novella circoscrizione amministrativa si effettuasse, i due finitimi piccoli comuni di Belluno e Brentino dovrebbero, giusta quanto pur altrove si disse e ripete, venire riuniti, come già furono un tempo, in un solo più esteso, popoloso e vitale centro amministrativo".

LA STORIA

Oggi, che i due comuni sono da tempo riuniti, l'economia tradizionale è del tutto scomparsa, per far posto a quella dei capannoni industriali e a quella legata alla viti-vinicoltura che, in questi ultimi cinquant'anni, ha davvero fatto passi da gigante, sconvolgendo interamente un vecchio modo di sopravvivere, e dando lavoro a chi, dopo aver abbandonato le tradizionali attività, ha creduto di rimanere ancora nella terra degli avi.

Queste terre sono state abitate fin dall'antichità, anche per l'importanza strategica dei luoghi, attraversati da una strada che, dopo aver risalito la Pianura Padana, attraversava il Caprinese e quindi, sempre tenendosi in destra Adige ed evitando le strettoie della Chiusa, risaliva la Valdadige, per Trento ed il Brennero, mettendo in comunicazione l'Europa centro-orientale con la penisola italica.

Come infatti tra gli altri ricorda Peter Hudson, a Brentino, nel 1968, durante gli scavi eseguiti per la costruzione dell'autostrada Modena-Brennero (che ricalca in qualche modo l'andamento dell'antica arteria), vennero alla luce resti di muratura in ciottoli. Uno scavo di emergenza, intrapreso dalla Soprintendenza Archeologica del Veneto, ha rivelato una serie di ambienti ed un cortile scoperto, dotati di un raffinato sistema di approvvigionamento dell'acqua. I reperti ceramici e le monete trovate suggeriscono che il sito sia stato costruito durante il I secolo a.C. e utilizzato intensamente almeno fino al II secolo d.C., anche se, dopo questa data, alcuni ambienti vennero abbandonati (ma la parte rimanente rimase in uso probabilmente fino al VI secolo). "L'insediamento collocato lungo la strada romana che collegava il passo del Brennero con Verona, era, probabilmente - annota Peter Hudson - una mansio, cioè una sorta di locanda per la sosta dei viaggiatori ed il cambio dei cavalli".

Nel giugno 1971, in seguito al restauro di alcune delle murature, era stato effettuato un ulteriore piccolo saggio di scavo. Vicino ad un ambiente di modeste dimensioni (mt. 1,90 x 1,40) con pavimentazione a tegoloni romani capovolti, è stata rinvenuta una fibula di bronzo.

"La parte centrale di essa - scrive ancora Peter Hudson - è a forma romboidale, con contorni in rilievo. AI centro si trovano nove cerchi a rilievo, forati al centro. In origine l'oggetto era probabilmente decorato più riccamente, dato che nel foro centrale di quattro cerchi vi è un deposito metallico di colore nero. Le depressioni centrali servivano dunque probabilmente per fissare delle pietre collocate all'interno. Inoltre intorno ad ogni cerchialino, c'è una fascia ribassata, che ospitava probabilmente ulteriori elementi decorativi. La parte terminale è di forma tondeggiante e reca due fori impressi. Dell'ago è rimasta solamente la parte iniziale. Il gancio è sagomato, decorato con una serie di linee incise parallele".

Sempre Peter Hudson osserva infine che la decorazione a cerchi concentrici è un motivo tipico dell'artigianato germanico nel periodo tardo-antico ed altomedioevale; la forma romboidale è comune nelle fibbie di tradizione gotica, databili tra la fine del V e la prima metà del VI secolo; e il confronto più puntuale è una fibbia con placchetta romboidale proveniente da Aquileia e conservata all'Ashmoleum Museum di Oxford.

Scarse le notizie sul territorio in epoca medioevale, quando, con Rivoli e la sua rocca a picco sulla Valdadige, anche Brentino e Belluno facevano parte della Giudicaria Gardensis, circoscrizione amministrativa che si estendeva su quasi tutto il quadrante nord-ovest dell'attuale provincia di Verona, escludendo la Valpolicella.

Ecclesiasticamente essi dipendevano invece dalla pieve di Caprino, assieme a Rivoli, Incanale, Pazzon e Pesina, allontanatesi per lo più nel corso del secolo XVI.

