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Chiesa degli Scalzi

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L’Ordine del Carmelo ha origini antichissime. Sul monte Carmelo, in Palestina, vivevano ab immemorabili numerosi eremiti dediti a vita contemplativa. Quando, nel corso delle Crociate, il loro numero s’infittì in seguito alle scelte ascetiche d’alcuni cavalieri, il patriarca d’Antiochia, Amerigo, riunì tutti quei pii eremiti in un Ordine e impose loro un priore.

Seguendo la prima ondata di successo della Cristianità in Terra Santa, anche l’ordine del Carmelo si rinsaldò, riuscendo ad aprire una quindicina di conventi in Palestina. Ma poi, con il fallimento politico-militare delle Crociate, anche l'Ordine entrò in crisi, tanto da essere costretto ad emigrare verso Occidente, prima a Cipro - pare verso il 1238 - quindi a Messina e di là nell'Europa continentale. A seguito del mutamento d'ambiente storico e culturale, i Carmelitani abbandonarono le originarie consuetudini monastiche a tendenza ascetica e si avvicinarono agli Ordini mendicanti, dedicandosi al ministero sacerdotale, pur restando fedeli all'ideale della contemplazione meditativa.

Papa Innocenzo IV diede ai Carmelitani una "regola" aggiornata e conforme alle esigenze storiche del mondo occidentale; i pontefici Pio Il, Eugenio IV e Sisto IV, in tempi diversi, riformarono la "regola" carmelitana, attenuandone via via la severità e l'impegno ascetico.

Proprio per combattere la rilassatezza di vita in cui era scaduto, la nobile spagnola Teresa de Cepeda y Alumada (n. 1515), più nota come Santa Teresa d'Avila, intraprese l'opera di riforma dell'Ordine carmelitano con l'intento di riportarlo alla "regola" dettata da Innocenzo IV. Pio IV, nel 1562, consentì alla monaca spagnola di fondare il" primo convento riformato in Avila (San Josè). Dal 1567 fino alla morte (20 settembre 1582), la Santa fondò trentadue conventi di Carmelitane. Aiutata dall'apostolato non meno fervido di Juan de la Cruz - San Giovanni della Croce (1542-1591) - che fondò nel 1568 il primo convento di Carmelitani osservanti con il nome significativo di "Descalzos" (da cui l'appellativo nostrano "Scalzi"), ella riuscì veramente a rinnovare l'Ordine, nonostante l'ostilità del nunzio apostolico in Spagna Filippo Sega, che la definì una "monya inquieta y andariega" (monaca inquieta e vagabonda). Beatificata nel 1614 da Paolo V, Teresa d'Avila fu canonizzata da Gregorio XV nel 1622; Urbano VIII, con Breve del 21 giugno 1627, la proclamò compatrona di Spagna assieme a San Giacomo. Anche Giovanni della Croce era destinato agli onori degli altari.

Nel 1592 i CarmeIitani riformati dell’Osservanza si staccarono dall'Ordine vecchio, organizzandosi in due congregazioni, quella spagnola e quella italiana, che ebbero nel secolo seguente gran diffusione.

L'Ordine riformato dei Carmelitani Scalzi giunse a Verona nel 1663. I nuovi religiosi furono da prima ospitati nel convento dei Domenicani a Santa Anastasia. Successivamente essi acquistarono alcune case alla Valverde e ottennero in dono dalla Città tre campi di terra adiacenti; nel 1664 i Carmelitani si trasferirono nella nuova sede, che abbisognava di un’adeguata ristrutturazione. Nel 1666 ebbe inizio la costruzione del convento e della chiesa su disegno del frate Giuseppe Pozzi.

I lavori furono ultimati solamente nel 1750, ad eccezione della facciata della chiesa, che fu compiuta più tardi a spese di Domenico Ottolini. Le chiesa, in un primo tempo, era stata dedicata alla Vergine Annunziata e a San Gabriele Arcangelo, ma in seguito i Carmelitani Scalzi la intitolarono alla loro Santa patrona, Teresa d'Avila. Il convento ebbe vita breve, perché fu soppresso l’8 luglio 1806; l'edificio fu affittato a privati, mentre la chiesa rimase aperta al culto come sussidiaria della parrocchia di San Luca.

Nel 1883 il convento fu adibito a carcere cittadino. Il bombardamento del 1945 devastò il fabbricato, a ricordo del quale resta oggi una lapide. Attualmente la chiesa degli Scalzi è una Rettoria nell'ambito della parrocchia di San Luca.

