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Duomo di Verona (Interno)

Verona / Italia
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Indirizzo Orari Biglietti
Piazza Duomo - Verona Inverno (Novembre-Febbraio): Feriali 10.00 – 13.00/13.30 – 16.00 Festivi 13.00 – 17.00
Estate: (Marzo – Ottobre): Feriali 10.00 – 17.30 Festivi 13.00 – 17.30
INTERNO

Lo sguardo d'insieme che si può godere una volta entrati nella Cattedrale di Verona, la chiesa del Vescovo, è straordinario per magnificenza e mistero. L'altezza e la profondità della navata centrale e dell'insieme costituisce un colpo d'occhio unico: ci si sente inadeguati e imperfetti dinanzi a questi spazi storicamente così carichi di significati.

LA CAPPELLA CARTOLARI-NICHESOLA

La cappella Cartolari-Nichesola è la prima che s'incontra all'inizio della navata di sinistra, appena dopo il sepolcro di Galesio Nichesola, monumento eretto sulla base degli atti testamentari dell'alto prelato veronese diventato vescovo di Belluno (sec. XVI). Costruita dal canonico Bartolomeo Cartolari verso il 1468 e inizialmente dedicata ai Santi Stefano e Lorenzo, fu ristrutturata verso il 1532 dalla famiglia Nichesola, che commissionò, probabilmente al Sansovino (1486-1570), il rifacimento di pianta e altare, collocando all'interno la splendida pala dell'Assunta del Tiziano (1487-1576).
Restituito all'Italia dopo essere stato trafugato dai Francesi nel 1797 durante la campagna d'Italia napoleonica, e riportato al suo antico splendore grazie ad un sapiente restauro, il dipinto del Tiziano è il racconto dell'Assunzione della Vergine in cielo.
Maria, in cielo su una nuvola che Le fa da trono, si congeda dagli Apostoli, alcuni increduli e angosciati per l'improvvisa dipartita, altri non del tutto convinti dell'evento straordinario cui stanno assistendo, tanto che due di loro si attardano a cercare nella tomba vuota il suo corpo. Essa sembra rincuorarli, accogliendo con lo sguardo dolce e pietoso le loro richieste d'aiuto, promettendo di soccorrerli sempre con la preghiera e lasciando loro come ricordo una cintura che l'Apostolo al centro del dipinto raccoglie e sembra conservare gelosamente nella mano sinistra.
È questa la cosiddetta Madonna della cintura, devozione particolarmente diffusa durante tutto il 1500.
La cappella, impreziosita oltre che dall'uso di marmi diversi anche da sculture e affreschi, che nell'insieme sembrano ricreare una prospettiva d'arco trionfale, si conclude in alto con la statua del Redentore, motivo ricorrente in quasi tutte le cappelle della stessa epoca.

LA CAPPELLA ABBAZIA-LAZZARI

La seconda cappella che incontriamo nella navata di sinistra, è la cappella Abbazia-Lazzari. Costruita dal canonico Giovanni Abbazia nel XV secolo, è passata più tardi in proprietà alla famiglia Lazzari.
Dedicata al Santissimo Corpo di Cristo, la cappella conserva la struttura interna originaria con pianta semicircolare e catino a conchiglia, dove ritorna più volte il tema del Santissimo Sacramento, sia affrescato sia come opera scultorea. In alto si ergono le sculture a figura intera di due Angeli e del Padre Eterno, e ancor più su, sopra l'arco, una Madonna col Bambino a mezzo busto.
Circondata da affreschi di figure di Santi, Apostoli e Angeli, la pala centrale sopra l'altare è stata oggetto, nel corso del tempo, di diverse sostituzioni, fino ad arrivare all'attuale Redentore tra Tobia e l'angelo, S. Liborio e San Francesco di Sales, opera del pittore Sante Prunati (1720).