Durante i secoli della dominazione veneziana Brentino e Belluno, con Preabocco, costituivano un vicariato sul quale esercitavano la loro giurisdizione i membri della famiglia Bevilacqua di Verona, le cui lontane origini sono peraltro da Ala. Qui i Bevilacqua avevano, con altre famiglie di origine trentina (come ad esempio i Saibante), interessi nel settore del commercio del legname. Proprio qui, lungo l'asta dell'Adige, sono segnalate le prime segherie del territorio veronese.

PAESI DI CONFINE

Si è già accennato come Brentino e Belluno fossero un tempo, con Ossenigo e Peri, luoghi di confine fra Stato e Stato: fra il Principato del Vescovo di Trento appunto e la Repubblica di Venezia. E l'Adige svolgeva allora una sua grande funzione: era una via di trasporto di merci fra varie regioni, con tutto ciò che ne derivava, anche sotto il profilo del beneficio economico, a questi paesi.

L'Adige allora scorreva sinuosamente nel fondo dell'angusta vallata al servizio di imbarcazioni di ogni tipo: zattere per il trasporto dei legnami da lavoro e da fuoco, di carbone e di calce, burchi per far viaggiare merci più pregiate e barche. Si incontravano queste imbarcazioni da Trento fino alla foce del fiume: le zattere soltanto in discesa, i burchi e le barche anche in risalita, rimorchiati da cavalli e da buoi che faticosamente percorrevano l'apposito sentiero, sulla riva sinistra del fiume, più pomposamente chiamata strada di alaggio, o alzaia, o anche attiraglio.

In funzione di questo traffico - dal quale dovevano trarre motivo di sussistenza pure gli abitanti di questo territorio - erano anche le opere edili sul fiume e per il fiume che, assieme alle fortezze di Rivoli e Ceraino, si incontrano per prime nel territorio veronese, alla Chiusa e alla Corvara: i manufatti di sostegno della catena tesa attraverso l'Adige per fermare le merci in entrata dal Principato di Trento in terra veneta, il lazzaretto per il ricovero delle merci, e più tardi, il casello della Finanza. A chi viaggiava occorreva dare insomma l'idea che a questo punto del corso del fiume si lasciava un mondo - quello mitteleuropeo - per entrare in un altro - quello mediterraneo -di cui la Pianura Padana era parte integrante. E' Francesco Corna da Soncino a ricordare nel suo Fioretto che:

Tra li dui monti l'Adeze lì passa
e con grande copia di grossi legnami
e mercantie, che vienne a la Bassa
de Alemanna: terlise e corami
e vaseleti de pézo e de raza,
con molte ferareze, piombo e rami;
venendo spesso da sera e da nona
da I'occidente vèneno a Verona.

In epoca veneta se sul Iato sinistro dell'Adige i confini con il Principato di Trento erano "guardati" soprattutto dalla fortezza della Chiusa (a cavallo della strada che passava in sinistra d'Adige), quelli sul Iato destro del fiume erano controllati dalla fortezza della Corvara, figurata nella cosiddetta Carta dell'Almagià (attribuibile all'anno 1466), in modo assai minuzioso, a cavallo della strada fra l'Adige e il fianco del Baldo, in posizione strategica per dominare il passaggio alla destra del fiume. Marino Sanudo che passò in Valdadige nel 1483, scrisse che il castello di Corvara "è buono, di municion fornitto, castello nuovo e rinovato".

Secondo un Campion delle strade veronesi del 1589, il territorio di Brentino era attraversato da tre vie: dalla via Trentina, detta anche Imperiale, proveniente da Rivalta per Preabocco e che corrispondeva alla via che correva e corre alla destra dell'Adige in corrispondenza dell'altra, detta Trentina alla sinistra. Vi era poi la via per Verona che iniziava davanti alla chiesa parrocchiale e usciva sulla via Trentina presso la contrà Mejar. Ancora viene descritta la via per Rivalta, che sfociava sulla Trentina in località Calcara. In breve, oltre alla Trentina, le vie si limitavano all'attuale via Santuario e ai collegamenti a nord a e a sud con la stessa Trentina.

