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Chiesa di San Bernardino

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San Bernardino da Siena, nel suo intensissimo anche se non molto lungo apostolato (morì, infatti, a sessantaquattro anni d’età il 20 maggio 1444), portò la sua ispirata parola in numerose città d'Italia, dove maggiore era il bisogno di purgare i costumi e di rinsaldare la fede dei credenti, e venne due volte anche a Verona.

Alla sua presenza e alla sua opera nella città scaligera è legata la fondazione del gran monastero e della chiesa a lui intitolati e del convento di Santa Chiara. San Bernardino - allora Fra' Bernardino, figlio di Tollo degli Albizzeschi - giunse a Verona la prima volta nel 1422, dopo avere predicato a Venezia e a Bergamo. Venne d'autunno, preceduto da un alone di stupore e d’ammirazione per avere, strada facendo, resuscitato un uomo. La prima predica, San Bernardino la tenne in Duomo il 1° novembre, festa d’Ognissanti; egli proseguì nel suo apostolato a Verona fino a domenica 17 gennaio 1423, festa di Sant'Antonio Abate.

Oltre che un indiscusso successo personale, dati il numero e l'assiduità dei fedeli che accorrevano per ascoltare le sue parole, a Verona San Bernardino ottenne anche alcuni risultati concreti, riuscendo a riportare la comunità cristiana cittadina ad un maggiore zelo religioso e a temperare alcuni costumi di dubbia moralità. Le cronache antiche tramandano, ad esempio, che egli ottenne dal Nobile Consiglio della Città di Verona che la tradizionale "Corsa del Palio" fosse anticipata dalla prima domenica di Quaresima all'ultima di Carnevale e mitigata nei costumi, che non erano certamente di buon gusto e anzi scorretti.

Approfittando del lungo soggiorno veronese, San Bernardino si diede subito da fare per cercare di fondare un convento di Clarisse e uno di Minori "Osservanti". Per il monastero delle suore non incontrò difficoltà, tanto che nel 1425 i lavori di costruzione erano già avanzati, sia nel cenobio sia nella chiesa; per i frati, invece, egli trovò forti resistenze proprio in seno al suo stesso Ordine, presente a Verona da quasi due secoli col potente monastero di San Fermo Maggiore. Bisogna, infatti, ricordare che a quell'epoca fervevano ancora, nell'ambito dell'Ordine francescano, le polemiche tra i cosiddetti "Conventuali" - inclini a modificare in senso liberale la "regola" - e gli "Osservanti", i quali, invece, volevano un ritorno deciso dell'Ordine alla povertà e all'umiltà originarie, così come le avevano vissute e predicate San Francesco e i suoi primi discepoli. San Bernardino, dunque, non riuscì sulle prime ad avere ragione dell'opposizione dei confratelli "Conventuali" di San Fermo, ma ugualmente egli lasciò a Verona una piccola comunità di suoi frati, destinata a fungere da "testa di ponte" per l'affermazione degli "Osservanti" nella città. Per ottenere lo scopo egli ricorse ad uno stratagemma: avendo saputo che fuori Porta San Giorgio, in località Carotta, vi era un monastero abbandonato - in origine era stato abitato da monache benedettine, alle quali erano succeduti nella proprietà i frati di Santa Giustina di Padova -, San Bernardino andò a Padova e ottenne di insediare nell'edificio abbandonato un gruppo di frati "Osservanti", tra i quali si trovava anche quel Giovanni da Capistrano, successore di San Bernardino nella guida dei frati "Osservanti" e destinato anch'egli agli onori degli altari.

Aperta la comunità monastica a Verona, San Bernardino partì alla volta di Vicenza, dove riuscì a fondare altri monasteri dell'"Osservanza". Egli tornò a Verona a distanza di molti anni, nel 1443, pochi mesi prima di morire, e predicò sempre in Duomo.

