Chiesa di San Giovanni in Valle - Verona

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Chiesa di San Giovanni in Valle

Verona / Italia
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La chiesa di San Giovanni in Valle, assegnata dal vescovo Rotaldo ai chierici della Cattedrale, non uscì indenne dal tremendo terremoto del 1117. Il vescovo Bernardo provvide nel 1120 alla ricostruzione dell'edificio che nel 1164 venne consacrato dal vescovo Ognibene.

La nuova chiesa s'inquadra, per le murature e gli elementi architettonici che la compongono, nell'architettura padana ed europea dei primi decenni del XII secolo.

La facciata, costruita a conci di tufo di media grandezza, che nella parte superiore si alternano a filari di biancone, è divisa verticalmente in tre parti. Gli archetti che la coronano, che secondo l'Arslan sono da attribuirsi alla più antica facciata, sono uguali a quelli che sono visibili nella parte inferiore del campanile di San Zeno. Il fregio tutto in tufo, con un ornato a denti di sega, ricavato entro conci intagliati a motivi floreali, conferisce slancio ed eleganza all'insieme. Sopra questo fregio sporge un listello, sormontato da un'alta gola a cui seguono altri due listelli. L'Arslan riconosce in questa decorazione, più elegante rispetto ad altre di gusto più modesto presenti in tutte le costruzioni della padania, la mano esperta di lapicidi scultori e non di semplici maestri murari.

Del XIV secolo sono invece il resto della facciata, costituito dal pròtiro pensile murato ed intonacato che sormonta la porta con cornice ormai gotica. Frutto di un recente restauro le tre finestre di cui una bifora al centro e due monofore ai lati.

Due momenti stilisti ci diversi si riflettono nelle tre absidi. La settentrionale, più antica, a file di conci in tufo, considerata dall' Arslan "un piccolo capolavoro dell'arte romanica veronese", è decorata in modo singolare che si ritrova solo nella chiesa dei Santi Apostoli.

Questa abside è animata dal gioco delle semicolonne che poggiano su lesene e terminano con bellissimi capitelli corinzi. Uno di essi porta scolpiti due leoncelli dal corpo contratto nello sforzo di sostenere il peso dell'architrave che li sovrasta.

L'abside maggiore e quella piccola meridionale in conci di tufo ambrato, che ben si accordano con gli elementi sovrastanti, sono di periodo posteriore e sono considerati opera di un'unica maestranza.

L'abside centrale, coronata da archetti pensili, è ornata da un fregio a motivi floreali nel quale si i scorge una animata scena di caccia: i cacciatori con i loro corni richiamano i cani assetati di preda, i quali si insinuano tra gli spazi lasciati liberi dal fitto fogliame. Questa abside "a fregi e a figure umane e di animali inserite in girali frondosi" riflette "accenti islamizzanti" tanto che l' Arslan riconosce, "nel largo diffondersi di questo gusto per tutto il territorio", un diretto contatto dei lapicidi veronesi con gli intagliatori islamici operanti a Venezia.

Nell'abside piccola invece, sopra gli archetti pensili, sta un fregio semplice ed elegante a girali di foglie regolari.

Il campanile, romanico nella parte inferiore, ha il basamento formato da pietre di riporto di fabbriche romane e resta legato all'edificio per mezzo di un arco a tutto sesto che ricorda il fornice aperto nel primo pilastro del Ponte Pietra.

Accanto alla chiesa restano due ali del chiostro che, restaurate, mantengono intatte le linee originali. Di tufo e pietre è il basamento, su cui poggiano le colonnine abbinate in marmo rosso, con i capitelli i quali sostengono gli archetti a tutto sesto in conci di tufo. Faceva parte del complesso anche la casa canonica, posta ad oriente della chiesa. In essa, nonostante l'usura del tempo, sono visibili i resti dell' antica struttura quale testimonianza del romanico in costruzioni civili.

All'interno la chiesa è divisa in tre navate senza transetto, segnate da un alternarsi dì otto pilastri a pianta quadrata e di quattro colonne che sorreggono gli archi. Le murature, costruite a conci di tufo, nella parte inferiore, alternate, nella parte superiore, da filari di ciottoli a spina di pesce, richiamano le chiese di San Lorenzo, di San Giovanni in Fonte e dei Santi Apostoli. La navata centrale, chiusa tra due muri ravvicinati, "acquista uno slancio suggestivo che si perde nella semioscurità del tetto a capriate lignee" e raggiunge la zona presbiteriale. Le navate laterali invece hanno il tetto ad un solo spiovente.
Come si entra nella porta centrale, si scende per cinque gradini alla chiesa plebana, che misura in lunghezza diciassette metri; di fronte sta una scala a sette gradini che porta nella parte sopraelevata del presbiterio lunga ventun metri e chiusa ad oriente da tre absidi. La parte interessata dalle prime due coppie di pilastri è ritenuta dagli studiosi la parte nuova, aggiunta nella prima metà del XII secolo quando si ritenne opportuno non solo riattare, ma anche ampliare la chiesa.

Non resta traccia dell'antico pavimento che, come dice il Pighi, venne rifatto nel XIX secolo, mentre nella parte presbiteriale è conservato il pavimento in cotto. Alcuni dipinti a fresco dovevano decorare le pareti del presbiterio: lo testimonia un'iscrizione venuta in luce alcuni anni fa. Reintegrata delle lettere mancanti, l'epigrafe informa come alla fine del XII secolo, in occasione delle celebrazioni per la visita del legato pontificio Finanzio, il tempio venne decorato dal pittore Beaquinus. Appartiene a quest'epoca, presso la porta laterale del presbiterio, una Sacra Famiglia, "le cui rigide figure spiccano con il rosso delle vesti sul verde dello sfondo".

Ai lati del presbiterio due grossi pilastri cruciformi sorreggono, con i successivi tre volte a crociera. Per mezzo di due scale di pietra, a gradini sconnessi e rozzi, ricavati da materiale di spoglio, si scende nella cripta in cui si distinguono due momenti diversi di costruzione risalenti al IX e al XII secolo.

La prima parte, la più antica, a pianta quadrata, coperta da nove volte a crociera, sorrette da otto colonne sormontate da capitelli di cui uno romani Il pavimento è quello originale, formato da lastroni di pietra malconnessi che presentano qua e là segni di decorazione ormai quasi completamente scomparsi.

Nella seconda parte, romanica, sono visibili tre volte a crociera, sorrette da poderosi pilastri e chiuse ad oriente da tre absidi. Organismo tipicamente medioevale, la cripta era il luogo in cui primi fedeli potevano venerare le reliquie di martiri per cui, nei secoli successivi, assunse un valore liturgico di carattere commemorativo e penitenziale dove i credenti si recavano a pregare e ad invocare le grazie.
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