Castello di Montorio - Verona

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Castello di Montorio

Verona / Italia
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Fuori dalle mura di Verona e non facente parte integrante del sistema difensivo cittadino è il castello di Montorio. Sorge sulla collina che separa la Valpantena dalla VaI Squaranto e apparteneva per territorio al "colonnello" della Valpantena (il colonello era una suddivisione territoriale destinata in prevalenza a fini fiscali) ma la sua funzione era quella di avamposto per la difesa dell'area urbana verso oriente, presso una strada di primaria importanza qual è la Postumia.

Si hanno notizie di tale manufatto sin dal X secolo quando il vescovo Audeberto lo edificò su preesistenti fortificazioni forse romane. Scrive l'Orti, che sostiene tale tesi, di un pezzo di muro "... grosso più di 7 piedi (circa due metri e mezzo), costruito a cassa, cioè con due muri angolari esteriori, e nel mezzo riempito di calce, e di sassi uniti alla rinfusa, modo di edificare molto usato presso gli antichi romani nelle fabbriche militari, e di cui Vitruvio ci dà piena contezza".

Sempre secondo l'Orti, furono trovate sul posto sei iscrizioni romane, trentotto monete consolari e tre imperiali. Il Perbellini, riportato in luce il tratto di muro "romano", lo ritiene invece altomedievale per fattura, materiali e qualità delle malte impiegate.

Sempre feudo vescovile, il castello, che fu teatro di lotte fra i Crescenzi e i San Bonifacio, venne ceduto dal vescovo Adelardo al Comune di Verona nel 1207 e passò poi in mani scaligere che lo ingrandirono e ristrutturarono.

Al massimo della sua potenza era articolato in tre recinti, il "castellano", la cittadella e la "rocchetta", che ne facevano uno dei più formidabili fortilizi scaligeri a difesa avanzata della città. Non mancava certamente una adeguata parte residenziale se nel 1405, caduta la Signoria, vi si incontrarono le ambascerie veronesi e veneziane per stipulare il patto di dedizione di Verona alla Serenissima.

Il castello era circondato su tre lati da un fossato profondo una diecina di metri, ottenuto in parte scavandolo nella roccia o sopraelevando il cortilone di manovra. Delle sette torri, che secondo l'Orti lo coronavano, rimane il mastio, una seconda torre centrale, due angolari scudate ma in cattivo stato e qualche traccia di quella che sovrastava l'ingresso più interno.

Nel castello di Montorio si riscontra, nel rapporto fra il cassero e il mastio, la stessa soluzione adottata in quelli di Malcesine, Illasi e Soave.

Il grande recinto di accesso può ritenersi destinato alla raccolta, l'addestramento e la custodia di parte degli equini necessari alla cavalleria scaligera, come avveniva nel castello di Villafranca. Il Rossini è indotto a immaginare una disponibilità permanente di almeno 2.000-2.500 cavalli addestrati e custoditi.

Non si dimentichi inoltre che nel Medioevo, presso il vicino convento di San Michele in Campagna, si teneva quella fiera dei cavalli trasferita poi, ai primi del XIII secolo, in Campo Marzio a Verona, e da cui deriverà più tardi l’attuale fiera dei cavalli, istituita nel 1892.
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