Dopo la canonizzazione di Bernardino da Siena, che avvenne a soli sei anni dalla sua scomparsa nel giorno di Pentecoste del 1450, Giovanni da Capistrano, che era successo a San Bernardino nella direzione dei frati “Osservanti”, tornò a Verona per un ciclo di prediche. Fu allora che egli ottenne permesso e denaro dalle autorità veronesi per costruire un complesso monastico in onore del suo grande maestro, riuscendo ad operare - dicono le antiche cronache - alcuni miracoli, che furono determinanti nel convincere i veronesi dell'opportunità dell'impresa.

Nel 1451 fu comperato un terreno in una zona interna alle mura anche se periferica e allora interessata da insediamenti a carattere precario, in mezzo ad orti e broli, denominata le "Fornase". Le contrade confinanti - San Silvestro, Ognissanti, Beverara e San Zeno - nominarono un rappresentante ciascuna perché si recasse in deputazione a Venezia per ottenere il permesso di costruire. I quattro designati furono Bonmartin Verità, Giovanni Schioppo, Francesco della Torre, Galeotto dal Formento.

Il 3 luglio 1451 il doge Francesco Foscari firmò la "speciosa dogale" con cui si autorizzava la costruzione; in ottobre, su un altare provvisorio, fu celebrata la prima messa alle "Fornase". La posa della prima pietra, invece, avvenne l'anno seguente, il 20 maggio, giorno dell'ottavo anniversario della morte di San Bernardino. Fu una cerimonia solenne: il vescovo di Verona, Francesco Condulmer, alla testa di una grandiosa processione, si recò alle "Fornase" per benedire l'inaugurazione dei lavori. In capo a due soli anni, nel 1453, la chiesa fu consacrata, ma i lavori erano ben lontani dall'essere conclusi. Essi proseguirono fino al 1466 quando fu ultimata la copertura dell'edificio.

In concomitanza procedettero anche i lavori della fabbrica del convento secondo il progetto dettato dallo stesso Giovanni da Capistrano. Il monastero consta di vari ambienti interni, razionalmente organizzati, di due cortili e di quattro chiostri. A partire dall'ultimo quarto del secolo XV la chiesa di San Bernardino divenne sede ambita per la costruzione d’altari e cappelle gentilizie; le prime due famiglie che eressero cappelle furono i Banda e i Medici (1486): esse sono meglio note con l’intitolazione rispettivamente al Beato Gerolamo Confessore e ai Santi Antonio, Francesco e Bernardino. Seguirono poi la cappella Canossa - in seguito profondamente rimaneggiata - quelle splendide degli Avanzi e dei Pellegrini, e, infine, più modesta, quella dei Chiaramonti.

Anche il convento si arricchì di uno splendido ambiente monumentale, noto come "Sala Morone"; è un'antica biblioteca, un'aula rettangolare affrescata da Domenico Morone - di qui la denominazione corrente -, fatta costruire da un Sagramoso per i frati "Osservanti" tra il 1494 e il 1503. La chiesa si accrebbe d’opere d'arte anche nel corso dei secoli XVII e XVIII, sino a diventare uno dei complessi storico-artistici più importanti di Verona.

Nel suo volume su Le strade di Verona, Pierpaolo Brugnoli osserva che: "Né la chiesa né il convento - nelle loro volutamente francescane povertà - possono dirsi esempio di un gusto rinascimentale che ormai stava per affermarsi ovunque: iniziata a costruire nel 1452 ad una sola navata, cui se ne aggiunge poco dopo un'altra laterale, le sue qualità architettoniche sono davvero modeste. Costruita interamente in cotto si nobiliterà però quasi subito con l’aggiunta, sul fianco destro, di numerose e ricche cappelle dovute per lo più alla munificenza di famiglie veronesi".

Una parola meritano anche i chiostri del convento, che dopo il decreto napoleonico che istituì i pubblici cimiteri, furono impiegati, tra il 1806 e il 1827, come sepolcreto dei veronesi più cospicui: l’insieme delle epigrafi tombali dei chiostri di San Bernardino, pubblicate da Ottavio Cagnoli nel 1852 con il titolo Iscrizioni veronesi, rappresenta a sua volta una pagina non trascurabile di storia cittadina.
Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1980

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