LA CAPPELLA CARTOLARI

Dopo uno sguardo alla poco leggibile epigrafe sepolcrale dell'arcidiacono Pacifico (776-844; figura poliedrica di letterato, architetto e inventore, unica nella storia della Chiesa veronese), eseguita nel 1698 dal Rangheri, ammiriamo la terza cappella della navata di sinistra, denominata cappella Cartolari. Eretta nel 1465 dal canonico Bartolomeo Cartolari e restaurata nel 1880, la cappella è intitolata a San Michele Arcangelo, antico culto del 1300.
All'interno dell'arco, sormontato dalle sculture del Cristo risorto e dell'Annunciazione, l'altare in stile barocco di Angelo Ranghieri del XVII secolo contiene un'interessante predella. Essa offre diversi dipinti: in alto San Michele di Giuseppe Zannoni (1880); negli scomparti centrali un trittico con la Madonna, San Gerolamo e San Giorgio, patrono del Capitolo dei Canonici, della scuola di Francesco Caroto (1531); in basso sulla predella la Nascita del Battista di Francesco Morone.

LA CAPPELLA DELLA MADONNA DEL POPOLO

La quarta cappella che s'incontra in quest'itinerario all'interno della chiesa cattedrale, è la più cara ai veronesi: è la cappella della Madonna del Popolo, tradizionale e antico culto della Chiesa locale, addirittura dal XIII secolo. L'architettura esterna è del 1500, trasformata internamente nel 1756; la statua della Madonna col Bambino, opera del 1921 dello scultore Vincenzo Cadorin, rappresenta la Vergine seduta in trono che fissa con luminosa serenità il Bambino Gesù disteso sulle sue ginocchia. il piccolo rivolge lo sguardo amoroso verso di noi, mentre angeli svolazzanti sorreggono le corone della Madonna e del Bambino. Ai lati del delicato quadretto familiare due angeli, inginocchiati l'uno ai piedi e l'altro dietro il capo di Gesù, sembrano invitare coloro che si fermano davanti alla cappella ad un analogo atteggiamento.
Proprio sotto l'imponente statua si trova un'urna contenente la cosiddetta "spina" dei Santi Fermo e Rustico, Martiri della Chiesa veronese.
Detta anche cappella Malaspina, a motivo della dotazione da parte del canonico Antonio Malaspina nel 1440, essa è dedicata anche ai Santi Girolamo, Sebastiano e Teodoro.
La statua di destra raffigura il martirio di San Sebastiano, condannato, per la sua attività a favore dei cristiani in carcere, ad essere trafitto da frecce ed alla fustigazione.
Altrettanto significativo è il bassorilievo, databile intorno al 1510 e collocato al centro del monumentale arco esterno, della Madonna misericordiosa con i fedeli. Qui l'immagine traduce molto concretamente l'idea di Maria Madre del Signore e Madre della Chiesa: la Madonna raccoglie nel suo mantello i fedeli che si rivolgono a Lei, in atteggiamento di protezione e soccorso.

AFFRESCO ROMANICO DELLA MADONNA ANNUNCIATA

Appena superata la cappella Malaspina, sulla parete di sinistra, il 16 giugno 1998 è stato ritrovato un affresco, di autore ignoto, ma dal soggetto facilmente riconoscibile: è l'Annunciata; che risale con tutta probabilità alla chiesa romanica del XII secolo.
È significativo costatare che una delle pochissime cose che il tempo ci ha lasciato dell'antica chiesa romanica del XII secolo sia proprio l'immagine di un'annunciazione. È questo il messaggio, che è anche il cuore del mistero, che i nostri padri nella fede ci hanno tramandato: l'Incarnazione del figlio di Dio.

