Chiesa di San Lorenzo - Verona

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Chiesa di San Lorenzo

Verona / Italia
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Indirizzo Orari Biglietti
Corso Cavour - Verona Inverno (Novembre-Febbraio): Feriali 10.00 – 13.00/13.30 – 16.00 Festivi 13.00 – 17.00
Estate: (Marzo – Ottobre): Feriali 10.00 - 18.00 Festivi 13.00 – 18.00
Lungo l'attuale corso Cavour, quasi di fronte alle due chiese dei Santi Apostoli e delle Sante Teuteria e Tosca, sorge la chiesa romanica di San Lorenzo; edificata nel XII secolo usando materiale di spoglio. Infatti tracce di pavimentazione musiva, riferibili al V secolo, simili a quelle scoperte presso il Duomo, vennero in luce nel secolo scorso durante lavori di restauro.

Di una seconda costruzione furono rinvenuti invece frammenti di plutei, di pilastri, di capitelli e di transenne che sono ora visibili nella corte d'ingresso alla basilica. La presenza di una chiesa altomedioevale ci è testimoniata dal Ritmo Pipiniano. L'arcidiacono Pacifico deve aver provveduto, dopo il terremoto del 793, alla sua ricostruzione, come è ricordato nell'epitafio dedicato allo stesso arcidiacono e murato presso la porta settentrionale del Duomo. Il terremoto del 1117 provocò nuovi danni risparmiando la parte inferiore della muratura e alcuni capitelli siti ora all'interno della chiesa.

Si entra nel piccolo recinto passando sotto un arco a sesto acuto, costruito in piena Rinascenza, sormontato da una statua di San Lorenzo con una graticola in mano. Per cogliere l'originalità austera del fabbricato è necessario proseguire lungo il fianco e giungere alla facciata, che è animata sui lati da due massicce torri cilindriche a file alterne di tufo e cotto, che si elevano oltre il muro della facciata stessa, raro esempio di influenza nordica nella tradizione padana.

Le due torri, illuminate da strette finestrine strombate, sorgono ineguali su grosse basi di pietra, di cui la destra è rozza mentre la sinistra, di epoca romana, presenta una fascia decorativa scolpita. Le due torri sarebbero posteriori alla facciata che subì nei secoli così profonde trasformazioni da non consentire oggi di rilevare tracce della sua forma primitiva, se non nell'alzato monocuspidato della parte centrale.

I fianchi presentano alla base materiale di spoglio, cui seguono filari multipli di ciottoli a spina di pesce, intercalati da filari anch'essi multipli di tufo e di cotto. All'altezza delle finestrelle si alternano invece solo file di conci bianchi di tufo a file di mattoni rossi. I muri terminano infine con un semplice fregio di archetti a segmenti di cotto su piccole mensole di tufo.

La chiesa all'interno è divisa in tre navate con tre absidi e il transetto che, articolato in due campate, è dotato di due absidi con lo stesso orientamento di quelle maggiori. La pianta è analoga a quella della chiesa inferiore di San Fermo ed è, con quest'ultima, unica nel suo tipo in tutta l'area veronese.

La navata centrale, più ampia rispetto alle laterali, è coperta da capriate lignee che sorreggono il tetto ricostruito dopo la seconda guerra mondiale. Sulle navate laterali si alzano i matronei, il cui prospetto è scandito da una successione di bifore, intervallate da pilastri cruciformi, in filari alternati di tufo e mattoni, che salgono fino alla base del tetto; le colonne invece si fermano all'altezza di un solo piano e terminano con capitelli diversi l'uno dall'altro.

I due capitelli delle colonne, che scandiscono il transetto in due campate, meritano una particolare considerazione per il carattere simbolico che rappresentano: ad un giro inferiore di otto basse foglie d’acanto seguono, più in alto, le aquile disposte agli angoli. Esse, ad ali aperte e con testa di profilo, stringono tra gli artigli un coniglio, e sono simbolo del Cristo che porta in cielo l’uomo peccatore.

Significativo è pure il fatto che i due capitelli si trovino nel transetto, punto che segna il passaggio dalla chiesa plebana o inferiore, cioè "l’area dello stadio battesimale", al presbiterio o chiesa superiore quando il fedele entra, "con l’assunzione dell'Eucaristia", in un rapporto di perfetta comunione con Dio ed ha così la sua consacrazione.

I due capitelli hanno costituito motivo di ricerca per L. Franzoni, che ha formulato l'interpretazione qui sopra enunciata, evidenziando la dipendenza del soggetto da schemi tardo-antichi, ripresi in ambito veneziano. Del resto agli inizi del XII secolo i rapporti tra Verona e Venezia dovevano essere stretti ed intensi se si pensa che dal 1107 le due città venete erano legate da un patto commerciale e di alleanza.
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