La facciata della chiesa, austera e priva di qualsiasi eleganza architettonica, è mossa dalla presenza di tre statue, con Santa Teresa raffigurata in tre diversi momenti liturgici, opera dello scultore veronese Francesco Zoppi (1733-1799). Veronese di nascita, lo Zoppi si era formato alla bottega di Giovan Angelo Finali, riuscendo in breve tempo ottimo scultore; egli lavorò moltissimo nella figurativa sacra (in Cattedrale scolpi, nel 1762, i Santi Zeno e Niccolò vescovi ai lati dell'altare nella Cappella del Santissimo, il Redentore risorto sul tabernacolo dell'altare maggiore in San Zeno, le statue della facciata di Santa Caterina della Ruota). Lo Zoppi fu molto attivo anche nella figurativa profana, soprattutto in opere a carattere commemorativo, come il busto di Giuseppe Torelli in Santa Anastasia e quello di Antonio Maria Lorgna nella sede dell'Accademia d’Agricoltura. I due colossi della facciata di Palazzo Orti agli Scalzi, quelli dalla parte della chiesa, furono scolpiti dallo Zoppi in concorrenza con Angelo Sartori, che scolpì gli altri due.

L'interno della chiesa degli Scalzi ha forma di ottagono con tre altari; i due altari laterali, magnifici per le loro colonne ritorte e per l'opulenza dei marmi policromi, sono opera dello scultore Giacomo Puttini, che lavorò su un progetto di padre Pozzi. Di tale artista si sa solamente che esercitava il mestiere di "tagliapietra" e che era specializzato nell'esecuzione di altari di marmo, tra cui, appunto, anche quelli dedicati a Santa Teresa e a San Giovanni della Croce nella chiesa degli Scalzi, che, tenuto conto anche della grandiosa mole, sono da ritenersi i più belli da lui realizzati.

Di lui si ricorda anche il grandioso altare di San Pietro d’AIcantara nella chiesa di San Bernardino, eseguito su disegno dell'architetto bolognese Francesco Bibbiena. Le due statue laterali all'altare di Santa Teresa, raffiguranti i profeti Elia ed Eliseo, sono opera dello scultore Lorenzo Muttoni (1720-1778), ottimo scalpello veronese, che, pur nella non lunga vita, eseguì un numero sorprendente di opere a soggetto sacro e profano: sue sono, ad esempio, le statue del fastigio di palazzo Canossa, quelle della facciata interna di palazzo Carli, quelle di palazzo Portalupi (oggi sede della Banca d'ltalia), alcune grandi statue nel giardino di palazzo Giusti (Venere, Diana, Apollo, Adone).

L'altare di sinistra aveva in origine una pala raffigurante San Giovanni della Croce prostrato davanti al Salvatore con poveri in atto di ricevere l'elemosina e in alto le figure della Fede, della Speranza e della Carità con Angeli, opera di Sante Prunati. La pala è ricordata dal Cignaroli come esempio del declino artistico del Prunati, che fu suo maestro; tuttavia il Cignaroli vi riscontrava "non pochi barlumi del foco primiero... un buon impasto, qualche testa sapore sublime ed una sempre aggradevole armonia di tinte...". La tela, eseguita dopo il 1720, era considerata da altri storici della pittura veronese eccellente. Di essa esiste una scheda della Soprintendenza ai San Monumenti di Verona del 1935, ma oggi risulta dispersa; l'opera era già stata trasferita dalla sede originaria in una cappella laterale nel 1864: le sue dimensioni (m. 4,58 x 2,35) erano veramente notevoli.

La tela dell’altare maggiore, raffigurante la Beata Vergine Annunziata dall'Angelo e in alto il Padre Eterno con gloria d'Angeli è di Antonio Balestra (1666-1140). A proposito di quet'opera Gian Bettino Cignaroli scrisse: "...In questo scelse un gusto massiccio di forte maniera ed una veramente soda armonia. L'idea della Santissima Vergine è divina, i polsi larghi, il naso profilato, le casse degli occhi grandiose, la bocca graziosamente piccola, il mento proporzionato, le guance ben intese; ed ogni parte infine con le piazze de' lumi allargate alla Correggesca costituisconla un capo d'opera e un miracolo di bellezza. Ma troppo converrebbe dilungarsi chi d'ogni sui pregio volesse far parola; come sarebbe a dire chi esaminar volesse le sì ben fatte mani, la graziosissima azione, l'ottima simmetria; e quanto infine sia a meraviglia inteso l'Angiolo, il Padre Eterno e gli assistenti teneri Geni celesti ...".

Le altre tele che oggi adornano l'interno della chiesa degli Scalzi sono, a sinistra dell'altare maggiore, una "Natività" di iconografia consueta e di fattura abbastanza recente, e a destra, una "Deposizione nel sepolcro" di recente esecuzione; nella sacrestia vi è una tela con la "Sacra Famiglia e San Giacomo" dei primi del Settecento.

A dimostrare la diffusione a Verona dell'Ordine riformato del Carmelo va ricordata l’esistenza della chiesa dl Santa Teresa in via Stimmate, passata poi agli Stimmatini e soppressa, un tempo delle monache carmelitane, e del santuario di Santa Teresa di Lisieux a Tombetta.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1982

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