IL GRANDE ORGANO DI SINISTRA

Simmetrici, come altri elementi architettonici all'interno della Cattedrale, i due grandi organi sono collocati nelle due navate laterali della chiesa.
L'organo di sinistra, più volte rinnovato, si distingue per l'intaglio e la doratura della sua struttura in legno, e per la decorazione pittorica di Felice Riccio detto il Brusasorzi (1539-1605), cui sono da attribuire i dipinti delle portelle dell'organo. Mentre aperte esse raffigurano Quattro vescovi veronesi, chiuse rappresentano una bellissima e imponente Dormizione di Maria.
Notevole, al centro del parapetto, il dipinto che narra dell'esilio del popolo ebreo in Babilonia, dove i cuori ricolmi di nostalgia impediscono di cantare inni al Signore; come pure alcune storie di Davide, "il ragazzo dai capelli rossi" che affrontò Golia, il campione filisteo, con la sola forza della fionda e del nome del Signore Dio.

LA CAPPELLA MAFFEI

Alla fine della navata di sinistra, appena superato il grande organo, si trova la cappella Maffei.
Eretta agli inizi del 1500 (l'atto di dotazione è del 1510) dai canonici Francesco e Girolamo Maffei, ha subito numerosi rifacimenti e sostituzioni, concluse con la collocazione della pala attuale: la Madonna col Bambino e i Santi Andrea, Annone, Girolamo e Giovanni Battista, opera del pittore Agostino Ugolini, databile intorno al 1794.
In quest'opera Maria e il Bambino sono sistemati sopra una nuvola. Maria, che ha sotto i suoi piedi un serpente-mostro, guarda verso i Santi Giovanni Battista, Andrea, Girolamo e con più attenzione verso il Santo Vescovo veronese Annone, anch'egli, così come altri prelati in altri dipinti sin qui visti, a rappresentare simbolicamente la Chiesa raccolta in preghiera.
Nella lunetta sopra l'arco una Deposizione del 1500, opera, secondo l'ultima attribuzione, del Falconetto; autore anche di altri affreschi della cappella.

PRESBITERIO, TORNACORO E ABSIDE

Conclusa l'osservazione della navata di sinistra, proseguendo nell'itinerario si può raggiungere la cappella maggiore (coro, tornacoro, presbiterio), uno spazio straordinario per fatti, luoghi, storie e letture simboliche che riesce ad offrire.
La prima architettura che subito cattura lo sguardo è l'elegante tornacoro semicircolare a marmi policromi, opera di Michele Sanmicheli (1534), commissionato probabilmente da parte dell'allora Vescovo di Verona Gian Matteo Giberti, per rispondere con sollecitudine alle istanze riformistiche della Chiesa dell'epoca.
Al centro del tornacoro, in alto, domina uno splendido Crocefisso in bronzo. È il cosiddetto "gruppo del Calvario": al centro Cristo crocifisso, ai lati i due testimoni privilegiati, Maria, sua madre, e Giovanni, il discepolo prediletto.
Si possono ammirare subito gli affreschi della volta, del catino e dell'arco trionfale, tutti opera di Francesco Torbido (1482-1562) su disegni di Giulio Romano, al quale il Giberti aveva inizialmente commissionato l'opera.
Il primo quadro che s'incontra nel catino è L'Assunzione di Maria e gli Apostoli, una scena frequente nelle opere artistiche di soggetto religioso ma qui alquanto originale: lo squarcio tra le nuvole, Maria circondata da creature angeliche, gli Apostoli increduli e sgomenti ma che sembrano vivere, più che in altre interpretazioni, l'avvenimento con una partecipazione insieme fisica e spirituale.
Più in alto ancora, due scene tratte dalla vita della Vergine Maria, la Nascita e la Presentazione al tempio, collocate nella volta, sono degna anticipazione di ciò che attende il visitatore uscito dal presbiterio: una meravigliosa Annunciazione, opera sempre del Torbido, unica opera che riporta la data: 1534.
Per ammirare l'Annunciazione si può uscire dal coro; si vedono sul pavimento alcune lastre sepolcrali e stemmi vescovili che ricordano tra gli altri i vescovi Agostino e Alberto Valier (rispettivamente 1606 e 1639) e uno dei grandi vescovi della Chiesa veronese del '900, Bartolomeo Bacilieri (1923).