Ma osserva accuratamente Ezio Filippi come, in una mappa del 1684, posteriore di quasi un secolo al Campion delle strade, la rete stradale locale appaia arricchita di nuove vie:

"La via principale era la Trentina che è figurata, nella parte bassa della mappa, forse soggetta alle inondazioni dell'Adige, e comunque senza il ponte sul Rio. Essa, dopo la località Castello, nelle vicinanze di un capitello, si divideva in tre: un ramo proseguiva per Rivalta-Belluno-Avio e oltre; un altro scendeva al Va; un altro risaliva invece verso i molini e si immetteva, verosimilmente, nella via che saliva dalla Trentina per il paesello e proseguiva verso i molini e il santuario della Corona con la ben nota gradinata".

Osserva ancora Filippi:

"Se gli amministratori comunali del 1589 hanno come comuni (comunali) soltanto la Trentina e le due di collegamento tra essa e il capoluogo comunale, può significare che le altre vie di comunicazione, quale che ne fosse la larghezza e la qualità del fondo, erano vicinali se non vere capezzagne. Ad ogni modo è difficile, ammettere che il prolungamento dell'attuale via Santuario per i molini non fosse comunale e che mancasse il suo prolungamento alla sinistra del Rio come si vede nella mappa. Essa era comunale nel 1690 come si ricava dalla polizza dell'estimo di Francesco Salvetti e famigliari. Per il passaggio dell'Adige da una sponda all'altra, gli abitanti di Brentino, qualora non avessero avuto una barca propria, potevano ricorrere al porto tra Rivalta e Peri".

LA CHIESA LOCALE

Passiamo ora a dire qualcosa dell'organizzazione ecclesiastica locale. La parrocchiale di Brentino, dedicata a San Vigilio, era già tale nel 1460, anche se in atti del 1530 viene detta cappella della pieve di Caprino. Divenuta poi matrice delle due parrocchie di Belluno e Rivalta, ebbe per qualche tempo il titolo di arcipretale. La parrocchiale di Belluno, dedicata a San Giovanni Battista, fu invece smembrata da quella di Brentino da Matteo Giberti, prima del 1539, quando figura appunto come tale e provvista di un rettore. Infine la parrocchia di Rivalta, dedicata a San Giacomo, fu smembrata da Brentino ed eretta in parrocchia nel 1675, anno al quale risale anche la costruzione della chiesa.

Quando il vescovo di Verona, Ermolao Barbaro, visitò nel 1460 la cappella di Brentino vi trovò un fonte battesimale (segno di una già relativamente raggiunta autonomia del paese di Caprino) e un prete con cura d'anime, il quale oltre che provvedere il suo gregge di rimedi spirituali per l'anima sembrava coltivare anche la magia per guarire i corpi. "Prete stregone" dunque qui facit certas incantationes (che fa certi incantesimi) et scribit brevia (e scrive parole magiche) sopra le mele, e dice al paziente "magna questo che la febre te andarà via".

Anche le visite pastorali successive sono assai ricche di informazioni, che peraltro in questa sede non sono tutte utilizzabili. Basti dire che nel 1529 si nomina la chiesa di Rivalta (de Rivo Alto) e che nel 1530 il visitatore concesse agli abitanti di Brentino la facoltà di erigere un capitello, ossia un oratorio sulla via che conduce al santuario della Madonna della Corona, nel quale si potesse celebrare anche la Messa. Nella visita pastorale del 1593 la cappella di Belluno è definita sine cura (priva di cura d'anime) e vi si nomina, sempre in questa località, quella di Sant' Andrea, con tutta probabilità più antica.

Anche la chiesa di Rivalta, pur essa sine cura, viene visitata nella circostanza, annotando essere "pulcra et satis ornata" (bella e ornata a sufficienza) : vi si celebra però soltanto nel giorno di San Giacomo, in quello di Santo Stefano e in qualche altra occasione. Nella visita del 1633, Brentino e Belluno risultano entrambe sedi di parrocchie, mentre l'oratorio di Rivalta è sotto la parrocchiale di Brentino. Dalla parrocchiale di Brentino dipende invece tuttora la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Preobocco, fuori dal territorio comunale.

Le chiese di Brentino, di Belluno e di Rivalta furono tutte rifatte nel secolo XVIII. Non contengono particolari opere d'arte e tuttavia va segnalata a Rivalta, nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, una tela con Martirio di Sant'Eurosia, opera del Simbenati; mentre a Brentino, nella parrocchiale di San Vigilio, fan bella mostra di sé altre due tele: La Madonna con San Vigilio di Pio Piatti, e un'Incoronazione della Vergine di Odoardo Perini.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1999

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