LA CAPPELLA MAZZANTI

Il pellegrino, ancora colpito dal fascino del tornacoro, si trova adesso, all'inizio della navata di destra, di fronte a qualcosa di artisticamente molto diverso: la cappella Mazzanti.
La collocazione della cappella è del tutto analoga alla già vista cappella Maffei: in posizione defilata, quasi nascosta, pur se molto vicina al presbiterio.
Ristrutturata nel 1508 dal canonico Francesco Mazzanti, la cappella è dedicata ai Santi Francesco e Agata; notevole è il monumento in stile gotico della Santa vegliata nel suo letto da quattro angeli, denominato Arca di Sant'Agata (1353). In cima alla struttura a baldacchino, a forma di piramide tronca, la Santa è invece ripresa nel momento più drammatico della sua vita. Si narra che il governatore Quinziano, per piegare la vergine ai suoi voleri, l'abbia sottoposta ad un crescendo di prove, culminate nel supplizio dell'asportazione dei seni. Ecco perché Sant' Agata è qui presentata con le braccia aperte, come crocefissa, mentre i due aguzzini la torturano con delle grandi cesoie. Scendendo con lo sguardo alla base della piramide, si possono notare le nicchie a bassorilievo raffiguranti Gesù e gli Apostoli, i pilastri laterali stupendamente decorati e l'urna contenente il corpo di Santa Maria Consolatrice (sorella del vescovo S. Annone), collocata sotto l'altare.

IL SIGILLO SEPOLCRALE DI PAPA LUCIO III

Tra la cappella Mazzanti e l'organo della navata di destra della Cattedrale il visitatore si trova di fronte al sigillo tombale di papa Lucio III, morto nella città scaligera nel 1185. Membro dell'ordine di Citeaux, durante il pontificato di Alessandro III, suo predecessore, seguì molto da vicino e con grande senso della misura tutte le grandi questioni che avevano agitato la Chiesa romana, tanto da essere stimato e lodato per la sua onestà intellettuale dall'arcivescovo di Canterbury, Tommaso Becket.
A Verona Lucio III, promulgò nel 1184 la celebre costituzione Ad abolendam, destinata a combattere i pericolosi sviluppi dell'eresia neo-manichea. Per la prima volta un testo pontificio solenne stabiliva l'obbligo per le autorità civili di mettersi a disposizione del tribunale episcopale, per far eseguire le ordinanze ecclesiastiche e imperiali in materia di lotta contro gli eretici.

IL GRANDE ORGANO DI DESTRA

Fatto costruire dal vescovo Agostino Valier (1565-1606) e rinnovato dal vescovo Sebastiano II Pisani nel 1683, l'organo che si trova nella navata di destra, esattamente tra la cappella Mazzanti e la cappella del Santissimo Sacramento, fu decorato dal pittore Biagio Falcieri, che nel 1683 realizzò sul Iato esterno delle portelle una Assunzione particolare, almeno per quanto riguarda l'impatto visivo che ne ricava il pellegrino: la Vergine, infatti, è completamente spostata a sinistra del dipinto, con gli Apostoli stupefatti che guardano verso di lei come in estatica contemplazione. In alto, al centro della tela, nubi scure e minacciose sono popolate di angeli.
Sempre del Falcieri sono i dipinti collocati sul parapetto dell'organo: la Nascita di Maria e la Visitazione, databili anch'essi 1683.

AFFRESCO ROMANICO DEL CRISTO IN CROCE

Durante i recenti lavori di restauro (Agosto 1999), proprio sotto l'organo dl destra è venuto alla luce un altro frammento di affresco di epoca romanica: si tratta di un Cristo in croce, sostenuto in alto da due angeli, con in basso sulla sinistra una Madonna dolente.
Purtroppo il dipinto dell'intero corpo di Gesù è perduto.

LA CAPPELLA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

E' detta anche cappella Memo, si trova di fronte alla cappella della Madonna del Popolo, dalla quale riprende numerosi motivi architettonici.
Eretta nel 1435 dal vescovo Guido Memo e affrescata l'anno seguente da Jacopo Bellini, la cappella fu modificata in varie epoche e completata, nelle forme e nello stile in cui oggi si può ammirare, nel 1762. L'arco dal quale si accede alla cappella è abbellito da Profeti e Angeli a bassorilievo dello scultore Diomiro Cignaroli, mentre l'altare, attribuibile a Francesco e Paolo Maderno, ha ai lati le statue dei santi Zeno e Nicolò, opera di Francesco Zoppi.
In alto si possono ammirare i marmi, le sculture egli stucchi con cui sono rivestiti lo splendido tiburio e la cupola, da dove intensi fasci di luce illuminano tutta l'area della cappella, creando effetti diremmo oggi speciali.
Più in basso, di fronte, la pala centrale sopra l'altare merita che ci si fermi qualche istante di più. Anche questa volta il tema del dipinto di G.B. Burato (sec. XVIII), pur se tra i più frequenti nella pittura religiosa di tutti i secoli, invita ad una riflessione sui significati profondi della fede. Dell'Ultima Cena l'artista coglie con ogni probabilità il momento in cui Gesù annuncia il tradimento di uno dei Dodici. Tra loro dominano sentimenti di incredulità quasi disperata: Pietro innanzitutto, ma anche altri più lontani fisicamente dal Cristo, esprimono tutto il loro sgomento: mani sul petto in atteggiamento di preghiera, quasi a scongiurare la profezia di Gesù.

LA CAPPELLA EMILEI

Continuando l'itinerario all'interno della Cattedrale, la cappella Emilei, eretta verso il 1504 dalla nobile famiglia veronese degli Emilei, e poi da loro stessi risistemata, offre al visitatore uno dei momenti artistici e spirituali più intensi.
Vi si ammira la Trasfigurazione di Cristo, del pittore Giambettino Cignaroli (1706-1760), collocata sopra l'altare: Gesù, su un alto monte, in presenza di tre testimoni, Pietro, Giacomo e Giovanni, rivela che il sacrificio estremo della morte in croce sarà riscattato dalla Risurrezione e Ascensione in cielo.
D'improvviso il volto e le vesti di Gesù diventano sfolgoranti di luce, e, alla presenza di Mosè ed Elia apparsi accanto al Cristo, la voce del Padre proclama: "Questi è il figlio mio, l'eletto; ascoltatelo" (Lc 9,35).
Inserita in un contesto certamente pregevole quali sono i resti di un trittico originario di Francesco Morone (1471-1529) che presentano San Giacomo con un committente e San Bartolomeo, l'opera del Cignaroli se ne distanzia per la straordinarietà della luce, degli effetti chiaroscurali e soprattutto del soggetto, Cristo trasfigurato, con la sua serena fierezza in palese contrasto con l'angosciosa condizione degli Apostoli.

LA CAPPELLA CALCASOLI

Oltrepassata l'entrata laterale della Cattedrale, si incontra la cappella Calcasoli, eretta appunto da Bernardino Calcasoli, per volontà dello zio, il canonico Bartolomeo da Legnago, intorno al 1503-1504.
D'architettura analoga alle altre cappelle del Duomo, essa si caratterizza per i suggestivi affreschi del Falconetto, datati 1503, che fanno da contorno al gruppo di dipinti che si trovano all'interno della cappella.
Questi ultimi, diversi tra loro per autore, epoca e stile compositivo, durante il rifacimento della cappella nel XVIII secolo sono stati accostati in modo poco opportuno (si notino infatti le diverse proporzioni tra le figure).
Due sono gli autori delle opere: a Nicolò Giolfino (1476-1555) appartengono i Santi Rocco e Sebastiano (a sinistra), Antonio e Bartolomeo (a destra) e la Deposizione (in alto); di Liberale da Verona (1445-1526) è la stupenda Adorazione del Magi (proprio al centro dell'altare).

LA CAPPELLA DIONISI

Ultima tappa dell'itinerario all'interno della Cattedrale, la cappella Dionisi fu costruita tra il 1481 e il 1484 dal canonico Paolo Dionisi e dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Della prima costruzione resta l'arco esterno, sul quale troneggia un Redentore e alla base i due santi, e gli affreschi rinascimentali con motivi architettonici che fanno da contorno all'intera cappella.
Anche qui, come in altre cappelle, l'elemento di maggior interesse è dato dal dipinto centrale, la Madonna col Bambino e i Santi Pietro, Paolo e Antonio da Padova di Antonio Balestra, databile all'incirca verso il 1711. C'è anche una piccola scultura che si trova proprio ai piedi della pala principale. Essa descrive il Martirio di Sant'Arcadio, africano di Cesarea di Mauritania, lo stesso luogo d'origine di San Zeno, vescovo di Verona, il quale in una delle sue omelie ne narra appunto i momenti più drammatici del martirio subito durante la persecuzione di Diocleziano del 305 d.C.: il martire è sottoposto al taglio a pezzi delle braccia e delle gambe fino al tronco. Alla brutale violenza dell'aguzzino, Sant'Arcadio risponde con la disarmante tranquillità di chi sa di poter sopportare per amore.

LE ISCRIZIONI PAVIMENTALI DELLA NAVATA CENTRALE E LA NUOVA AREA PRESBITERIALE

Completata la visita alle diverse cappelle laterali e a tuttI glI altrI monumentI più ImportantI presentI nella Cattedrale, si può trovare un ultimo motivo di riflessione.

Tornati al punto di partenza, un'iscrizione pavimentale stimola all'esercizio della virtù. In patientia vestra possidebitis animas vestras [Con la vostra pazienza salverete le anime vostre (Lc 21, 19)].
Proseguendo nella navata centrale verso l'area presbiterale se ne incontra un'altra che recita: Per patientiam curramus ad propositum nobis certamen [Corriamo con costanza alla prova che ci è stata proposta (Eh 12,1)]; Insieme alla pazienza la costanza è qualità indispensabile per raggiungere, superando gli ostacoli più difficili, la propria salvezza.

Più avanti ancora, quasi sotto l'altare, un'altra scritta, questa volta di San Paolo, avverte: Non contemplantibus nobis quae videntur; sed quae non videntur [Miriamo non a ciò che si vede, ma a ciò che non si vede (2 Cor 4,18 a)].

Infine, a completamento della frase precedente; una quarta iscrizione, ora coperta dalla nuova area presbiterale, recitava così: Quae enim videntur temporalia sunt, quae autem non videntur aeterna sunt [Perché le cose che si vedono sono temporali, mentre quelle che non si vedono sono eterne (2 Cor 4,18 b)].

Al termine di questo percorso sapienziale si giunge ai piedi dell'altare. L'altare, l'ambone, la cattedra e gli scanni del capitolo canonicale celano, al di là della loro apparente semplicità, significati profondi: sull'altare si rinnova il sacrificio di Cristo; dall'ambone viene proclamata la parola di Dio; dalla cattedra il Vescovo illumina il cammino che la Chiesa locale deve compiere per conformarsi al progetto del Padre; gli scanni del Capitolo canonicale esprimono la condivisione e la partecipazione alla lode di tutta la Chiesa veronese.

Ambone, altare e cattedra fanno parte della nuova area presbiterale, che adesso, da questa posizione, si può ammirare meglio.

Più centrale, compatto ed essenziale, il nuovo presbiterio, inaugurato il 13 settembre 1981, si caratterizza per il tentativo di assumere la cultura antica nel linguaggio architettonico moderno, attraverso un'operazione di rilettura dei segni tradizionali della vicenda umana, sia civile che religiosa. Ne è un esempio anche il pavimento della Cattedrale, a marmi policromi disposti a scacchiera rigorosamente geometrica, di cui la nuova area presbiterale riprende fedelmente la struttura, pur nella novità e nella rinnovata qualità delle recenti produzioni e delle moderne tecniche dei maestri lapicidi veronesi.
Fonte: E.M. Guzzo: La Cattedrale di Verona

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